sabato 19 luglio 2014

Commento al Vangelo


(Mt 13, 24-43)

In quel tempo, Gesù 24espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. 28Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. 29“No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».
31Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». 33Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». 34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.
36Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!»


Vorrei partire per il commento dai versetti 34-35:
34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

Le parabole sono una originale modalità di comunicazione verbale attraverso cui Gesù chiarisce la sua concezione di Dio e del suo Regno.   Dice il Cardinal Martini:

 Le parabole sorgono dal cuore di Cristo, dalla sua passione per Dio e dal suo amore per l’uomo, dal bisogno impellente di svelare adeguatamente il volto del Padre, il segreto della sua opera di salvezza, la potenza del suo Regno e le conseguenze per la vita degli uomini. Abbiamo così toccato il punto essenziale. La peculiarità del linguaggio parabolico appare fortemente legata alla persona stessa di Gesù. Precisando meglio, diremo che tale peculiarità deriva dalla conoscenza di Dio che Gesù possiede e dalla sua attenzione per l’uomo. … Egli conosce il cuore degli uomini e perciò non ha fretta, sa adeguarsi al passo dell’ascoltatore, accetta anche che questi faccia fatica a capire ….La libertà dell’uomo non è in grado di reggere tutto il peso della rivelazione di Dio.…”

Nel brano di Matteo le parabole raccontate sono tre: la zizzania, il granello di senape e il lievito.
La parabola della zizzania è presente solo in Matteo e nel Loghion 20 del Vangelo di Tommaso, la rappresentazione del regno di Dio come granello di senape è presente in tutti e tre i sinottici (Mt 13 31, Mc 4 30-32, Luca 13 18-19) e nel  vangelo di Tommaso
(Loghion 20); la parabola del lievito è in Matteo, in Luca  (Mt 13 33, Lc 13 20-21) e in Tommaso (Loghion 96).
Gesù, come dice il Cardinal Martini, ha bisogno di esprimere, con termini e paragoni facilmente comprensibili per il mondo di allora,  quello che  lui ha compreso di Dio, Dio quale Abbà, Padre e di come deve essere il suo Regno.
Se Gesù facesse a noi oggi, nel 2014,  un discorso parlando di zizzania e di pianta della senape rimarremmo un attimo perplessi e correremmo, come ho fatto io, a vedere su Internet.

“Zizzania: o loglio ubriacante (Lolium temulentum) è un infestante molto tossico che da fiori a spiga rossa. La tossicità è dovuta alla sua macinazione per errore con il grano con la produzione di farine contaminate dai funghi della pianta produttori di sostanze tossiche (alcaloidi) che possono dare forti emicranie, vertigini, vomito ed oscuramento della vista.”
“Senape: erbacea del genere brassica; esistono diversi tipi di senape, tra cui quella nera i cui alberi raggiungono i due metri di altezza, quella indiana e quella bianca. Coltivata sin dall’età del bronzo, si usano i suoi semi come spezia per la preparazione di una speciale salsa piccante.”

