domenica 16 dicembre 2018

Il Tribunale contro il Comune di Lodi

Il Tribunale contro il Comune di Lodi: discriminatorie le norme sull’accesso alle mense -Nel mirino l’accesso alle agevolazioni per le famiglie extracomunitarie

Norme discriminatorie contro gli extracomunitari. Il giudice civile di Milano, Nicola Di Plotti, accoglie il ricorso delle associazioni contro il Comune di Lodi. Nel mirino la delibera della giunta leghista guidata dal sindaco Sara Casanova, sui servizi comunali - mensa e scuolabus - per le famiglie di origine extra Ue. Per ottenere sconti e agevolazioni, dall’ottobre scorso era indispensabile produrre documentazione fiscale del paese d’origine per dimostrare di non avere altri beni. Una trafila non facile, che aveva scoraggiato parecchi genitori a fare mangiare i propri figli nelle mense comunali. Ma anche qui, erano scattati dei divieti. Gli studenti con la «schiscetta» portata da casa, non erano autorizzati a consumare nei refettori. Da qui, una levata di scudi di diversi genitori lodigiani e una gara di solidarietà per pagare le spese (oltre 100 mila gli euro raccolti in pochi giorni). Adesso, il giudice accoglie il ricorso e impone al comune di ritirare il nuovo regolamento definito discriminatorio. L’amministrazione comunale ha previsto - si legge nel provvedimento - «specifiche e più gravose procedure poste a carico dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione Europea». Il regolamento comunale, infatti, non prevede l’autocertificazione e per molti stranieri è difficile reperire la documentazione che accerti che non possiedano proprietà nel loro Paese d’origine. Si tratta, scrive il Tribunale, «di discriminazione diretta, essendo trattati diversamente soggetti nelle medesime condizioni di partenza e aspiranti alla stessa prestazione sociale agevolata».

sabato 15 dicembre 2018

La Chiesa anglicana apre ai trans

La Chiesa anglicana apre ai trans: “Accoglieteli secondo il loro nuovo sesso” -Un passo che allontana ulteriormente dalla Chiesa cattolica. Sarà possibile chiedere una sorta di battesimo. La Pastorale ai preti: “Regalate loro una bibbia con il loro nuovo nome

La Chiesa anglicana apre le sue porte ai transgender incoraggiando i sacerdoti ad accettarli nella comunità religiosa con la loro nuova identità e il loro nuovo sesso. Per farlo si concede addirittura la possibilità di chiedere una cerimonia simile a un nuovo battesimo, un rito con il quale la Chiesa d’Inghilterra accoglie il fedele o la fedele con il nuovo nome che si è scelto. «Rivolgersi a una persona trans durante la liturgia per la prima volta con il suo nuovo nome può essere un momento profondo nella celebrazione», affermano le linee guida approvate dai vescovi che invitano i sacerdoti ad essere «sensibili e creativi» nell’offrire questo servizio che «costituisce un riconoscimento pubblico della loro identità e un benvenuto nella vita della chiesa di Dio».
«È importante che l’occasione abbia un carattere celebrativo e, in preparazione del servizio, che il ministro incontri il candidato per comprendere meglio il proprio percorso personale. Il sacerdote dovrebbe essere guidato dai desideri del candidato riguardo al modo in cui le sue esperienze passate possano essere menzionate o riflesse», si legge nel testo.
In regalo una bibbia con il nuovo nome scelto
Per quanto questa celebrazione non è considerata una ripetizione del sacramento del battesimo, il rito utilizzerà acqua e olio santi, come avviene appunto nel battesimo o nella cresima. E per l’occasione i sacerdoti sono invitati a fare un regalo ai fedeli accolti per una seconda volta nella comunità della chiesa: una bibbia su cui deve essere inciso il nuovo nome che la persona ha scelto per sé.
La pastorale afferma anche che i sacerdoti dovrebbero rivolgersi alla persona transgender utilizzando i pronomi del genere che è stato scelto, e mai quello della nascita, o al massimo un pronome neutrale. «Le persone transessuali non sono diverse di qualsiasi altro gruppo sociale e per questo i ministri dovrebbero evitare ogni tipo di stereotipo», continuano le linee guida.
Anche gli apostoli cambiarono il loro nome
Il cambio di nome della persona, ricordano i sacerdoti, è una pratica che fa parte da sempre della tradizione giudaico cristiana. Anche gli apostoli hanno cambiato nome, seppur chiaramente per altre ragioni. Pietro era Simone il pescatore prima di essere scelto da Gesù come suo discepolo. «In alcuni ambienti cristiani è consuetudine che i candidati adottino un nome aggiuntivo o di un santo alla loro conferma. Nelle comunità monastiche non è inusuale per una persona, sia nel ricevere l’abito che nella professione, assumere un nuovo nome», osserva la pastorale.
Per la chiesa anglicana si tratta di un’ulteriore rivoluzione che la distanzia dalla Chiesa cattolica. Nel Regno Unito al sacerdozio sono ammesse anche le donne e i preti possono sposarsi. Lo stesso vescovo di Londra è una donna, Sarah Mullally. Anche lei alla nascita aveva un altro nome, Sarah Elisabeth Bowser.

