venerdì 25 luglio 2014

Commento al Vangelo


Il tesoro che cambia la vita 
Matteo 13, 44-52

44 Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
45 Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46 trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
47 Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48 Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49 Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50 e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
51 Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52 Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Il capitolo 13 del Vangelo di Matteo comprende sette parabole ( il seminatore, la zizzania, il granello di senape, il lievito, il tesoro, la perla, la rete).
Quelle che leggiamo ora sono esclusivamente matteane, cioè non si trovano negli altri vangeli.
IMPARARE A DISCERNERE
Ricordo ancora con quanta e quale irruente e compiaciuta retorica il parroco della mia infanzia spiegava, a modo suo, la parabola della rete che coglie ogni genere di pesci. Alla fine, dopo il lavoro di cernita dei pescatori, i pesci cattivi separati dai buoni, verranno gettati via nella fornace ardente, "dove sarà pianto e stridore di denti". Su queste ultime parole, alzava il tono della voce.
Nel 1948 il confronto-scontro politico tra democristiani e comunisti veniva tratteggiato così dal mio parroco: votare comunista significava andare dritto nelle cosidette fiamme dell'inferno. Questa predicazione terrorizzante in certi ambienti cristiani continua ancora oggi!
Quanti separati e divorziati, quante donne che hanno dovuto abortire, quanti omosessuali e lesbiche si sono sentiti rivolgere questo messaggio di condanna ed esclusione.
Il messaggio di questa parabola, nel contesto culturale e linguistico del tempo di Gesù, era ben altro. Esso costituiva un forte appello a vivere con discernimento, a distinguere con cura il bene dal male. Pochi versetti prima lo stesso invito era rivolto nei termini del grano buono e della zizzania. Il cristiano adulto, la cui fede è diventata più consapevole, non si separa dal mondo reale cercando uno spazio - come se esistesse- in cui si trovino solo pesci buoni e grano buono.
La fede non è fuga dalla realtà, ma è il tentativo di scegliere il bene in presenza del male che troviamo in noi e fuori di noi. Potremmo fare mille esemplificazioni: se cerco di vivere l'amore verso i più deboli in un mondo in cui spesso dilagano l'indifferenza e il disprezzo, se reagisco davanti alla cultura della guerra e non mi rassegno al silenzio o alla lacrimuccia davanti al televisore difronte alle quotidiane stragi di innocenti, allora raccolgo l'invito della parabola.
TROVARE IL TESORO
Anche la brevissima parabola del "tesoro nascosto nel campo" ha una connotazione particolare. Qui si tratta di un uomo che, assolutamente per caso, s'imbatte in un oggetto che, osservato attentamente, si rivela un tesoro di tale pregio da cambiare la condizione della vita.
Il campo della vita spesso è terreno monotono e arido, ma a volte ci presenta, direi ci regala, delle occasioni, degli incontri, delle esperienze, delle relazioni che aprono un orizzonte nuovo, che ci propongono una svolta.
Qui conta la capacità di vedere, di riconoscere, cioè di "trovare il tesoro". Può succedere a ciascuno/a di non riconoscere il "tesoro" cioè le opportunità di rinnovamento che Dio ci ofrre proprio dentro il nostro quotidiano.
Se penso alla mia vita, debbo riconoscere che non una sola volta ho trascurato, sottovalutato o non riconosciuto il vero tesoro che mi si presentava. Forse spesso cerchiamo lontano mentre la presenza del tesoro è a portara di mano.
"Beati gli occhi che vedono", diceva Gesù ai suoi discepoli.
Spesso pensiamo forse che il tesoro si trovi in "zone particolari", in occasioni eccezionali, in "campi" straordinari. No, il tesoro è nel "campo" della nostra vita quotidiana perché Dio ci viene incontro attraverso le gioie, i dolori, le persone, le esperienze. La mia vita di tuti i giorni, si ... proprio  quella di tutti i giorni, con le sue molte contraddizioni, è il luogo in cui Dio ha collocato il tesoro che può dar senso alla mia esistenza. Se non amo questo "campo", passerò oltre senza accorgermi del "tesoro" oppure lo cercherò dove non posso trovarlo. Ma se nella mia vita non trovo il tesoro rischio di girare attorno a me stesso e alle mie voglie, alle mode, alle futilità.
ANDARE ALLA RICERCA
La parabola della perla preziosa, in realtà, mette in luce un altro aspetto. Qui il protagonista umano  è questo "mercante che va in cerca". La perla di grande valore, che cambia radicalmente la sua vita, che lo coinvolge nel "regno di Dio", viene trovata dopo una appassionata ricerca.
La sottolineatura è evidente per l'evangelista Matteo che scrisse alla sua comunità. Strada facendo si può dimenticare che il messaggio di Gesù è un tesoro di cui Dio ci fa dono, ma ci si può anche addormentare in una concezione ambigua di tranquillo possesso, in cui si spegne la voglia di cercare ancora e sempre.
Questa è l'avventura della fede. Quando per stanchezza o presunzione, si arresta la nostra decisione di "cercare il volto di Dio", di cercare di vivere sul sentiero delle beatitudini, la fede perde il suo potenziale di conversione e diventa una pratica religiosa.
Gesù non ha smesso un giorno solo di cercare Dio nella preghiera, nel confronto con i discepoli e le discepole, nel suo impegno quotidiano con i più deboli della società.
La sua "traccia" resta per noi pienamente attuale.
Al termine di queste brevi riflessioni dobbiamo forse domandarci: "Ma per me la fede nel Dio di Gesù è davvero il tesoro, la perla preziosa, l'esperienza che incide in profondità e in radicalità nelle scelte della mia vita oppure è un'abitudine o un pio sentimento buonista?".
Solo io posso darmi una risposta e ricollocare, se occorre, il vangelo al cuore della mia esistenza, al centro della mia vita. Il confronto comunitario serve a trovare  il coraggio di accettare questa domanda e la fiducia per rimettermi in cammino.
Franco Barbero.

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