sabato 23 agosto 2014

Commento al Vangelo domenica 23 agosto 2014


Matteo 16, 13-20
In quel tempo, 13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Gesù si reca con i suoi discepoli al nord della Galilea nella regione di Cesarea di Filippo, luogo isolato, attuale Banyas, antica città del Dio Pan alle sorgenti del Giordano, ai piedi del monte Hermon.   Attualmente la zona è sotto il controllo militare di Israele,  presso le alture del Golan ai confini tra Giordania, Libano e Siria.
Il brano, oltre che in Matteo, è presente nel Vangelo di Marco (Mc 8, 27-29) e in quello di Luca
(Lc 9, 18-21), tuttavia in questi Vangeli non vi sono i versetti 17 e 18 che si riferiscono a Pietro, alla chiesa e alla chiavi del Regno e gli studiosi pensano che questi versetti siano una elaborazione della comunità di Matteo forse ad Antiochia.  Inoltre solo Matteo dice “Chi dicono gli uomini che sia il Figlio dell’uomo”, il termine “Figlio dell’uomo” non compare in Luca e Marco. Nella risposta di Pietro solo in Matteo compare “Tu sei il Cristo, figlio del Dio vivente” Gli altri evangelisti dicono solo “Tu sei il Cristo”.
Sui termini “Figlio dell’uomo”, “Cristo”, “Figlio di Dio” sono stati scritti volumi con varie interpretazioni. Sono termini antichi propri del linguaggio del primo testamento e della fede ebraica. 
“Figlio dell’uomo” è un’espressione discussa, da alcuni legata a Daniele (Daniele 7, 9-14) e a una visione apocalittica che  indica colui che salverà il mondo, il Salvatore (Il Vangelo Ebraico, D. Boyarin).
“Messia” o “unto” o “Christos” (in greco) vuol dire scelto da Dio, incaricato di una missione. “Figlio di Dio” era il re di Israele, inviato da Dio, unto nel momento dell’intronizzazione.
Dice Franco Barbero:
“Si tratta, nel linguaggio ebraico di allora, di un aperto riconoscimento della missione di Gesù: per Pietro Gesù è il messia atteso. Lo chiama "Figlio del Dio vivente", cioè colui che ha ricevuto da Dio una missione tutta particolare, che vive con Dio una profonda intimità. Figlio di Dio è un'espressione presa dal linguaggio del Primo o Antico Testamento e non significa mai Dio, ma un suo "funzionario”, l'inviato, l'unto... Solo quando nel secondo secolo dell'era cristiana lentamente cominciammo a recidere le nostre radici ebraiche e nacque una religione autonoma dall'ebraismo (cosa mai pensata e progettata da Gesù), la metafora "Figlio di Dio" cominciò a designare un essere divino: pensiero totalmente estraneo al Gesù storico”.

“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno...”   
Questi versetti sono stati interpretati come il momento fondante della chiesa cattolica e la base su cui si fonda il primato di Pietro. In realtà l’analisi esegetica e storica ha dimostrato quanto sia errata tale interpretazione.
Don Fredo Olivero scrive:
Gesù non viene a costruire una nuova sinagoga, ma una realtà nuova, senza connotazione religiosa (per questo usa un termine laico, chiesa = assemblea). “E le porte degli inferi (regno dei morti) non prevarranno contro di essa”. Le porte della città indicano la forza, la potenza della città che non cederà alle forze della morte. “A te darò le chiavi del Regno dei cieli”, ti renderò responsabile della sicurezza (le chiavi) di quelli che sono dentro. Quindi non sono chiavi per l’aldilà, ma per il suo Regno che è qua, cioè la costruzione dell’alternativa che è venuto a proporre”.

Pensando a questo brano del Vangelo ho sentito il bisogno di inquadrarlo nel tempo, di leggere dei dati su un’analisi storico-critica del testo, ma mi sono anche posta la domanda “e per me chi è  Gesù?”. La domanda mi ha coinvolta e messa in discussione sul piano teologico, etico e psicologico. Credo che dovremmo ripeterci sovente questa domanda se abbiamo l’obiettivo di seguire il messaggio evangelico.

Vilma

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