venerdì 14 dicembre 2018

Elogio del silenzio

Il prodigio del silenzio
è giungere a parlare tacendo,
a essere espressivi senza usare le parole,
ad avere una vita
silenziosamente eloquente.
Il silenzio
è un modo diverso di comunicare
e, più in profondità,
un modo diverso di essere…e di vivere.

Sabino Chialà, Silenzi, Qiqajon

giovedì 13 dicembre 2018

Cumiana no alle chierichette in chiesa

Cumiana, no alle chierichette in chiesa: i servizi all’altare riservati ai maschi - Il prete: «Non essendo un dogma, in questo campo c’è libertà di scelta. Le bambine possono dare il benvenuto ai fedeli con il sorriso e distribuire i libretti dei canti»

Niente chierichette nella chiesa di Cumiana, i servizi all’altare saranno riservati ai maschi. Lo ha stabilito il nuovo parroco, don Carlo Pizzòcaro, 31 anni, arrivato nel comune del Pinerolese a settembre. Una scelta che non è piaciuta a diversi genitori, tanto che il caso è finito sulla scrivania della Consigliera di parità della Città metropolitana. «Distingueremo i ruoli, i maschi faranno i chierichetti e le femmine attività di accoglienza — conferma don Carlo, originario di Nole Canavese —. Non essendo un dogma, in questo campo c’è libertà di scelta». Al suo primo incarico come parroco, prima era vicario nella parrocchia di Santa Rita a Torino, don Carlo è convinto che così sia meglio. «Il termine chierichetto deriva da “piccolo clero”, è per sua natura simile al prete ed è anche il punto più di contatto con la vocazione sacerdotale, che è maschile — precisa il parroco —. Tanto che solo lui può indossare il camice o l’abito talare». 
Le famiglie: «Una discriminazione»
Alle bambine, però, non è vietato rendersi utili in chiesa. Anzi. «Potranno dare un loro contributo specifico, nell’accoglienza — dice don Carlo —. Ad esempio, dando il benvenuto ai fedeli in chiesa con un sorriso, distribuendo i libretti dei canti oppure occupandosi della raccolta delle offerte». Per ora la parrocchia di Cumiana è rimasta senza servizio, ancora non si è formato né il gruppo dei chierichetti né delle eventuali «aiutanti». Anche perché le parole pronunciate a messa dal parroco hanno lasciato perplesse molte famiglie. «Qui per anni le bambine hanno servito messa, mentre il nuovo parroco le vorrebbe relegare in fondo alla chiesa a distribuire libretti — fanno notare alcuni genitori —. Si tratta di una vera e propria discriminazione, ci siamo informati: i chierichetti non esistono più, oggi la chiesa li chiama “ministranti” proprio perché il loro servizio è aperto a tutti, sia ai maschi che alle femmine». La questione, non essendo un dogma, è aperta. Ci sono parrocchie in cui le bambine sono ben accette anche nei servizi all’altare e altre in cui invece sono loro preclusi.

