domenica 24 settembre 2017

Canone eucarestia domenica 24 settembre

EUCARESTIA - Domenica 24 Settembre 2017
“Lode al Dio della vita”
MUSICA
Voglio introdurre la nostra celebrazione di oggi con il salmo 144 e con la prima sura coranica, perché quando si parla di vita Dio deve essere davvero sempre benedetto ogni giorno. Questo mi porta a riflettere sul quel “mistero” costante ed emozionante che è la creazione: chi è genitore sa quanto grande e impareggiabile sia l’amore verso un figlio; più difficile è immaginare quanto grande possa essere l’amore di un Dio che ci ha creati tutti e per il quale siamo tutti figli prediletti. Un aiuto in questo senso può darcelo la Bibbia stessa: ci ha voluti a Sua immagine e somiglianza, al punto tale da farci il dono più grande che si possa avere, creare a nostra volta ed essere, nel nostro piccolo, anche noi dei “creatori”, o costruttori, sia in senso materiale che ideale.

SALMO 144
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.  
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.      
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

CORANO (Sura I)
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
La lode [appartiene] ad Allah, Signore dei mondi
il Compassionevole, il Misericordioso,
Re del Giorno del Giudizio.
Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.
Guidaci sulla retta via,
la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che [sono incorsi] nella [Tua]   ira, né degli sviati.

VANGELO (Mt 20, 1-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»
RIFLESSIONI PERSONALI
MUSICA

1. Dio d’amore e di pace, rendici creatori nel senso più ampio che si possa intendere. Sostienici nella costruzione di un mondo fatto di tanti piccoli tasselli diversi che possano renderlo più ricco e migliore.

2. Signore, rendici padri e madri consapevoli e responsabili; aiutaci a fare della sobrietà la nostra bandiera e a insegnare ai nostri figli e figlie che tutto è un dono e nulla va sprecato.

3. Padre, rendici costruttori di pace, artigiani di tutte quelle virtù che sono parte integrante del Tuo regno; rendici ricercatori di verità e di giustizia, di pazienza e di costanza.

4. Madre, rendici arcieri capaci di lanciare in avanti i nostri figli e noi stessi come frecce, protesi nello sforzo di andare oltre i muri dei pregiudizi e degli stereotipi.

Dio Creatore di vita e Padre paziente, grazie per il dono di Tuo figlio Gesù, uomo come noi. In ricordo del suo esempio eccezionale spezziamo questo pane benedicendoTi sempre.

SPEZZIAMO IL PANE
MUSICA
PREGHIERE SPONTANEE

PADRE NOSTRO
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Sostienici nell’ora della prova e liberaci dal male. Amen

IL PROFETA (Kahlil Gibran)
… e una donna che aveva al seno un bambino disse: parlaci dei figli. Ed egli rispose:
 I vostri figli non sono figli vostri...
sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.

Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'arco che rimane saldo.

venerdì 22 settembre 2017

Pablo Neruda

E l’antica amicizia, la gioia di essere cane...

E l’antica amicizia, la gioia di essere cane e di essere uomo tramutata in un solo animale
che cammina muovendo sei zampe
e una coda intrisa di rugiada


Pablo Neruda

giovedì 21 settembre 2017

Joan, il bambino fantasma: per lo Stato non esiste perché è nato da due mamme

Gli tira giù la magliettina a righe, coprendogli l'ombelico. Un gesto semplice. Da madre. Gli prende la testa e lo guida verso il seno. Se questa fosse una favola, inizierebbe con un “C'era una volta un bambino che non esisteva”. Per poi continuare con un “viveva con le sue mamme”. Eppure Joan (nome di fantasia) esiste. Dall'alto dei suoi 45 centimetri, ben appoggiati al suolo, si impone cercando attenzioni con parole incomprensibili. Indica cose, ne scaraventa al suolo altre.

Joan, sette mesi, per l'Italia e per l'Europa, è un bambino fantasma. Venuto al mondo di fretta il 27 dicembre scorso, e relegato poi nel limbo dei “non riconosciuti”.
“Non sappiamo cosa accadrà domani”, dicono guardandolo. Hanno 36 anni. Una veterinaria, l'altra biologa marina. “Giravo il mondo e guidavo un importante progetto – confessa – poi è nato lui e ho deciso di abbandonare la professione e andare a vendere telefonini. L’ho fatto per scelta, per stargli accanto”. Si immaginavano una vita perfetta. Se non perfetta, almeno normale. Ed eccolo lì, invece, il lungo elenco dei diritti negati. Joan non ha un pediatra: il suo “non esistere” agli occhi dello stato, non gli dà diritto all’assistenza sanitaria. Non ha documenti e non è iscritto all'anagrafe. Non ha diritto a frequentare la scuola, né a viaggiare liberamente. E, nonostante abbia due genitori, per lo Stato è figlio di nessuno.

