venerdì 8 novembre 2013

Omelia di domenica 10 novembre


Lc. 20,27-38
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Dopo l’incontro con Zaccheo a Gerico, Gesù si avvia verso Gerusalemme, lì vicino e ultima tappa della sua vita. Prima ha dovuto subire attacchi da parte degli scribi, gli anziani, i farisei riuscendo a zittirli. Ora è la volta dei Sadducei. Questi fanno parte dell’aristocrazia nobiliare sacerdotale ed economica del paese; detengono il potere economico, sono estremamente conservatori nel loro pensiero e riconoscono solo i primi cinque libri del primo testamento ( la Torah), non riconoscono né i profeti né gli scritti successivi. Per questo motivo non credono nella risurrezione, mentre tutti gli altri gruppi di credenti si.
Pongono una domanda provocatoria e illaziosa a Gesù rifacendosi alla legge di Mosè sul Levirato. Questa legge prevedeva che la vedova che non aveva avuto figli dal marito morto, doveva essere fecondata dal cognato affinchè potesse avere figli che avrebbero portato il cognome del defunto, dandogli eredi legittimi per i suoi possedimenti. Da ciò due piccole considerazioni, la donna era considerata semplicemente come una fattrice senza nessun diritto; il bene materiale del casato doveva rimanere di proprietà della famiglia a tutti i costi, non andava diviso.
I Sadducei pongono il quesito a Gesù su di chi sarà  moglie ( una volta avvenuta la risurrezione)  una donna che ha avuto sette mariti senza mai avere avuti figli.
Con questa domanda cercano di ridicolizzare la risurrezione e tutti quelli che vi credono, compreso Gesù.
La risposta del Nazareno li spiazza completamente perché viene detto che il matrimonio è valido in questo mondo, mentre siamo vivi su questa terra; una volta che continueremo a vivere dopo la morte le regole e le consuetudini non saranno più quelle, compreso il matrimonio, quindi la domanda non si pone!!
“Nella visione beatifica, noi vivremo una relazione di pienezza con tutti come se tutti fossero nostri figli e mariti e moglie e amanti perché ognuno di noi si identificherà in Dio e in Lui saremo una pienezza <una>” (P.Farinella).
Dall’accenno agli angeli in poi, il testo risulta essere un po’ oscuro in quanto probabilmente passato in diverse mani.
Ma l’insegnamento del non dovere sempre ragionare con la visione terrena rimane ben impresso nella nostra mente.

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