Nella Palestina di allora, quando non esistevano i diserbanti, un’ infestazione dei campi da parte della zizzania era un grave problema ben conosciuto,  la pianta della senape poi era coltivata estesamente.
Il messaggio delle parabole è comunque molto chiaro: sappiamo che la zizzania cresce tra il grano, ma è possibile che il grano non ne sia inquinato e sopraffatto e che si abbia alla fine un buon raccolto nel granaio. Il paragone con la senape e il lievito da un messaggio di speranza, il bene si può espandere e può coinvolgere più persone.
Gesù ci diceva allora e ci dice oggi: siamo tutti qui su una terra che Dio ha messo a nostra disposizione e che è “madre”, l’utilizzo dei beni della natura è lasciato nelle nostre mani.  Durante i secoli abbiamo imparato a coltivare al meglio i terreni, ad allevare il bestiame, a scoprire e  utilizzare i giacimenti di vari metalli e le fonti di energia. Tuttavia solo la pratica della giustizia può permettere che tutti si nutrano e possano vivere serenamente.
Vediamo infatti che, insieme a molte persone che vivono la fratellanza e sono oneste, ci sono  amministratori dei Comuni e delle Regioni, governanti, finanzieri e molti imprenditori corrotti  che rubano e sfruttano i più deboli e tutto ciò comporta una grave crisi economica con un netto aumento della povertà.  Se usciamo dall’Italia e guardiamo la situazione mondiale vediamo che 1,02 miliardi di persone, oggi, soffrono la fame, più di 2 miliardi vivono con meno di un dollaro al giorno. Circa una persona su sei non ha abbastanza cibo per condurre una vita sana ed attiva. A livello mondiale,  il rischio maggiore per la salute degli individui è rappresentato dalla fame e dalla malnutrizione.  La scarsa alimentazione provoca quasi la metà (45%) dei decessi dei bambini sotto i cinque anni (3,1 milioni di bambini ogni anno).
Il problema della fame ha le sue radici nel fatto che il 20% del mondo si accaparra l'83% dei beni.  Un esempio: la produzione alimentare al giorno d’oggi sarebbe più che sufficiente a sfamare la popolazione mondiale (6 miliardi di abitanti). Il fatto è che il 50% della produzione di cereali e il 75% di quella della soia (2164 milioni di tonnellate di raccolti), vengono utilizzati per sfamare gli animali d’allevamento di cui saranno consumatori privilegiati gli abitanti dei paesi ricchi. Milioni di ettari di terreno nei paesi in via di sviluppo sono usati a questo scopo. Tragicamente, l'80% dei bambini affamati vive in paesi che paradossalmente dispongono di eccedenze alimentari che vengono però usate per nutrire animali destinati al consumo nei paesi ricchi.  Inoltre circa 100 milioni di tonnellate di cereali, prima destinate al consumo, sono impiegate per la produzione di bioconbustibili. 
Sembra che la zizzania stia invadendo tutti i raccolti, ma il grano buono continua a crescere, ci sono, a livello nazionale,  correnti di pensiero, movimenti e associazioni che cercano di modificare la situazione e a livello internazionale organizzazioni quali ad esempio la  FAO, il WPS,  il WHO, le ONG  che si battono per aiutare le popolazioni in crisi.  Come il lievito, le persone che praticano la giustizia e la fratellanza potrebbero far lievitare il senso di giustizia. L'invito è chiaro: imparate a seminare e coltivare il grano buono in presenza della zizzania con una certezza: “ I giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro" (v. 43).
Occorre dire che non è possibile modificare la situazione nazionale e mondiale se non cambia l’atteggiamento di ognuno di noi, prima che dei governanti. Gesù non si è messo a fare la lotta contro l’impero romano che imponeva gabelle e affamava la popolazione. Ha cominciato a spezzare il pane e a condividere con  chi gli era vicino.
Seguire il messaggio del Regno vuol dire vivere come creature coscienti del fatto che il Padre ha affidato loro i beni della terra da utilizzare e condividere tra uguali e fratelli. Per alcuni di noi può voler dire decidere di battersi per la giustizia, lavorare per correggere le differenze tra paesi ricchi e paesi poveri.  Per tutti vivere nel Regno vuol  dire vincere la tentazione dell’accumulo, non contribuire allo spreco dei molti beni e risorse che possediamo (ad esempio l’acqua e l’energia) e non distruggere la terra  (ad esempio con l’inquinamento o i rifiuti nocivi).  Parlare di Dio, Creatore e Padre di tutti, attraverso questi atti è forse un linguaggio comprensibile ai nostri giorni.
Voglio citare ancora il Cardinal Martini:

“Dietro la domanda: «Perché Gesù parlava in parabole», sta infatti una questione attualissima e gravissima: quella del «linguaggio religioso», del come parlare adeguatamente di Dio oggi. …. Da qui il bisogno di approfondire, di mettersi alla scuola di Gesù, di lasciarsi guidare da lui alla ricerca di un linguaggio capace di «dire Dio».

Vilma

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