giovedì 22 giugno 2017

L’invenzione del peccato originale

“La dottrina del peccato originale è una supposizione teorica che certi pensatori o teologi hanno liberamente chiamato in causa per spiegare le situazioni confuse in cui essi trovavano gli eventi umani che, così com'erano o apparivano, non potevano rientrare in un piano creativo voluto da Dio e che, nel caso, non potevano che derivare da interferenze esterne, abusive, trasgressive che potevano provenire dall'essere intelligente, l'uomo.
Un errore che avrebbe sconvolto la storia e tuttavia rimasto sconosciuto ai profeti (nessuno sembra parlarne) e di cui Gesù stesso non ha fatto parola”.

Ortensio Da Spinetoli, da “L'inutile fardello”, Chiarelettere ed., p.22

martedì 20 giugno 2017

Domenica 25 giugno incontro Comunità nascente

Ciao a tutte/i
questa domenica, 25 giugno, ci sarà l’incontro della Comunità nascente a Torino (in via Principe Tommaso, 4) e l’eucarestia-predicazione sarà preparata da Marianna. 
Il programma della giornata sarà il seguente: dalle ore 10,00 arrivi e accoglienza, alle 10,30 verrà celebrata l’eucarestia su “Estate tempo di…” poi pranzo comunitario autogestito (chi desidera potrà portare qualcosa e poi si mangerà tutte/i insieme) e nel pomeriggio programmazione. L’incontro terminerà verso le 15,30.

Ultima cosa vi ricordo che chi avesse del materiale (articoli, riflessioni, preghiere, canzoni, foto…) che desidera pubblicare sul blog della comunità ( http://comunitanascentetorino.blogspot.it/ ) lo potrà inviare o a Marianna ( phorfyra@gmail.com ) o a me ( annaserafini79@gmail.com ). Con la partecipazione di tutte/i il blog diventerà sempre più attivo!

Un abbraccio

Anna

mercoledì 14 giugno 2017

LO SCANDALO DEL BUON SAMARITANO


La procura di Gerusalemme apre un’inchiesta immaginaria contro ignoti in seguito ai fatti che la stampa definisce “il caso del Buon Samaritano”.
Pare che sia stata intercettata una telefonata che segnalava al “Buon Samaritano” la presenza di un ferito grave al bordo della strada, a seguito di un’aggressione a scopo di rapina. 
I fatti sono noti: il “Buon Samaritano” arriva subito, soccorre sommariamente il malcapitato con il suo kit “pronto soccorso”, poi lo consegna alle cure di un albergatore che gestisce un motel nelle vicinanze, e si dichiara disponibile a indennizzarlo per le spese che incontrerà fino al ristabilimento del ferito. 
Per molto tempo questa vicenda è stata raccontata come un esempio di umanità misericordiosamente gratuita a beneficio di uno sconosciuto. 
Ma è stato davvero così?
Cerchiamo di fare chiarezza. 
Tutto comincia dalla segnalazione intercettata. Chi ha chiamato il “Buon Samaritano”? 
Si possono fare varie ipotesi: prima, il “Buon Samaritano” è stato avvisato dagli autori stessi dell’aggressione, per non rischiare l’incriminazione per tentato omicidio, peraltro preterintenzionale, essendo la loro finalità unicamente lucrativa, impadronendosi del bottino. Ma in tal caso il “Buon Samaritano” potrebbe aver cooperato con dei criminali. 
Seconda, il “Buon Samaritano” è stato avvertito dai ministri di culto che avevano rilevato la presenza del ferito al bordo della strada, ma non avendo mezzi adatti al soccorso non avevano potuto intervenire. 
Ma allora si pone l’interrogativo: l’attività di soccorso del “Buon Samaritano” era pubblicamente nota, tanto da essere individuata da due passanti casuali come i ministri di culto? E in tal caso, era un’attività regolamentata dagli organi preposti alla pubblica sanità? O si trattava piuttosto di un’attività abusiva sotto copertura?
Terza ipotesi, la telefonata è partita dall’albergatore, che prevedeva un lucro sull’ospitalità prestata al ferito. 
Si ripropone la domanda: chi è in realtà il “Buon Samaritano”? 
È il nome di una ONG in contatto con i trafficanti? 
Ma allora, i criminali che hanno aggredito e spogliato il viaggiatore, in che rapporto si trovano con l’albergatore?
Esiste una “follìa” che meritevolmente spinge oltre ogni limite consueto il dubbio investigativo, per aiutarci ad essere “prudenti come serpenti”, ma esiste la follìa che ci fa accettare il rischio di “farci prossimi” alle vittime di tutte le aggressioni, essendo “semplici come colombe”, per superare il muro dell’indifferenza (o della prudenza?) che ci fa assistere a un pestaggio senza intervenire in alcun modo?
La raccomandazione evangelica resta sempre quella di “pregare per non cadere durante la tentazione”. 
La tentazione di tacere, di scappare, di farsi coinvolgere da una mazzetta, di girarsi dall’altra parte. 
Ma questa “prudenza” dovrebbe impedirci di usare l’ascensore, perché potrebbe bloccarsi a metà strada. 
O di fidarci del farmacista, nel timore che possa darci per distrazione una medicina non appropriata. 
O di un’infermiere che potrebbe fingere la vaccinazione senza praticarla.
Il limite lo stabiliamo noi e ne siamo responsabili. 
Gian Franco Monaca (Tempi di Fraternità giugno '17)

