sabato 11 gennaio 2014

Commento al Vangelo


Il battesimo di Gesù di Nazareth
(Matteo 3, 13-17).
In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto».

Questa pagina biblica rappresenta una icona, un quadro teologico ricco di significato. La Bibbia è piena di “voci dal cielo” con cui Dio chiama il popolo e i singoli e notifica il Suo volere.
La metafora del cielo che si apre per farci udire la voce divina è la testimonianza di un Dio che si avvicina, accompagna, resta in dialogo con noi, esorta, rende consapevole dei suoi doni o conferisce una chiamata, una vocazione particolare. Dunque un Dio vivo, in relazione con il popolo, con i profeti, con noi.
Solo quando si comprese che Mosè era stato davvero spinto dal soffio di Dio in tutto l’arco della sua vita e che la sua “impresa”, il suo servizio al popolo erano stati possibili esclusivamente perché Dio lo aveva accompagnato, solo allora si scrisse che Mosè udiva la voce dell’Eterno (Esodo 19, 19 e Numeri 7, 89). Questo linguaggio biblico non ha nessuna parentela con le fantasie alienate di quanti dicono di sentire la voce di Dio: visioni allucinatorie presentate come “apparizioni”.
Con tutto il rispetto e la cura che si deve a chi soffre di disturbi allucinatori, bisogna nutrire grande diffidenza per quei “buffoni sacri” che fanno affari presentandosi come destinatari di una “voce” o di una “visione” divina. C’è poi chi ha fissato l’appuntamento con una voce dal cielo che, puntuale, si ripete alla data convenuta!!! Siamo al delirio travestito di devozione… Frode, inganno, misticismo patologico, affari, protagonismo e quanto di peggio si possa immaginare.
La Bibbia, quando ci parla di una voce dal cielo, ci lascia invece un messaggio limpido e non autorizza paranoie, inganni, evasioni misticheggianti.

I versetti 13, 14, 15
Il battesimo di Gesù, ricevuto nel Giordano da Giovanni il Battezzatore, "è uno dei punti più saldi della ricostruzione storica della vicenda del nazareno", scrive il biblista cattolico Giuseppe Barbaglio. I sinottici lo attestano in modo che non lascia dubbi sulla sua storicità.
Le prime comunità cristiane ce lo hanno trasmesso con un certo imbarazzo anche perchè, nel riconoscere in Gesù "il figlio di Dio", avrebbero forse voluto presentarcelo esente da ogni macchia, anzi non bisognoso di conversione. Il quarto evangelo, quello di Giovanni, il più interno al processo di divinizzazione di Gesù, addirittura sopprime l'episodio del battesimo di Gesù. Anche gli altri Vangeli riferiscono il battesimo di Gesù in modo molto veloce (Luca quasi di passaggio e Matteo creando artificialmente una scena di schermaglia col Battista) e costruiscono, nei versetti successivi, lo scenario grandioso e luminoso della voce dal cielo con cui Dio manifesta a Gesù il Suo amore e il conferimento di una particolarissima missione.
Così riescono a "nascondere" un pò l'evento del battesimo di Gesù che troppo chiaramente metteva il nazareno in subordine rispetto al Battista di cui fu discepolo. Sempre di più i cristiani tenteranno di archiviare o relegare in un cantuccio i pochi ma sicuri accenni al dato storico del battesimo di Gesù.

Il significato del battesimo di Gesù
Intanto un significato è ovvio: Gesù accetta di farsi discepolo del Battista e riconosce in lui il profeta, l'annunciatore dell'escatologia imminente, cioè dell'avvicinarsi dell'intervento finale di Dio. Gesù è stato un discepolo, dunque.
"Resta da capire - prosegue ancora Barbaglio - con quale coscienza Gesù si è fatto battezzare. Da peccatore gravato da sensi di colpa per peccati compiuti personalmente, come ritiene Hollenbach, oppure, come pensa il teologo cattolico Meier, cosciente di far parte di un popolo bisognoso di conversione, penitente in piena solidarietà con la sua gente che doveva essere messa al riparo dalla minaccia della catastrofe imminente? Si può pensare che il nazareno si sentisse parte della sua generazione dominata dal male e in preda al disordine più grave e bisognosa di essere purificata, per poter far parte del nuovo ordine che Dio avrebbe creato nel suo popolo. Dal punto di vista storico l'ipotesi di Hollenbach appare più plausibile: il fatto che Gesù venne dal Battista per il battesimo mostra in modo dimostrativo che pensava di essere un peccatore bisognoso di penitenza".
Senza mezzi termini il teologo Gerd Theissen scrive: "Sul piano storico la realtà deve essere stata proprio quella: per un certo periodo Gesù riconobbe il Battista come "maestro" a lui superiore, e si fece da lui battezzare per il perdono dei propri peccati. Egli si considerava uno dei molti che in Israele volevano convertirsi per sottrarsi all'imminente giudizio di Dio" (Il Gesù storico, Queriniana, pag. 262).
In ogni caso il battesimo di Gesù significa che il nazareno, inserendosi nel solco del Battista e immergendosi nel cammino di conversione del suo popolo, ha dato una svolta alla sua vita, convinto che Dio lo stava chiamando ad un compito pubblico da svolgere in mezzo al suo popolo.