Un altro caso a Bardonecchia
Succede anche a Bardonecchia, dove il parroco dice di aver adottato una via di mezzo. «Solo i bambini indossano la tunica e portano le ampolline, ma le bambine possono tenere il telo della comunione — spiega don Franco Tonda —. Dipende anche dal periodo dell’anno, il Venerdì santo tutti possono indossare le stesse tuniche rosse». Secondo il parroco di Bardonecchia, della Diocesi di Susa, per le bambine si tratta di una «concessione» e cita un documento della «Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti» secondo il quale i sacerdoti non sono obbligati a ricorrere a ministranti di sesso femminile. «A mio parere non è corretto paragonare le regole sulla parità di genere del mondo “civile” a quelle del mondo ecclesiastico», conclude don Franco, ricordando come a Bardonecchia si sia sempre fatto così. A Cumiana, invece, le regole erano diverse. Ma don Carlo Pizzòcaro non se ne preoccupa più di tanto. «La nostra società è tutta concentrata sull’uguaglianza — sostiene il nuovo parroco —. Vanno invece valorizzate le differenze».

14 dicembre Torino Corso biblico

Venerdì 14 dicembre dalle ore 17,45 alle ore 19,15 ci sarà l’incontro del Corso biblico (via Principe Tommaso, 4 a Torino): introduzione alla lettura delle parabole. Gli incontri del gruppo sono gratuiti e aperti a tutte/i. Per informazioni chiamare Maria Zuanon 3497206529

martedì 11 dicembre 2018

Il Padre nostro riscritto

Dio, che, insieme a quanti mi circondano, confesso come il nostro padre celeste,
con i fratelli e le sorelle prego che sia riconosciuto e onorato il tuo nome di padre,
che venga già ora il tuo Regno, che sia manifestata la tua volontà in mezzo agli esseri umani, come in cielo.
Dona, oggi, a tutti e tutte, il pane necessario, perdona i nostri torti, e anche noi perdoneremo quanti ci hanno fatto torto, e non condurci verso prove che possano diventare tentazione, ma strappaci alla potenza del Male.
Poiché voglio credere - nonostante molte smentite - che a Te, e non a quelli che si proclamano nostri salvatori, maestri, dèi, a Te spetta , alla fine, l'autorità, la potenza e lo splendore, oggi, domani e dopo la mia morte. Amen.

da Daniel Marguerat, La preghiera salverà il mondo, Claudiana, 2018, p.80, €10 

lunedì 10 dicembre 2018

Genova niente messa e chiesa chiusa per

Genova, niente messa e chiesa chiusa per Natale contro il decreto sicurezza - La provocazione il don Paolo Farinella, parroco di San Torpete, che accusa: se Gesù si presentasse da noi "col decreto immondo di Salvini, sarebbe fermato alla frontiera e rimandato indietro perchè migrante economico"

Niente messa e chiesa chiusa 'per fallimento' a Natale per protestare contro il decreto sicurezza. E per lanciare un messaggio a quei cattolici che "inneggiando Salvini, uomo incolto, senza alcun senso dello stato e del diritto, sono complici di lesa umanità e di 'deicidio'".

E' la decisione dirompente di don Paolo Farinella, parroco di San Torpete, parrocchia nel cuore del centro storico di Genova, e, come la definisce lui stesso, "luogo di spiritualità, di poesia, di cultura, di musica e di politica con il suo fulcro nell'eucaristica domenicale".

