venerdì 6 dicembre 2013

Ecco, concepirai un figlio e lo darai alla luce (domenica 8/12)


Commento al Vangelo di p. José Maria CASTILLO
Lc 1, 16-38
[In quel tempo,] l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

1. Il dogma dell’Immacolata Concezione deve essere ri-pensato e re-interpretato. Perché è passato più di un secolo e mezzo dalla definizione di Pio IX (8.XII.1854). E durante questo tempo si sono modificati alcuni punti, che riguardano questa dottrina, che, per ciò stesso, deve essere compresa in altro modo. Nella festa dell’Immacolata, la Chiesa celebra il fatto che Maria, la madre di Gesù, non ebbe il peccato originale. Per questo, come è logico, per comprendere debitamente quello che significa questa festa, per primo si deve considerare quello che i teologi chiamano “peccato originale”. La teologia cristiana s’inventò la teoria del peccato originale perché, nell’antichità, si pensò che il racconto di Adamo ed Eva nel paradiso (Gn 3) è un racconto storico, nel quale si racconta come il primo uomo (e padre di tutti gli uomini) peccò e si allontanò da Dio. Il peccato di Adamo sarebbe stato il peccato
originale “originante”. E per questo noi tutti figli di Adamo veniamo al mondo con il peccato originale “originato”, cioè, ereditato dai nostri padri.
  1. Oggi si sa che quello di Adamo non è una “storia”, ma un “mito”. Quello che con questo mito vollero dirci gli antichi è che il male esiste nel mondo, non perché lo volle Dio, ma perché l’uomo (Adamo) peccò. Cioè, il responsabile del male non è Dio, ma l’uomo. Oggi, tutto ciò è sottoposto ad una profonda revisione. E quello che è chiaro è che l’essere umano è un essere “limitato” ed inoltre “portato verso il male”. Questa limitazione e questa inclinazione sono quello che si può denominare con l’espressione “peccato originale”.
  2. Dire che Maria è «im-macolata» è lo stesso che affermare che è stata l’unico essere umano che è venuta a questo mondo «non-macchiata». Cosa che presuppone la comprensione del «peccato» come «macchia». Ma oggi sappiamo che questa è un’idea presa dalla magia antica, che in questo modo spingeva la gente al «regno del terrore» (Paul Ricoeur). Da questo deriva la paura nei confronti dei tabù legati all’impurità, alla sporcizia nella coscienza, nelle mani, nel sangue...
  3. Che significa questa festività? Che Maria, la madre di Gesù, fu liberata da quello che fa nascere il male nel mondo: il desiderio (Es 20,17). Non qualsiasi desiderio, ma il peggiore di tutti, quello di «essere come Dio» (Gn 3,5). Cioè, il desiderio di essere al di sopra di tutti e di dominare tutti. In questo sta l’origine di tutte le nostre disgrazie.
  4. Maria, la madre di Gesù, non fece del male ad alcuno. E fu sempre una donna del popolo, umile e semplice, che “credette” profondamente (Lc 1,45) in Dio e nei suoi disegni. La festa di oggi, più che della purezza di Maria, ci parla della sua bontà, della sua fede e della sua umanità. 

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