giovedì 19 ottobre 2017

20 ottobre Torino Corso biblico


Domani, venerdì 20 ottobre dalle ore 17,45 alle ore 19,15: incontro del Corso biblico di Torino (Via Principe Tommaso, 4), si rifletterà insieme sul Libro dei Giudici.Gli incontri sono aperti a tutte/i, per informazioni telefonare a Maria Zuanon 3497206529.

mercoledì 18 ottobre 2017

SI allo Ius soli, SI alla legge sul diritto di cittadinanza


Comunicato stampa ACLI Alessandria
SI allo Ius soli, SI alla legge sul diritto di cittadinanza

Alla mobilitazione per lo sciopero della fame a staffetta promossa dagli insegnanti, lanciata in occasione dell’anniversario per la strage di Lampedusa del 3 ottobre, hanno aderito anche il ministro Graziano Delrio oltre a decine e decine di senatori e deputati. Ha aderito anche Antonio Russo, segretario di presidenza nazionale ACLI e componente dei Comitati nazionali L’Italia sono anch’io e Ero straniero: l’umanità che fa bene. Giovedì 5 ottobre è iniziato in tutta Italia lo sciopero della fame a staffetta per sostenere la discussione in aula e la fiducia sul provvedimento dello Ius soli da approvare entro la fine della legislatura.
A livello nazionale le ACLI hanno già espresso più volte il loro sostegno allo Ius soli, ora anche noi ACLI della provincia di Alessandria riteniamo che sia importante far sentire la nostra voce per dire “SI allo Ius soli, SI alla legge sul diritto di cittadinanza” per non lasciare senza diritti bambini e ragazzi che continueranno a crescere in Italia con un senso di esclusione determinato da una incomprensibile miopia politica.

Mariano Amico, Amministratore del Sistema ACLI Alessandria, pone l’attenzione sul tema dichiarando - Voglio rivolgermi non solo a coloro che hanno responsabilità politiche e che presto saranno chiamati a decidere le sorti di tanti bambini, ma a tutti coloro che sono di religione cristiana. Come facciamo a parlare da laici cristiani se poi invece di costruire ponti tiriamo su muri di indifferenza e di esclusione. Ma allora qual è il ruolo del cristiano nella società moderna? Per comprendere meglio la questione credo sia importante farci aiutare dalla “Lettera a Diogneto”, il più grande gioiello della letteratura cristiana delle origini, che ci racconta come vivevano i primi cristiani “I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per abiti. Non abitano neppure città proprie, né usano una lingua particolare, … ma testimoniano uno stile di vita mirabile… Risiedono nella loro patria ma come stranieri domiciliati (pároikoi); a tutto partecipano come cittadini e a tutto sottostanno come stranieri (xénoi); ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera… Dio ha assegnato loro una missione così importante che essi non possono disertare,” (Lettera a Diogneto V,1-2.4-7; VI,10)

Questo testo, afferma Mariano Amico, è molto attuale, qui non si tratta di discutere se è giusto o meno lo Ius soli, qui dobbiamo capire se è giusto dare identità e dignità umana a queste creature. Quanto odio si sente in questi giorni tra la gente, persone che dicono: “invece di perdere tempo a legiferare su queste cose perché non pensano agli italiani, ai poveri italiani, ci sono tanti problemi in Italia e digiunano per queste cose?...”.
Bisogna dunque capire che in gioco ci sono i diritti fondamentali delle persone e in quanto tali devono essere salvaguardati, perché se non fosse così prima o poi toccherà anche a noi italiani vedere negato un nostro diritto. Pensiamo solo se dovesse accadere ai nostri figli o nipoti essere rifiutati e non riconosciuti all’estero semplicemente perché figli di genitori italiani. La storia si ripete non siamo stati anche noi emigrati in America e in tutta Europa dove sono nati migliaia di bambini e dove hanno trovato cittadinanza? Un bimbo che nasce è sempre un dono per la comunità in cui risiede una speranza per un futuro migliore. Ma tanto presto per noi credenti arriverà il Natale e in quell’occasione ci ricorderemo dei più deboli, dei più poveri e di quei bimbi che muoiono di fame e di guerre in qualche parte del mondo e con qualche ”opera” di  beneficienza espieremo le nostre colpe dell’indifferenza dalle nostre coscienze. Si proprio quel Natale dove quel piccolo Gesù non trovò “cittadinanza” e dovette nascere in una stalla.

