martedì 17 dicembre 2013

Convegno maltrattamenti 3° parte


La vittima ha bisogno di riprendere contatto con la realtà che non è tutta brutta, violenta e negativa. Di ritrovare se stessa, la sua autostima, l'istinto di conservazione.
Questo si può fare se si agisce come se fosse la prima storia di quel genere che si ascolta. Il proprio vissuto, non per forza di ambito familiare e intimo ma anche solo lavorativo, innesca meccanismi di difesa, degli automatismi che già ci fanno capire come andrà a finire. Questo traspare dai comportamenti e le parole e chi si ha di fronte, in quel momento molto sensibile, lo percepisce forte e chiaro. Tutto questo è solo dannoso per la buona riuscita dell'intervento.
Un metro di valutazione per l'agito dell'operatore può essere il senso dell'umorismo. Se viene a mancare, deve suonare un campanello di allarme perché l'automatismo è in agguato e ci si sta alterando, ricordando. (metodo spagnolo Prof. Fernandez).
Bisogna tornare al “senso comune” per sviscerare le vere cause di violenza:
   marito violento. La ami e la picchi. Hai la persona delle tua vita, vuoi tutto per lei e la massacri?
   moglie vittima. Voglio morire per non sentire più la tensione e la paura. Da morta come puoi provare il sollievo di non avere più tensione?
Secondo un approccio presentato dal Prof. Fernandez, un punto di partenza per agganciare l'altro potrebbe essere, partendo da informazioni fornite, provocare stupore o scandalo con un'ipotesi esagerata, innescando nell'altro il desiderio di chiarire, approfondire, giustificare ciò che è stato fatto fino a quel momento.
In ogni caso, statistiche alla mano, il pianto nei primi momenti o incontri sono significativi di una alta percentuale di riuscita del trattamento o intervento.
Sia che si tratti di vittima, di maltrattante o minore, testimone/vittima, è fondamentale sottolineare anche i minimi progressi, le conquiste, le ammissioni e prese di coscienza di ciascuno. Il ruolo che si interpreta non fa della persona quel tipo di persona. Un ruolo NON è la persona. Si deve scardinare la convinzione che la vittima sarà sempre vittima e il violento sempre violento. Ogni esperienza, anche se ripetuta, sia da vittima che da aggressore, è un esame che ci si impone di sostenere per verificare se la lezione precedente è stata imparata e, con l'esperienza, si riesce a cambiare atteggiamento o risposta agli stimoli esterni.
Risulta inoltre importante riuscire ad individuare il momento preciso in cui si perde il controllo, per così isolarne la causa, la miccia che una volta accesa porta ad una escalation di situazioni pericolose.
Si deve tornare a considerare la famiglia un porto sicuro, la risorsa primaria del proprio benessere e, se si percepisce pericolo, lo si deve interpretare come segnale d'allarme.
Le cause per cui è l'uomo l'autore delle violenze sono: dominio, possesso, exploit di rabbia al momento della separazione affettiva/coniugale o anche solo all'annuncio di tale decisione.
Nel caso della donna è l'esasperazione giunta al culmine dopo anni o episodi di maltrattamenti subiti.
In un solo caso le donne hanno un ruolo più attivo nel maltrattamento ovvero nei casi di violenza psicologica attraverso apprezzamenti offensivi, la disistima e l'isolamento. Queste tecniche portano la parte offesa a dubitare delle proprie capacità , rilevando il valore del/della partner che sembra concedere una grazia accettando di tenerli come compagni di vita. In verità chi mette in atto tale violenza grida palesemente per non essere lasciato/a. Sminuendo l'altro, si acquisiscono “punti” agli occhi dello stesso partner che si sentirà vincolato, debitore e quasi onorato di tale premio, accettando e giustificando tutte le angherie.
La violenza economica, che è a se stante, alla fine spesso si mischia con altri tipi di maltrattamenti, come una sorta di aggravante di certi atteggiamenti di isolamento.
Nella violenza sessuale, che può verificarsi nell'ambito famigliare, in un incontro occasionale (saltuario o appuntamento al buio), in rapporti non graditi o tramite l'utilizzo di internet (video girati e poi utilizzati per minacciare, costringere la vittima a fare o tollerare situazioni) si ha una vera e propria mortificazione della vittima, vista e trattata come mero oggetto sessuale. Qui il dominio è un elemento forte e lo svilimento della persona lascia segni indelebili. In detti casi gli operanti sono costretti a muoversi con estrema cautela, limitando commenti e contenendo anche le più banali espressioni facciali che, se viste dalla parte lesa, rischiano di essere tradotte in giudizi e commenti negativi.
La vittima si sente sporca, ha bisogno di ambiente neutro, protetto, accogliente, caldo. Non sballottata dall'Ospedale per le lunghe ed impegnative perizie del caso al posto di Polizia procedente per la formalizzazione della querela. Anche in questo caso serve una rete, un filo conduttore che allinei le parti coinvolte su un target di alto livello per le necessità delle parti lese che erano di cristallo e si sono viste andare in frantumi.
La cultura ha segnato molto la società, certi concetti sono duri da estirpare.
Seneca: il padre è l'unico legittimato ad uccidere
Codice Napoleonico: l'uomo offre protezione in cambio di obbedienza da parte della donna;
Art. 587 C. P. : omicidio d'onore, valido fino al 1981.
A questo si aggiungono le tradizioni e gli usi comuni. Un minore che non ha termini di paragone, assumerà per naturale il maltrattamento a cui è sottoposto o a cui assiste nella zona che considera protetta ovvero la sua casa ed il suo ambito famigliare.
Si fa confusione tra semplice diverbio, scontro e maltrattamento vero e proprio.
Da qui si ha il ciclo dell'abuso e l'identificazione con l'abusante.

petrablu

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