domenica 19 gennaio 2014

UNO SCRITTO DEL 1974 DI PADRE ERNESTO BALDUCCI




“Occorre anzitutto liberarsi dall’ideologia cattolica della famiglia, che scambia per istituzione naturale quello che è il prodotto di una struttura economica e sociale che si è venuta formando nel corso dei secoli.
Occorre anche prendere coscienza che il cosiddetto modello cristiano di famiglia non è la traduzione giuridica di un ideale evangelico. I primi cristiani non avevano un proprio ordinamento giuridico della famiglia: non conoscevano un matrimonio cristiano, non si sposavano in chiesa davanti al prete. Piuttosto si adeguavano agli istituti giuridici e all’etica corrente, anche laddove questa imponeva che fosse il pater familias a sceglier un marito per la figlia.
Solo dopo l’avvento dell’epoca costantiniana, quando la Chiesa acquista potere politico nella società, nasce l’ordinamento giuridico del matrimonio cristiano, definitivamente ratificato dal Concilio di Trento. Si tratta perciò di un prodotto storico, come tale relativo. Nell’epoca moderna, che è caratterizzata di diritto e di fatto dal pluralismo culturale, non ha più senso difendere acriticamente questo modello.
Nel modello storico che abbiamo ereditato, l’indissolubilità della famiglia, più che il portato della scelta cosciente dei coniugi, era la conseguenza oggettiva della unità patrimoniale della famiglia. Tutta la famiglia dipendeva economicamente dal patrimonio del padre; per cui una donna che avesse avuto mille buone ragioni per lasciare il marito era destinata a morire di fame o a essere rifiutata dalla società come donna di facili costumi.
Questa indissolubilità della famiglia era anche il riflesso di una concezione culturale della donna, che la vedeva sottomessa all’autorità maritale e la definiva solamente secondo un criterio biologico, come vergine o madre.
A tutto ciò si aggiungeva un pessimismo sessuale, che svalutava il significato dell’amore coniugale, riducendolo a mero strumento di procreazione.
Questo modello familiare è storicamente in crisi in seguito al mutamento profondo delle strutture economiche e culturali della società moderna. Non può essere conservato con l’argomento che esso risponde all’ideale evangelico. Il Vangelo non offre nessun modello assoluto di famiglia, giacché tale non può essere considerata neppure la sacra famiglia di Nazaret, per il semplice fatto che – almeno secondo la concezione di fede – Maria e Giuseppe non erano marito e moglie.
Occorre invece domandarsi in che senso il Vangelo si apre a questa esperienza particolare della vita che è l’amore coniugale nel contesto familiare. Sotto questo profilo possiamo individuare alcuni punti fermi. In Gesù Cristo, la disparità tra uomo e donna è abolita. In secondo luogo, la fedeltà coniugale non è il risultato di una legge esterna, ma è una esperienza dell’amore. Un’altra esigenza interna allo spirito evangelico è il rifiuto della strumentalizzazione dell’altro, che proibisce di rendere l’altro uno strumento al nostro servizio.
Comunque, la consapevolezza fondamentale per il cristiano è che il Vangelo non si presta a diventare fondamento per gli ordinamenti giuridici, perché è parola profetica, cioè una parola che indica certe linee di crescita, le quali sboccano in una totale liberazione cristiana.
Tuttavia, non dobbiamo cadere in un così ingenuo evangelismo da credere che la famiglia non interessi la società, che debba essere riferita soltanto all’esperienza spirituale. Ogni espressione dell’uomo, e la famiglia in particolar modo, in quanto si innesta nei rapporti sociali generali, ha bisogno di istituzionalizzarsi. La istituzionalizzazione è un momento di serietà umana, in cui si traduce in norma esterna la responsabilità di fronte alla società intera. Ma questo momento è del tutto legato alle condizioni storiche, che sono per definizione mutevoli e sono effettivamente mutate. Perciò oggi c’è bisogno di una nuova istituzionalizzazione della famiglia. La famiglia è una creazione continua. Basti pensare che nella Bibbia c’era la poligamia e solo in un secondo tempo s’è acquisito il valore irrinunciabile della monogamia. Perciò la famiglia dovrà forse cambiare ancora forma. E dovrà cambiare per acquisire quel di più di libertà che l’uomo deve avere. Quando parliamo di libertà non parliamo della libertà soggettivistica, ma di una libertà in cui veramente l’esistenza dell’uno sia garanzia e condizione della libertà di tutti gli altri”.

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