Con il presente comunicato le ACLI Alessandria vorrebbero fare un po’ di chiarezza sullo Ius soli in quanto vi sono molte notizie non corrette, notizie manipolate a livello politico per sfruttare le paure e i timori dei cittadini.
Con lo Ius soli i bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da piccoli potranno ottenere la cittadinanza italiana prima del compimento dei 18 anni. La nuova legge introduce due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza italiana prima dei 18 anni: lo Ius soli temperato (“diritto legato al territorio”) e lo Ius soli culturae (“diritto legato all’istruzione”).
Lo Ius soli temperato prevede che un bambino nato in Italia diventi automaticamente cittadino italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre parametri:
·      deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
·      deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
·      deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.
Lo Ius soli culturae riguarda il sistema scolastico italiano: potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (ovvero le scuole elementari o medie). I ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.
Lo Ius soli è prima di tutto una legge di civiltà nei confronti di tutti quei bambini e ragazzi che frequentano già le scuole italiane e convivono con bambini e ragazzi italiani.

lunedì 16 ottobre 2017

Si dice che…

Si dice che Tu ci parli. 
ma non ho mai udito la tua voce.
Le sole voci che odo sono delle voci amiche,
che mi rivolgono parole preziose.

Si dice che Tu cammini al nostro fianco.
Ma non ti ho mai scoperto
ad intrecciare i tuoi passi con i miei.
I soli compagni sono delle creature fraterne
che condividono la pioggia, il vento e il sole.

Si dice che Tu ci ami.
Ma non ho mai visto la tua mano
posarsi sulla mia spalla.
Le sole mani che scopro sono delle mani fraterne
che stringono, consolano, accompagnano.

Ma sei Tu, mio Dio, 
che mi offri queste voci, 
questi compagni, queste mani;
allora, nel cuore del silenzio e dell'assenza,
Tu diventi, 
attraverso tutti questi fratelli,
Parola e Presenza.
Che Tu sia benedetto, mio Dio, mio Signore. 


(Da Rèveil)

sabato 14 ottobre 2017

Il Nobel per la pace è stato conferito all’ICAN

Il Nobel per la pace è stato conferito all’ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons)

Il 7 luglio una conferenza dell’ONU con 122 Stati, ha redatto  un Trattato che proibisce le Armi nucleari dopo anni di mobilitazione in tutto il  mondo  di associazioni pacifiste e della società civile (soprattutto organizzate dall’ICAN). Il 20 settembre è iniziata la raccolta delle firme da parte dei vari Stati; ne sono già arrivate 50. I nove stati con armi nucleari e i loro alleati hanno fortemente contrastato il Trattato. Papa Francesco l’ha invece fortemente appoggiato, il Vaticano ha firmato e l’Avvenire è l’unico giornale che ne ha parlato ampiamente. Un gruppo di base di Milano ha preso l’iniziativa di scrivere al Card. Bassetti, in quanto Presidente della Conferenza Episcopale, per chiedergli che su questa questione di civiltà il mondo cattolico si mobiliti affinché il nostro paese firmi il Trattato e partecipi a questo percorso di pace. La Lettera dice che è “ a partire dalla nostra fede “che si deve rompere il silenzio e il boicottaggio del Trattato che è stato giustificato dal governo in nome dell’appartenenza dell’Italia alla Nato (bombe nucleari sono installate a Ghedi e ad Aviano). Incollo di seguito il testo della Lettera, alla quale Noi Siamo Chiesa ha aderito. Stanno arrivando le firme, per favore fai girare questa informazione. Si può firmarla, indicando nome, cognome e località di residenza, rispondendo a me ( vi.bel@iol.it vittorio.bellavite@fastwebnet.it ) oppure ai promotori che sono:
Luigi De Carlini   email luigidecarlini@gmail.com 
tel. 0399669925 cell. 3701208959, Nava - 23886 Colle Brianza (Lecco) 
Andrea Cesarini   email andreacesarini@virgilio.it
cell. 3272292756, Piazza S. Agostino, 9 – 20123 Milano
Comunicazione di Vittorio Bellavite

26 settembre 2017 – Lettera aperta sul disarmo nucleare
A Sua Em. Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI
e pc Ecc. Vescovi membri del Consiglio Episcopale Permanente