"Natale" attacca il prete nella sua newsletter, "non è più natale cristiano: non più 'memoria' della nascita di Gesù, ma cinico fatto commerciale, mescolato a ripetuti riti e liturgie". I cattolici "si accontentano colpevolmente della favoletta innocua del presepe che, tra oche, animali, mestieri, pupazzi e meccanismi d'ingegneria idraulica, fa del 'mistero fondamentale della fede cristiana', uno "strumento di alienazione a beneficio di bambini e adulti infantili che, pur battezzati, solo in quell'occasione entrano in una chiesa. Turisti del religioso flocloristico".
Il clima buonista, incalza don Farinella, "domina il tempo natalizio, tra babbi-natale, buoi, asini, befane e zampogne". E i cristiani "sono complici del degrado di natale, perchè la memoria della nascita di Gesù non c'entra nulla con questo natale, trasformato in saga paesana di abbuffate tra regali e presepi, mentre accanto 'i poveri cristi' muoiono di fame e freddo in mare, nei bordelli della Libia, pagati dall'Italia, che fomenta le guerre con l'immondo commercio delle armi, da cui ricava illeciti guadagni". Il cibo "si butta via, mentre sulle stesse strade 'Gesu', il migrante dei migranti' muore di fame e di freddo".

Nel 2018, insiste don Farinella, non si può celebrare il natale, anche per "obiezione di coscienza" al decreto "spudoratamente conosciuto come decreto sicurezza, sebbene sia un decreto di massima insicurezza e sfregio dei valori e dei sentimenti più profondi della democrazia e del diritto. Dietro parole roboanti, confuse e immorali, si nasconde la volontà determinata di colpire 'i migranti', proprio alla vigilia di quel natale che celebra la nascita di Gesù, emigrante perseguitato dalla polizia di Erode, fuggito alla persecuzione, accolto in Egitto e ritornato a stabilirsi a Nazaret, dopo un viaggio allucinante e pericoloso attraverso il deserto del neghev".

Tutto questo, è l'attacco a fedeli e a Matteo Salvini, "avviene nel silenzio complice di un mondo cattolico che inneggia a un ministro che dondola un presepe di plastica, sventola un vangelo finto e illude con il rosario in mano, senza suscitare un rigurgito di vomito dei cosiddetti cattolici da salotto". In questo anno 2018, "se Gesù, con Maria e Giuseppe, si presentasse da noi per celebrare la sua nascita, col decreto immondo di Salvini, sarebbe fermato alla frontiera e rimandato indietro perchè migrante economico, perchè senza permesso di soggiorno e perchè in Palestina non c'è una guerra 'vecchia' dal 1948".

Insiste don Farinella: "inneggiando Salvini, uomo incolto, senza alcun senso dello stato e del diritto, i cattolici sono complici di lesa umanità e di 'deicidio' perchè ogni volta che si fa un torto sul piano del diritto alla persona del povero, lo si fa direttamente a Gesù nella carne viva dei migranti. Con quale diritto i cristiani possono pretendere di celebrare il natale di quel Gesù che il loro paese, senza alcuna loro resistenza o protesta, espelle l'uomo nel figlio di dio?".

A pochi giorni del varo di questa legge col voto positivo di Luigi Di Maio "che si fa fotografare mentre bacia il sangue di san Gennaro (povero lui!), come è possibile aprire le chiese e baloccarsi con ninne-nanne, tu scendi dalle stelle, canti gregoriani, presepi scellerati, quando fuori il vero cristo è offeso, torturato, stuprato, vilipeso, venduto, schiaffeggiato, ucciso", si chiede don Farinella. Il decreto Salvini "è incostituzionale, e 'prima gli italiani' è un obbrobrio giuridico che fa straccio di secoli di conquiste di civiltà giuridica". E i cristiani "non si vergognano di assistere ed essere conniventi di questo scempio".

Quindi "non ci resta che assumere l'unico gesto di dignità rimasto: la nostra coscienza opposta come bastione di obiezione totale con atto pubblico, radicale, dirompente e inequivoco: la chiesa di san Torpete in genova resterà chiusa perchè per un natale senza cristo, un natale senza dio, perchè natale senza uomo". Possa la chiesa, "chiusa per fallimento, stimolare il pensiero e la riflessione dei credenti e quanti hanno coscienza".
Le celebrazioni, conclude don Farinella, riprenderanno con l'Epifania.