sabato 18 gennaio 2014

Commento al Vangelo


SEMPRE DENTRO LA “BENEDIZIONE”
(Matteo 4, 1-11)
1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5 Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,
ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,
perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».
7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non tentare il Signore Dio tuo».
8 Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». 10 Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto:
Adora il Signore Dio tuo
e a lui solo rendi culto».
11 Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.
Quando si legge questo notissimo brano del Vangelo, che è situato all’inizio del viaggio di Gesù tra i villaggi della Palestina, è subito bene dichiarare  che non esiste nessun diavolo. Satana è una figura retorica, una metafora che parla dei mille mali che assediano le nostre vite e le strade del mondo. Con tale immagine gli evangelisti personificano il male e ne parlano come se si trattasse di un agente spirituale, esterno e tentatore. Questo processo culturale e linguistico si chiama “personificazione” e  sarebbe una ingenuità credere che esista quell’essere maligno che la fantasia popolare ha chiamato diavolo. Ma nella nostra chiesa persiste un fenomeno sconcertante. Nell’organico di ogni diocesi esiste ancora la figura del prete esorcista. La nomina di esorcisti induce molta gente a pensare ad una presenza misteriosa di questo “personaggio”, anziché aiutare le persone ad individuare i “diavoli” concreti con  i quali dobbiamo fare i conti dentro e fuori di noi.
E’ importante abbandonare la credenza nel diavolo che, tra l’altro, ha creato sofferenze, manipolazioni, paure e pratiche superstiziose. Ancor più perché è deresponsabilizzante e comodo mettere sul conto del diavolo le mille “diavolerie” (egoismi, guerre, violenze, sfruttamento…) che sono in realtà un nostro prodotto. Va pure annotato che oggi parlare di esorcismo rende ridicolo il discorso religioso.

Anche Gesù
Gesù ogni giorno della sua vita, proprio come noi, dovette cercare e sforzarsi di compiere la volontà di Dio. Nemmeno per lui fu facile sottrarsi alla “tentazione” del successo, dell’egoismo e alla seduzione del quieto vivere. Anch’egli entrò nella strada della solidarietà con i più abbandonati e con le più emarginate facendo i conti con le sue paure, i suoi entusiasmi, i suoi pregiudizi, le sue delusioni e i suoi tentativi. Cercò nella preghiera e nella testimonianza dei profeti la forza e la luce per non tradire la causa dei poveri. Nella sua esistenza quotidiana Gesù, su questo sentiero scoprì che la “causa di Dio” coincide con la liberazione dei più deboli. Egli non dava a nessuno l’impressione di avere Dio in tasca, ma di essere un ricercatore della Sua volontà.
Il dogma cristiano ha cancellato, ha oscurato Gesù di Nazareth, quello storico e ha fatto di lui una persona divina. Io voglio essere un discepolo di Gesù di Nazareth e non mi è possibile né mi interessa diventare discepolo della seconda persona della trinità!!!!   Come lui, nel mio percorso quotidiano, debbo fare i conti con la difficoltà a passare dall’egoismo all’amore, dall’indifferenza al coinvolgimento.

Nel nostro oggi
E’ nostro compito interpretare per il nostro tempo questa immagine di satana. Gli occhi della fede ci aiutano ad individuare tanti “ diavoli in carne ed ossa” che, come il satana del Vangelo, citano la Bibbia, i valori cristiani e si fanno paladini della sacralità della famiglia e della vita,difensori dei valori non negoziabili, crociati del cristianesimo e della sua civiltà. Il pensiero corre a realtà e nomi precisi, a tante persone che si rifanno  alla religione cattolica, difendono il crocefisso, finanziano le scuole cattoliche, frequentano i sacri palazzi, fanno oboli miliardari ai burocrati della chiesa cattolica e partecipano a culti, processioni, inaugurazioni e funerali di stato accanto a cardinali e alti prelati. Tutto questo, dichiarano con evidente ipocrisia , per essere fedeli alla tradizione cristiana in versione cattolica.
Si coprono del manto e del linguaggio religioso e, come satana avanza le sue proposte tentatrici citando la Bibbia, usano Dio e la religione per i propri interessi. E’ una storia lunga e pesante dalla quale è difficile prendere congedo.
In realtà papa Francesco in questi mesi ha fatto rifiorire qualche lembo di speranza di un reale cambiamento, ma occorrerà vederne la verifica in scelte più incisive e coerenti che, del resto, non potranno maturare senza l’apporto decisivo del popolo di Dio.

 La “tentazione” non cancella la “benedizione”
 Il quadro evangelico è estremamente espressivo: Gesù respinge “il biblista satana”, rintuzza i suoi argomenti e lo caccia.
 Così questa pagina ci apre il cuore alla fiducia. Il nostro pellegrinaggio umano è una esistenza ”tentata”, con tutti i connotati della precarietà. Essere “esposti alla tentazione” è la ineludibile condizione della nostra creaturalità. L’esistenza umana e cristiana è esposta alle imprevedibili sfide di una navigazione che alterna bonaccia e tempeste. E’ in questo contesto che la fede ci testimonia la compagnia di quel Dio che non ci abbandona mai. Anche nella fragilità e nelle tenebre, in tutte le nostre oscillazioni e situazioni esistenziali, noi restiamo sempre “uomini e donne della benedizione”, cioè creature accolte e avvolte dal Suo amore.

TI PREGO,
o DIO, dentro le  gioie e le amarezze della vita, mantienici nella fiducia in Te. Oggi Ti ricordo particolarmente Gisella, una nostra sorella cara e piena di vita e di disponibilità. Possa gustare nei giorni della malattia il sostegno della Tua presenza ed abbandonarsi al Tuo amore.

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