Caro fratello Presidente dei Vescovi italiani,
siamo come costretti a rivolgerci a Lei, e a tutti i suoi confratelli Vescovi, per parlare di una questione che interpella nel profondo la nostra coscienza cristiana.
I fatti, in sintesi, sono questi. Sull’umanità tutta, dopo Hiroshima e Nagasaki, incombe il rischio della catastrofe nucleare. Esso non si sta riducendo ma il perdurare di questa situazione gravissima ha creato, progressivamente nel corso dei decenni, assuefazione, passività, e, quasi, dimenticanza. Sembra la meno importante delle questioni presenti all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni.
Tuttavia, pur non divenendo movimenti di massa, combattive iniziative di contrasto sono continuate in tutto il mondo negli anni, soprattutto da parte di organizzazioni pacifiste e della società civile. Ad esse si sono uniti molti Stati, quelli senza armi nucleari, per pretendere quello che il buonsenso e la ragionevolezza chiedono, cioè la cancellazione dalla storia dell’umanità di questo incubo oscuro e troppo esorcizzato. Ma l’attuale direzione di marcia è invece un’altra. La progressiva riduzione e successiva eliminazione delle armi nucleari, pur prevista dall’art.6 del Trattato di non Proliferazione del 1968, non è quasi mai iniziata. Al contrario, dopo una ben modesta riduzione negli anni ’90, assistiamo ora a una modernizzazione di queste armi che aumenta la loro potenza nel contesto di un aggravamento continuo delle tensioni di ogni tipo nelle relazioni internazionali.
Ma ora c’è un fatto nuovo, diretta conseguenza della tenacia di chi vuole opporsi alla minaccia della possibile catastrofe. Dopo che il Parlamento europeo aveva votato a grande maggioranza un forte auspicio per l’apertura di trattative, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 23 dicembre del 2016 ha convocato una Conferenza internazionale che si è conclusa il 7 luglio 2017 con l’adozione di un “Trattato sul divieto delle armi nucleari”, giuridicamente vincolante, che entrerà in vigore dopo la ratifica di almeno 50 Stati. Esso prevede anche “trattative su misure efficaci per la cessazione della corsa agli armamenti nucleari e per il disarmo nucleare”. Si dice inoltre che è proibita la “minaccia d’uso” delle armi atomiche, raccogliendo così molte delle istanze della società civile internazionale. Viene in tal modo bocciata la logica della deterrenza, cioè l’equilibrio del terrore – che non impedisce per niente la guerra nucleare per errore, incidente, sabotaggio o per decisione criminale di chi può disporre delle armi. Gli Stati che hanno votato l’adozione del Trattato sono 122; gli Stati nucleari non hanno partecipato alla Conferenza, così come i loro alleati, tra cui il nostro. L’Italia dopo aver condiviso in dicembre all’ONU la proposta della Conferenza, ha poi fatto marcia indietro in modo oscuro, ritirando il proprio voto, senza dare spiegazioni di qualche minima credibilità.
La logica e il potere delle strutture militari fanno ogni resistenza a questo Trattato. Sul fronte opposto si è levata l’alta voce di papa Francesco che ha scritto una lunga e impegnativa lettera alla Presidente della Conferenza Elayne Whyte Gòmez dicendo, tra l’altro: “Questa Conferenza intende negoziare un Trattato ispirato da argomenti etici e morali. Si tratta di un esercizio di speranza e mi auguro che possa rappresentare anche un passo decisivo nel cammino verso un mondo senza armi nucleari. Sebbene questo sia un obiettivo di lungo periodo estremamente complesso, non è al di fuori della nostra portata”. Il Vaticano ha immediatamente firmato il Trattato il 20 settembre, giorno di inizio della raccolta delle adesioni. E il 26, giornata mondiale dell’ONU per il disarmo nucleare, papa Francesco ha diffuso il seguente tweet: “Impegniamoci per un mondo senza armi nucleari, applicando il Trattato di non proliferazione per abolire questi strumenti di morte.”
Nel nostro paese, mentre ogni organizzazione pacifista è impegnata, i mass-media hanno censurato l’informazione (salvo rare eccezioni, tra queste l’Avvenire) e il Parlamento ne ha discusso, con inaccettabile ritardo, alla fine di luglio in sbrigative sedute di basso livello, senza che il governo motivasse veramente la sua posizione. Di fatto la presenza di armi nucleari sul nostro paese (ad Aviano e a Ghedi) e la logica degli schieramenti militari internazionali paralizzano ogni riflessione fondata sull’interesse vero del nostro paese e dell’intera comunità internazionale.
A partire dalla nostra fede, noi ci sentiamo coinvolti in una questione che attiene al senso stesso della nostra civiltà. Che fare? Abbiamo pensato che le nostre parrocchie, le nostre associazioni, i nostro movimenti debbano diventare più consapevoli e poi mobilitarsi perché il nostro paese non sia più assente. Si tratta di una mobilitazione che può essere condivisa da tutti nel nostro mondo cattolico, può contribuire molto a creare una nuova generale consapevolezza dell’opinione pubblica, coinvolgendo credenti e non credenti e superando gli schieramenti politici. L’obiettivo concreto e immediato è quello di ottenere che la nostra Repubblica, quella dell’art.11 della Costituzione, partecipi a questo tentativo sulla strada della pace, anzitutto aderendo al Trattato e diventando anche, in tal modo, punto di riferimento per altri paesi in una condizione analoga alla nostra di oggi.
Caro Mons. Bassetti, da Lei e dai vescovi speriamo e attendiamo un contributo decisivo per un vero movimento d’opinione nel senso che abbiamo proposto. Lo chiede la nostra coscienza che si ispira all’Evangelo.
Un fraterno abbraccio nella pace del Signore

Milano, 26 settembre 2017, giornata ONU per il disarmo nucleare