mercoledì 20 febbraio 2019

Venerdì 22 febbraio a Savigliano

Venerdì 22 febbraio alle ore 17,30presso la biblioteca civica di Savigliano in Piazza Arimondi 15, Franco Barbero presenterà il suo libro "Confessione di fede di un eretico" Ed. Mille.
Sarà possibile acquistare il libro.

Rinnovamento delle celebrazioni sacramentali

“L'adeguatezza dei segni sacramentali, come del linguaggio nasce dall'aderenza alla realtà e alla storia. Gesù ha usato gesti esistenti all'interno della sua società, non li ha attinti da repertori archeologici o da intuizioni metastoriche, ha compiuto i gesti del momento, non possono, perciò, non essere relativi. Essi «appartenevano a un certo tipo di uomo, o a un certo tipo di società e quindi di una determinata risonanza» (14). Quel che accorre chiedersi è se la risonanza del gesto di Cristo o della comunità delle origini sussiste ancora in tutti i segni da loro istituiti, se cioè continuano a fungere da adeguato mezzo di comunione ecclesiale. I segni di Gesù o della chiesa può darsi che lungo i secoli non dicano molto o non dicano più nulla a coloro che vivono in un contesto sociale lontano e diverso, per questo si impone la necessità, l'urgenza di rinnovarli, di cambiali. I riti non sono un assoluto ma un mezzo contingente di rapporto comunitario. È il linguaggio gestuale del popolo di Dio in quanto società; appartengono quindi alla comunità cristiana che esprime il suo radicale rapporto con Dio (l'assoluto) attraverso modi e parole che appartengono alla sua situazione temporale e temporanea (quindi relativa).

Il credente che si esprime con un linguaggio che nonostante la pomposità o sontuosità non sembra far troppo presa sugli spettatori di oggi, perché non è sostenuto da adeguati comportamenti pratici, ma anche perché spesso è troppo lontano, misterioso, inattuale.
La storia offre esempi di linguaggio gestuale, attuali, moderni, convincenti. Le proteste sindacali, le manifestazioni operaie, gli scioperi additano forme di comunione concrete, vissute, incontestabili. Se la liturgia e la prassi sacramentale non arrivano a questa concretezza, espressività, forza non servono forse a rinnovare la comunità e a mutare il corso della storia. Bisogna reinventare i segni, sceglierli adatti al momento, per l'uomo d'oggi che vive la stessa fede e solidarietà umana di una volta, ma in un modo nuovo, sempre più fuori che dentro il tempio o recinto sacro. È inutile imbandire per lui celebrazioni o riti in un luogo in cui egli più non accede e in sua vece ha ormai sacralizzato il campo della sua attività professionale, ricreativa, o il suo posto di lavoro. La rinnovazione dei riti sacramentali non è il compito più grave che la comunità credente è chiamata ad assolvere, ma è anche un aspetto che non è opportuno trascurare. I sacramenti sono il linguaggio visibile, sociale della fede, se non è adeguato, la comunità prende più difficilmente e più imperfettamente coscienza di se stessa e dei suoi impegni evangelici." 

Ortensio da Spinetoli, La conversione della Chiesa, ed. Cittadella, 1975

domenica 17 febbraio 2019

La legge orale

La posizione protestante per cui la Bibbia è l'unica fonte necessaria per interpretare la Parola di Dio si chiamo Sola Scriptura. Essa considera la Scrittura come completa e operante autorità assoluta sui credenti. Si tratta di una posizione ben lontana dal principio rabbinico per cui la Bibbia può essere compresa solo attraverso una tradizione di interpretazione che si trova nella Legge Orale.

Da "Storia del Talmud" di Harry Freedman, pag, 178.

sabato 16 febbraio 2019

Commento Vangelo domenica 17 febbraio

Luca 6, 17-26
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.
Ed Egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.


Commentare il testo noto come “le beatitudini” richiede una notevole attenzione perché si potrebbe cercare soltanto un commento relativo al testo letterale, ovvero all’esclusivo enunciato messo sulla bocca del profeta nazareno oppure si potrebbe anche cercare di coglierne il significato del testo proiettato ai giorni nostri.
Diventa allora necessario riflettere su quale senso attribuisce ognuno di noi al termine beatitudine. Inoltre, anzi di conseguenza, sarebbe interessante sapere cosa era la beatitudine nell’epoca in cui è stato scritto questo vangelo.
Per noi, forse, questo significato è lontano: oggi noi ci diciamo beati quando le nostre esigenze sono soddisfatte. E questa linea interpretativa può valere per la prima parte del testo evangelico: chi segue la predicazione nazarena trova in qualche modo soddisfazione, risposta ai propri quesiti. Non sarebbe pensabile che schiere di persone seguano un predicatore, se questo non riuscisse a intercettare i bisogni che questi propongono… Però Gesù pare voler precisare a chi sono dirette le sue parole, ovvero chi le possono comprendere. Essere in condizione di bisogno, sentirsi mancanti è questa la categoria che permette di mettersi in attesa, di accogliere una proposta nuova… Forse, chi si riconosce bisognoso, può saper accogliere la novità della proposta cristiana.
Bisogna sapersi riconoscere come bisognosi, per poter sperare nell’intervento di Dio. Spesso, invece, accade che noi ci sentiamo bisognosi del superfluo, quasi che il possedere di più riuscisse da solo a far crescere la nostra gratificazione.
Allora diventa necessario riflettere da parte nostra, su quali sono o potrebbero essere le vere beatitudini odierne. E qui si apre probabilmente un conflitto: per noi essere beati vuol dire avere soddisfazione dei nostri bisogni. Al contrario di quanto propone questo brano di vangelo.
Proseguendo nella lettura, nell’ascolto si passa a un altro registro, non più la beatitudine ma la messa in guardia “guai a voi…”. Ovvero quali sono i requisiti per formare una nostra beatitudine?
Guai a voi, seconda parte delle esortazioni contenute in questo discorso, sembra principalmente voler esortare a non ritener concluso un percorso di ricerca solo a partire dai risultati ottenuti.
Un dato non privo di senso può essere quello che il vivere risulta arricchito se non ci si accontenta, se si cerca oltre l’avere e anche oltre l’essere. La testimonianza del nazareno ci invita ad andare oltre i nostri stati a ricercare  un differente star bene, una nuova beatitudine.

