venerdì 8 agosto 2014

COMMENTO AL VANGELO DOMENICA 10 AGOSTO


[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Questo brano comincia con una forzatura da parte di Gesù verso i discepoli, infatti si legge che Gesù “costringe” i discepoli a salire sulla barca (simbolo di progetto) e attraversare il lago di Tiberiade per andare sull’altra sponda. L’altra sponda del lago è terra pagana e quindi i discepoli non ci volevano andare in quanto pensavano che il messaggio di Gesù fosse riservato al popolo giudeo. Gesù si ritira da solo in raccoglimento a pregare e quindi decide di universalizzare il suo messaggio e perciò portarlo anche ai pagani, quindi costringe i discepoli a fare ciò che loro non volevano fare e l’immagine dei venti che soffiano contrari ben raffigurano la non volontà dei discepoli, oggi potremmo dire che “remano contro” la decisione ponderata e proposta da Gesù.
La tempesta, i venti che soffiano violenti, il mare agitato con onde grosse da sempre sono la raffigurazione della natura incontrollabile da parte dell’uomo che lo fa sentire un fuscello in balia degli eventi.
La Bibbia ci dice che all’inizio quando tutto era caos, immaginiamoci tempeste marine violente, Dio aleggiava sopra il mare agitato, come se ci camminasse, valutava e ponderava il Suo progetto, messo poi in atto con il racconto nel primo capitolo di Genesi.
L’evangelista vuole dirci che Gesù, valutata a fondo la sua scelta di rivolgersi anche ai pagani, si raccoglie in preghiera quindi interiorizza il progetto, se ne fa carico e decide di realizzarlo anche se altri sono contrari e li obbliga a seguirlo.
Gesù crede che il Regno di Dio sia a portata di mano e ci invita a lavorarci sopra affinchè si realizzi; solamente se avremo interiorizzato il messaggio saremo pronti a partire armati di pazienza, tenacia, perseveranza, costanza. Incontreremo tempeste e rematori contrari e sicuramente sconfitte, ma se continueremo giornalmente a portare il nostro mattoncino potremo “camminare sopra le acque” impresa fisica praticamente impossibile.
L’immagine che ci da l’evangelista di Pietro che tenta e affonda è l’immagine di un uomo che non si è fermato a ponderare l’impresa, a pregare per la sua riuscita e soprattutto non si è armato di pazienza e perseveranza ma si è solo affidato al suo momentaneo ardore (ben venga anche quello) senza darsi motivazioni solide ed ha avuto bisogno di una mano esterna per uscirne fuori.


sergio

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