mercoledì 25 settembre 2013

Un groviglio da districare


In un caldo pomeriggio di fine Agosto, tra pochi amici rimasti in città, si sono gettate le basi di questo nuovo blog, con l’intento di coinvolgere curiosi internauti e rendere interattiva una Comunità che di “nascente” ha ormai ben poco. Con poche righe scelgo di dare il benvenuto a modo mio, ponendo domande ed esternando mie riflessioni su un argomento che non mi stancherò mai di affrontare: le relazioni interpersonali e tutto ciò che ne consegue.
Siamo tutti coinvolti in questo groviglio di situazioni e legami che ci portano, per esperienze pregresse, pregiudizi e timori inconsci a comportarci in un modo piuttosto che in un altro.
Vedo una mamma che non riesce a legare con la figlia, nonostante questa la cerchi continuamente, goffamente, timidamente.
Vedo una figlia che si sente a disagio con la propria madre e matura risentimento, aggressività, frustrazione.
Tutto il loro mondo viene travolto da questi sentimenti contrastanti e le persone che orbitano intorno ne sono in qualche modo contaminate. Tutti noi siamo figli di qualcuno e assistere a un mini dramma del genere smuove qualcosa.
Mia madre era solita “suonarmele di santa ragione”, a mio parere il più delle volte senza motivo, ma devo ammettere di essere stata una bambina piuttosto molesta e piagnucolosa e quindi, sotto sotto, penso di essermele meritate tutte. Finivo in camera, in lacrime, con la guancia che bruciava e l’orgoglio ferito. Poco dopo arrivava lei e mi abbracciava, cercando di spiegarmi le sue motivazioni, nonostante in quel momento avessi le orecchie chiuse dal nervoso e lei fosse l’ultima persona che volessi al mio fianco.
Un giorno, forse l’ultima volta che questa dinamica è stata seguita, l’ho allontanata seccamente, dicendo che la punizione e le coccole erano due cose ben distinte e mischiarle mi avrebbe solo fatta confondere. A modo mio le chiedevo coerenza che, da quel momento, ho ottenuto.
Lei aveva avuto un’infanzia difficile con un padre piuttosto dispotico; era stata abituata alla severità e questa metteva in atto con me. Le lacrime e le grida però risvegliavano in lei la bambina che era stata ed il dolore che aveva sopportato, facendo prendere il sopravvento al senso di colpa.
Tutte le relazioni che intessiamo sono state già vissute da qualcun altro che ha sperimentato le varie sfaccettature. Ma noi siamo noi ed ogni volta è un’esperienza nuova nonostante gli schemi, le reazioni e gli errori siano gli stessi.
Dovremmo solo volerci più bene ed essere comprensivi e compassionevoli con chi abbiamo di fronte, per il solo fatto che il nostro interlocutore ha un bagaglio di esperienze ed informazioni pesante come il nostro.
Ma c’è una sorta di agonismo che disturba, sottile si insinua nella mente e, nonostante i buoni propositi, devia il nostro percorso verso sentimenti negativi in confronto a rispetto e compassione. Così si arriva al rinfacciarsi mancanze, giudicarsi, sminuire l’altro.
Vedo un collega che smania per far sapere al mondo che è migliore di me e per farlo, invece di mostrare le sue indubbie capacità, ingaggia una lotta verbale a suon di provocazioni e sarcasmo. La reazione è quasi immediata, io non faccio male a nessuno e pretendo che nessuno faccia del male a me. La sua dinamica, che non merita attenzione perché è evidente sia dettata da insicurezza e chissà quale difficoltà, viene invece assecondata perché ha toccato il tasto giusto, l’orgoglio. Ovvie le conclusioni, nessuno vince ma entrambi si è nervosi e rancorosi verso l’altro. Il bello/il brutto è che la prossima volta, capiterà esattamente la stessa cosa.
Ci sono dei tasti, appunto, che se anche solo sfiorati, fanno partire degli automatismi stupidamente dannosi e, nonostante la lucidità e la ragionevolezza che caratterizza gli interessati, innescano queste bombe che non tardano ad esplodere. Forse l’orgoglio è la chiave di tutto. Ma anche no, visto che sono al mio primo intervento ed ho intenzione di proseguire lungamente su questa strada :D quindi benvenuti a tutti e alla prossima!
petrablu 

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