Una vicenda che doveva limitarsi alla burocrazia, ma che ben presto è diventata il pretesto per una battaglia ideologica: coppie omogenitoriali sì, coppie omogenitoriali no. “Nostro figlio ha un'unica colpa per l'Italia: essere nato da due mamme e non in una famiglia convenzionale”. Una battaglia combattuta a suon di scarica barile da un ufficio all'altro. Da una parte il sindaco di Perugia Andrea Romizi, eletto tra le fila di Forza Italia. Dall'altra due mamme che chiedono il riconoscimento “dell'esistenza di nostro figlio”.

Il cambio pannolini. L'odore di naftalina che sconvolge il naso. Un mucchio di fazzoletti abbandonati dentro un cestino. Una vita normale che si trascina tra una notte insonne, una favola letta a metà e un pianto insistente per quei due incisivi appena spuntati.

Per capire questa vicenda, bisogna ripercorrerla punto dopo punto. Foglio dopo foglio. Joan è nato a Barcellona da mamme italiane sposate in Spagna e iscritte all'Aire (Anagrafe italiani residenti all'estero) del capoluogo umbro. “Io ho donato l'ovulo” e “io ho portato in pancia per nove mesi il piccolo”. Lo dicono in coro. Lo dicono automaticamente. Ormai abituate a rispondere a questa domanda tecnica.

“Eravamo convinte che tutto sarebbe andato bene”. Nessuno, neanche l'avvocato assunto prima che il piccolo nascesse, poteva prevedere che il Comune rifiutasse di trascrivere un atto di nascita. “Di battaglie in tribunale ne sono state fatte in questi anni, ma speravamo che le ultime sentenze della Cassazione ci spianassero la strada spianata. O almeno la rendessero più semplice”. I giudici del Palazzaccio, in effetti, da qualche anno a questa parte, di fronte a casi simili, hanno sempre dato ragione alle coppie omogenitoriali, sancendo un principio semplice, quasi banale: “Trascrivere un atto di nascita, regolarmente formato all'estero, non va contro l'ordine pubblico”. E quindi contro quell'insieme di norme fondamentali dell'ordinamento giuridico riguardanti principi etici.
Il primo febbraio di quest’anno, il Consolato italiano a Barcellona trasmette l’atto di nascita del bambino al Comune di Perugia in conformità a quanto previsto dalle norme vigenti. Passano i mesi. Nessuno risponde. L’attesa viene rotta solo da una richiesta. “Manca un documento”. È questo quello che si sentono dire dall'Amministrazione comunale. Lo spediscono immediatamente. Poi ancora silenzio, fino a una nuova richiesta: il certificato di parto con il quale si specifica chi delle due abbia dato alla luce il piccolo. Anche quello viene inviato nel più breve tempo possibile, nonostante si tratti di un documento non indispensabile per la trascrizione dell'atto di nascita e il riconoscimento al diritto di esistere. 

È il 30 maggio, esattamente tre mesi dopo, quando l'ufficiale di Stato decide di seppellire sotto la parole fine ogni indugio e privare un bambino dei suoi diritti. Nessun piano B: “Non ci hanno dato alternative, ci hanno detto solo di procedere per le vie legali”. Joan diventa ufficiosamente apolide, visto che per l’Italia non è mai nato. “Spiegare perché nostro figlio non esiste per nessuno, pur esistendo in tutto e per tutto, è difficile”. “No, è impossibile”, fa di rimando l'altra. Dalla semplice iscrizione all'asilo fino all'apertura di un libretto bancario per mettere da parte i soldi delle nonne. A Joan tutto questo è proibito. All’asilo il bambino va solo perché il preside si è fatto carico della responsabilità di inventare il codice del documento negato: “Questa è l’umanità delle persone con cui abbiamo a che fare in Spagna e che non ritroviamo qui in Italia”. Per continuare a leggere l’articolo cliccare qui.


L’Espresso – 14 settembre 2017