venerdì 11 luglio 2014

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 13 LUGLIO

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

L’intero capitolo 13 del vangelo di Matteo è dedicato al “Regno dei Cieli” ed è composto da 7 parabole (ricordiamoci che il numero 7 per i giudei rappresentava la totalità/la completezza perciò le 7 parabole dedicate alla spiegazione del Regno significano che in questo capitolo c’è tutto ciò che ci è dato a sapere e conoscere sul Regno).
Sarebbe necessario leggere tutto intero il capitolo per capire più esattamente ciò che l’autore vuol riferirci sul Regno comunque facciamo un passo alla volta.
Gesù è in Galilea, la sua regione di origine, esce di casa e si posizione in riva al mare (anche se è il lago di Tiberiade o Galilea) e per la troppa folla si deve spostare su una barca mettersi a riva e parlare dal mare alla gente a cui si rivolge in parabole.
Dal versetto 10 possiamo capire che il linguaggio di Gesù variava a seconda di chi aveva davanti, infatti Lui stesso ci spiega che alla folla doveva per forza rivolgersi con semplici parabole, facili da capire a tutti, in quanto venivano usate parole e azioni che la gente poteva constatare nella vita di tutti i giorni. Ecco il capitolo 13 con i suoi paragoni del quotidiano di un seminatore, di un mercante, di un pescatore, di una massaia; con linguaggio semplice dove si ricorda il seme da seminare, la zizzania che cresce insieme al raccolto, i chicchi come crescono, il lievito come lavora nella farina, i piccoli tesori che si potevano trovare nei campi in cui erano stati nascosti per paura dei soldati, le reti che tirano su dall’acqua pesci buoni e cattivi; ognuno degli ascoltatori può identificarsi in un personaggio del racconto quindi può capire che si parla anche di sé stesso.
Gesù usa un altro linguaggio con le persone che lo seguono giornalmente, quelle che lo ospitano al passaggio nelle proprie abitazioni, persone con cui ha cominciato a parlare in maniera più profonda preparandoli, probabilmente, ad una missione più impegnativa simile alla sua ( in seguito li manderà a due a due nei villaggi).
Il livello di conoscenza e di comprensione è diverso, si passa dalla parabola rivolta alla folla=tutti per arrivare al linguaggio riservato ai più costanti, assidui, seguaci di Gesù. Anche noi oggi dobbiamo pensare dove posizionarci, rimanere al livello parabola o addentrarci ad una conoscenza e pratica più intensa.
In questa parabola del seminatore ci si richiama a come avveniva la semina, cioè lanciando un pugno di semi con la mano, sembra quasi che il seminatore non trattenga il gesto dello spargere quando si avvicina alla via o al terreno roccioso o alla macchia di spine ma i semi vengono lanciati ugualmente. Alla fine solo “una parte” va a finire nel terreno buono.
Il seminatore compie ugualmente l’atto del lancio verso tutti i terreni anche quelli che probabilmente non sono idonei ( in seguito viene anche spiegato dall’evangelista come e perché il seme non può attecchire o arrivare a maturazione).
Comunque viene sempre usata la parola “una parte” anche quando ci si rivolge al terreno buono che meriterebbe un lancio extra.
La parte che cade nel terreno buono non dà un risultato uguale su tutto il terreno, ma in qualche zona rende il 30%, in altra il 60% e in altra il 100% e poi spiega l’avangelista che il terreno buono sono le persone che sanno ascoltare e comprendere e anche loro daranno risultati non omogenei, differenti per resa in quanto (possiamo immaginare) sta alle persone, dopo aver ascoltato e compreso, mettere in pratica e questa è la parte più difficile!!
Comunque la resa del “terreno buono” quindi le persone che ascoltano, capiscono e mettono in pratica il lavoro per la realizzazione del Regno i risultati variano dal 30-60-100% e questa differenza di resa sta sempre e solo all’individuo che agisce, alle sue capacità; sempre tutte rese positive e apprezzabili.
Bello anche all’inizio le similitudini che Matteo ci indica in base alle credenze di allora:
il mare tradizionalmente rappresentava la sede degli spiriti del male, la casa rappresentava il luogo sicuro di appartenenza, la barca è il simbolo della missione. Quindi ci viene indicato che Gesù invita ad uscire dalle sicurezze che ci da il luogo conosciuto per portare la missione e quindi lavorare per far germogliare il seme anche in presenza del mare/male che non può essere evitato, ci sta attorno, fa parte della nostra vita/storia, ma non deve fare paura e non può scoraggiarci.

sergio

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