martedì 13 giugno 2017

17 giugno a Torino per il gay pride

La parata del gay pride “A corpo libero” per le vie della città si svolgerà sabato 17 giugno; partirà da Piazza Carlo Felice (Porta Nuova) e si snoderà nel centro di Torino. Concentramento alle ore 16,00 e partenza alle ore 16,30 il percorso sarà: Piazza Carlo Felice, Via Roma, Piazza Castello, Via Pietro Micca, Via Cernaia, Piazza XVIII Dicembre (Porta Susa), Corso San Martino, Piazza Statuto.



Il titolo del pride di quest’anno è A corpo libero, come una danza, un esercizio o una nuotata. Il visual e il claim del Piemonte PRIDE 2017 creano una specie di cortocircuito. La liberazione del corpo e la liberazione
delle menti, hanno non solo il fattore comune di un atto di
liberazione appunto, ma sono strettamente legate in un sistema
di conseguenze: da una possiamo passare nell’altra, una la conseguenza dell’altra, sia che si proceda in un senso, sia nell’altro. Liberare i nostri corpi SIGNIFICA, nei fatti, liberare la mente da costrizioni, pregiudizi e mancate autonomie. Significa in buona sostanza affermare noi stessi come persone, come insieme di relazioni complesse ma in grado di rivendicare autodeterminazione. Liberare i corpi, tutti i corpi, significa sottrarli alla logica commerciale indotta da altri, significa partire dalla mente libera per sciogliere le catene che anche la comunità LGBTQI spesso costruisce attorno ai corpi: il superamento dello stereotipo del corpo atletico, giovane e prestante che, nei fatti, rende marginale o invisibile chi non corrisponda a questi criteri. Il corpo e la mente, nelle nostre battaglie, devono riacquistare la propria REALTÀ; liberare la mente perché si liberi essa stessa dagli elementi di esclusione al nostro interno che si sovrappongono ai forti elementi di discriminazione che
la società ancora tollera o, addirittura, esaspera. Se sappiamo liberare, alzare la mente, cambiare dall’alto le prospettive e guardare oltre i muri che sempre più spesso si alzano nel mondo, sapremo anche includere il corpo disabile che altrimenti non risponde ai criteri utilitaristici dominanti, includere il corpo intersex e quello transessuale che non sono corpi difettosi, da correggere.
Esistono corpi da liberare, come le nostre menti.
È un atto politico rivendicare il diritto di esistere e di mostrarsi esattamente come si è. Liberare la mente è un atto politico, liberare i corpi è un atto politico.
Questo è l’inizio antico di una piccola rivoluzione.