martedì 3 dicembre 2013

Convegno maltrattamenti 1° parte


Dopo aver seguito un convegno sui maltrattamenti ho deciso di pubblicare i miei appunti sul blog, sarà un appuntamento suddiviso in quattro settimane (quattro martedì) perché il testo è lungo con molti spunti di riflessione.
Per qualsiasi chiarimento, domanda lasciate un commento che vi risponderò.
petrablu

L'approccio duro con il maltrattante chiama chiusura e, a volte, violenza quindi in sostanza altri problemi, incognite sul cosa sarà e nessuna soluzione a quanto già conosciuto.
La violenza è per il 90% dei casi dell'uomo sulla donna e si consuma tra le mura di casa o quelle simboliche del rapporto di coppia.
Il modello sociale è distorto da informazioni mediatiche scorrette e cultura cinematografica che quasi legittima l'autore a mettere in atto determinati comportamenti.
La Legge, sempre più intransigente, non riesce ad andare a segno come deterrente e si concentra troppo sulla vittima e poco sul recupero del colpevole.
La prevalenza di casi in cui l'uomo è attore principale e la donna la vittima trova il suo punto di origine nella tradizione, nell'educazione. La cultura del patriarcato, la Legge che fino a poco tempo fa legittimava il delitto d'onore e sanzionava l'abbandono del tetto coniugale, il concetto tutt'ora ben ancorato anche nelle menti più aperte che l'uomo “non deve chiedere mai” ed è il “sesso forte” che porta a casa la pagnotta mentre il sesso debole si occupa di tutto il resto.
A complicare il tutto si aggiunge un contesto difficile quale l'ambiente degradato, difficoltà psicologiche, abuso di sostanze e schemi di riferimento non corretti.
Una soluzione, per avere adulti centrati e non così propensi alla rabbia ed alla perdita del controllo delle proprie azioni, è dedicare più tempo agli adulti che saranno, i bambini e le bambine, trattando tutti allo stesso modo quindi le bambine non devono essere per forza sempre quelle composte e pazienti ed i bambini quelli scalmanati e irrequieti.
Con questo si intende anche offrire ai bambini di oggi un contesto famigliare in cui si sentano accolti e protetti, educati e voluti. Evitando perciò di coinvolgerli in battibecchi e ripicche che riguardano solo ed esclusivamente una delle dinamiche di coppia tra adulti.
Ci si domanda quando sia il momento perfetto per l'aggancio del maltrattante così da iniziare un percorso di ritrovamento del sé, cambiare prospettiva nel vedere le cose e sciogliere questo nodo di rabbia mista a frustrazione e bisogno di rivalsa che lo pervadono e contaminano.

LA VIOLENZA FA MALE ALLA VITTIMA MA ANCHE AL MALTRATTANTE
Per comprendere come e quando agganciare il maltrattante, si deve prima chiarire l'ambito della affettività in cui si muove.
La vittima sceglie il compagno, non la sua violenza. Ma con il partner si sceglie e accetta tutto un bagaglio di amicizie, relazioni e contesti a volte difficili da abbandonare. Perché non si lascia solo il compagno ma anche tutto ciò che ha a che fare con lui.
Per comprendere come intervenire, si ha bisogno di chiarire che legame si sia instaurato tra vittima e carnefice, che tipo di dipendenza emotiva si sia sviluppata e che relazione si sia costruita, quali siano i limiti e i punti di forza della coppia e quanto la vittima non riesca a staccarsi dal maltrattante.

Per delitti di sfruttamento sessuale dei minori, di tratta di persone, di violenza sessuale e di adescamento di minori, se la polizia giudiziaria o il pubblico ministero o il difensore devono assumere informazioni da minorenni, occorre che procedano con l’ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile.
Il punto di partenza è il bisogno di poter riporre fiducia nell'altro, nello specifico nella Giustizia. Anche in questo caso i media interpretano un ruolo molto importante e, a volte, unico canale di informazione per persone in contesti disagiati. Diffuso scontento, lungaggini burocratiche, Leggi poco efficaci, infiniti cavilli che possono mettere in libertà l'aggressore. Se la vittima ascolta solamente questa campana, non avrà mai la forza di cambiare le cose e chiedere aiuto né, ancora prima, a rendersi conto della situazione in cui versa lei e chi le sta vicino.

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