Valter Primo

venerdì 15 febbraio 2019

Miur corso sull’esorcismo per gli insegnanti

Il Miur premia i suoi docenti con un corso sull’esorcismo. Sembra uno scherzo ma non lo è
Bisogna riconoscere che il Ministero dell’Istruzione non smette mai di stupire. Se si tratti semplicemente di casualità oppure di una scelta consapevole non sembra possibile determinarlo con certezza. Ma la propensione alla novità, elevata a sensazionalismo è assodata. Novità che non risparmia nessuno degli attori principali della Scuola. Non gli alunni che da quest’anno, si confronteranno con un esame di maturità rivisto e (s)corretto. Ma neppure gli insegnanti, ai quali ora è offerta un’occasione unica: un corso di formazione “sull’esorcismo e la preghiera di liberazione”.
Sembra uno scherzo, ma non lo è, sfortunatamente. Per verificare è sufficiente navigare in rete, andando sulla piattaforma del Miur Sofia, che raccoglie l’elenco di tutte le iniziative formative messe a disposizione dal Ministero. Insomma non uno dei corsi organizzati direttamente da alcune scuole. Corsi ideati per premiare i docenti più intraprendenti.
In questa occasione si tratta di un modulo di lezioni offerte dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, “soggetto che, in quanto Università, è accreditato automaticamente ai sensi della direttiva 170/2016”, hanno cercato di spiegare dal Miur, appena la notizia ha cominciato a rimbalzare. Creando sorpresa e sdegno. Già perché sulle finalità del corso non ci sono dubbi. Come si legge sulla piattaforma, “propone un’attenta ricerca accademica ed interdisciplinare sull’esorcismo e la preghiera di liberazione…, approfondendo sia le tematiche direttamente connesse alla pratica dell’esorcismo e a una sua corretta prassi, sia tematiche collaterali (antropologiche, mediche, psicologiche, farmacologiche, criminologiche, legali, ecc…)”. Così come è certo a chi sia indirizzato. Gli insegnanti, di religione, ovviamente.

Per chi ha una qualche dimestichezza con la scuola e conosce la questione dei corsi di aggiornamento rivolti agli insegnanti, il corso pubblicizzato dal Miur potrebbe non essere una sorpresa. I corsi, generalmente, sono più che multidisciplinari. Si potrebbe affermare che siano spesso quasi “omnicomprensivi”. I temi trattati sono estremamente variegati. Come preferiscono sostenere dal Ministero, utilizzando una dicitura eccessivamente indulgente, “l’offerta formativa è vasta”. “Vasta”, anche se non sempre di qualità eccelsa. Ma nonostante tutto questa volta il Miur sembra essersi superato. Ha stupito, per l’ennesima volta.

Un particolare per provare a capire. Il corso non è gratis. Anzi costa 400 euro. Cifra tutt’altro che irrilevante. Tanto più per chi fa l’insegnante. Certo, è vero, la formazione non è obbligatoria. La fa chi vuole, chi intende “aggiornarsi”. Non esiste obbligo come per alcuni ordini professionali. Insomma si sceglie se farla e poi si sceglie quale fare. Quindi quel corso sull’esorcismo non sarà seguito coattamente da schiere di insegnanti in cerca di crediti. Le lezioni saranno appannaggio solo di chi lo vorrà. Ma il punto è un altro e riguarda la disinvoltura con la quale il Miur autorizza molti corsi. Tra i quali, ora quello sull’esorcismo. Il problema è nelle scelte del Ministero. Nella selezione che non c’è e, qualora ci sia, è evidentemente inefficace. La formazione è una questione seria. Per questo andrebbe offerta con raziocinio. Scegliendo. Insomma proprio come non sembra sia stato fatto in questa circostanza.
Gli esorcismi lasciamoli all’Associazione internazionale fondata nel 1990 da padre Renè Chenesseau e da padre Gabriele Amorth. Agli insegnanti serve altro.

mercoledì 13 febbraio 2019

15 febbraio Torino Corso biblico

Venerdì 15 febbraio dalle ore 17,45 alle ore 19,15 ci sarà l’incontro del Corso biblico (via Principe Tommaso, 4 a Torino): introduzione alla lettura delle parabole di Marco. Gli incontri del gruppo sono gratuiti e aperti a tutte/i. Per informazioni chiamare Maria Zuanon 3497206529