sabato 21 giugno 2014

Commento al Vangelo


NON CANNIBALI MA ASSIMILATORI DEL MESSAGGIO DI GESU’
Giovanni 6, 51-58

51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Questo brano del vangelo di Giovanni viene letto oggi, nella festa del Corpus Domini come se fosse scontato che esso parli espressamente dell'eucarestia. Anche se l'ultima redazione del Vangelo lascia intravvedere alle spalle una comunità che celebra la cena del Signore, il senso primario di questa pagina è ben più profondo.
Intanto…occhio alle traduzioni! Il versetto 57 recita testualmente: "Come il Padre, che è vivente, ha inviato me e io vivo mediante il Padre, così colui che mangia me vivrà anch'egli mediante me".

Mangiare Gesù, nel linguaggio simbolico di Giovanni, non è un fatto di masticazione, ma di accoglienza di Gesù nella nostra vita. Significa diventare consapevoli che Dio ci nutre mediante la testimonianza e il messaggio di Gesù.

Egli è per noi il pane, il nutrimento, la manna del nostro cammino. L'esegeta cattolico Lèon-Dufour scrive: "Queste parole vengono spesso utilizzate per affermare il realismo della presenza eucaristica ... Per l'evangelista non ci tratta affatto della realtà fisica "carne e sangue", ma del Figlio dell'uomo che bisogna "mangiare", cioè accogliere nella fede, come viene detto nel versetto 57. Invece di insistere su carne e sangue, come se ciò contribuisse a valorizzare la "presenza reale", bisognerebbe entrare più profondamente nella simbolica giovannea del nutrimento ... La "presenza reale" è essenzialmente "l'incontro reale" del credente con il suo Signore (Giovanni, pag. 249).

Che cosa significa presenza reale in una lettura adulta e corretta?
Ben altra cosa dal dogma cattolico della presenza reale.
E' qui che la pagina diventa proposta e sfida. Infatti posso leggere le Scritture, partecipare ai sacramenti, essere un assiduo frequentatore della chiesa e, in realtà, non aver mai accolto in me il messaggio di Gesù.

Non è la "manducazione" fisica dell'eucarestia che mi assicura di essere un discepolo di Gesù. Fior fiore di truffaldini, di assassini e di delinquenti come Francisco Franco o Pinochet (e altri più camuffati da difensori della civiltà cristiana anche vicino a noi) sono stati dei leccabalaustra.

Il rischio esiste per ognuno di noi. Se il messaggio e la pratica di vita di Gesù non dimorano in noi, possiamo confondere la fede con il ritualismo. Il problema della vita cristiana è proprio qui: accogliere dentro di noi, come cibo che ci fa vivere e credere, la proposta del nazareno.

La fede, non un rito magico


La fede non ci viene dal mangiare, tracannare, assimilare e diffondere regole e documenti ecclesiastici. "Mangiare chiesa" ogni giorno è addirittura pericoloso. La chiesa diventa un ente inutile se non si mette al servizio del messaggio biblico. Ho pubblicato alcuni giorni fa alcune righe per segnalare l'ultimo libro del cardinal Martini che davvero ci lancia questo messaggio di conversione. La chiesa troppe volte vive di sè anzichè del vangelo.
A ben ragione il teologo Marcelo Barros quando scrive: “Ai fratelli e alle sorelle che leggono queste righe del Vangelo, rivolgo l’invito di rivedere la propria maniera di credere e di esprimere la fede”. infatti, se non si coglie la pregnanza biblica di questo linguaggio simbolico, l’eucarestia rischia di ridursi ad una consumazione individuale, quasi cannibalesca. Il vero significato dell’eucarestia è questo sederci a tavola con Gesù per imparare ancora a metabolizzare, a fare nostro il suo stile di vita, a condividere nella concreta prassi che caratterizzò l’esistenza quotidiana di Gesù con il mondo dei più poveri ed emarginati.

Una festa inventata: la prima volta a Liegi nel 1246
Quando fu inventata la festa del corpus domini a partire dal tredicesimo secolo, essa accentuò una concezione fisicista e vide una grande sollevazione di teologi contro questa interpretazione materiale, fisica dei vocaboli corpo e sangue.
Dopo la riforma protestante, il Concilio di Trento rilanciò l’interpretazione fisica-materiale della presenza reale in polemica con l’interpretazione simbolica di gran parte del protestantesimo e così l’accentuazione sacrale, rituale e materiale prevalse sulla ricerca del significato dell’eucarestia nella vita del cristiano.
Bisogna onestamente riconoscere che la soppressione della interpretazione simbolica e la promozione dell’adorazione eucaristica dell’ostia dentro e fuori il tabernacolo è oggi abbandonata anche in campo cattolico da chi conosce il linguaggio tipico del Vangelo di Giovanni.
In nessun passo biblico viene autorizzata la prassi dell’adorazione e l’espressione mangiare e bere  ha una valenza molto profonda.  Sono messo davanti ad una scelta: voglio interiorizzare, portare dentro la mia vita quotidiana il messaggio di Gesù o voglio compiere un rito sacro e magico che, “ciucciando” un’ostia, mi mette automaticamente in contatto con Gesù?

don Franco Barbero

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