Che grande orizzonte...
Per la nostra fede è davvero tonificante il prendere atto che anche Gesù ha percorso la strada della nostra umanità: ha imparato dal Battista, si è immedesimato e immerso nelle vicende del suo popolo e del suo tempo, ha cercato la volontà di Dio, ha compiuto un cammino di conversione a partire dal proprio cuore. Come siamo lontani da una certa immagine del Gesù-Dio di catechistica memoria...
Quando diciamo che, per noi cristiani, Gesù è "il figlio di Dio", intendiamo - come più volte in queste ultime settimane ho ricordato nei commenti domenicali - sottolineare che Dio lo ha costituito per noi come il testimone per eccellenza del Suo regno, la Sua epifania.

"Comunque è certo che Gesù non ha mai detto di essere il figlio di Dio trascendente; è la chiesa delle origini che ha tematizzato e sviluppato tale titolo glorioso fino ad arricchirlo di contenuti sorprendenti... A scanso di malintesi possibili e anche esistenti... pare necessario precisare che la fede in Gesù dei primi cristiani non ha preso il posto della fede in Dio; essi non hanno per nulla abiurato il monoteismo ebraico, cioè la confessione dell'unico Dio esistente. Hanno esaltato oltre ogni dire Gesù, soprattutto come il Signore (Paolo in particolare) e il logos eterno (il Quarto Vangelo), ma non si sono mai spinti a fare di lui un secondo dio (G. Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea, Dehoniane, pag. 618). La verità storica inoppugnabile è che anche Gesù, per compiere la sua missione, ha dovuto compiere un cammino di conversione. Questo fa scandalo ancora oggi per certe visioni di Gesù, ma rappresenta una pietra miliare per il rinnovamento della nostra vita di fede partendo dal Gesù storico.

Convertici ogni giorno
Non c'è altra strada. Per te, per me, per ogni comunità la strada è chiara e quotidiana: convertirci ogni giorno e diventare coscienti che non viviamo a caso, se ascoltiamo, come Gesù, la voce di Dio, se non chiudiamo il cielo sopra di noi, se non ci barrichiamo nelle tombe degli idoli e nelle prigioni dell'io.
No, non facciamo gli eroi, mettiamo da parte le pie menzogne sui santi. Se vogliamo che la nostra vita non si chiuda nella routine, nel nido accogliente delle nostre pie e calde abitudini, se vogliamo che i nostri cuori e i nostri passi vadano fiduciosi verso un futuro "altro", abbiamo bisogno della "voce dal cielo", del messaggio risvegliante delle Scritture e dell'urlo inquietante delle periferie del mondo.
Ma guai a noi se non discendiamo nelle acque profonde del Giordano e nei sotterranei della storia che, senza andare lontano, spesso possiamo trovare anche dietro l'angolo, nella nostra stessa città. Immergersi, non spruzzarsi con qualche goccia.

I versetti 16–17
Ancora un breve pensiero su questi versetti. Nella “confusione” delle voci culturali, commerciali e devozionali, nella babele dei linguaggi, quanto dovremmo benedire Dio che ci dona una chiara prospettiva di vita nella persona, nella esistenza storica, nel messaggio di Gesù di Nazareth…
Non è assolutamente scontato, oggi, trovare una strada affidabile che dia senso al nostro vivere, agire e morire. Molte persone si trovano a vivere “come pecore senza pastore”, senza punti di riferimento, senza luoghi di confronto, come viandanti senza meta, su strade che non portano a nulla o che portano al nulla. Quanti sono prigionieri di un girotondo attorno a se stessi/e in una totale autoreferenziabilità!
La “voce di Dio” che ci invita a guardare a Gesù di Nazareth e a far nostre le sue scelte di vita è oggi più che mai utile e preziosa per amare la nostra vita, riceverla come dono e come responsabilità, per scoprire che sopra di noi e sopra questo mondo non si chiude mai il cielo e non si spegne mai il sorriso di Dio, nonostante tutte le angosce e le “disperazioni” di cui è costellata l’esistenza umana.
Anche quest’anno leggeremo insieme molte pagine della Scrittura per aprire il nostro orecchio e il nostro cuore alla voce di Dio cercando di restare, come Gesù e con Gesù, “immersi” nella vita quotidiana dei “senza potere”, nelle acque profonde del Giordano.



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