domenica 24 agosto 2014

Una voce profetica


Premiata ditta miracoli e prodigi
Così si trasforma il fatto religioso in uno spettacolo imbarazzante
don Gennaro Matino

Miracoli e prodigi, fatti che fanno scalpore, che scuotono, che attirano
nei diversi santuari sparsi per il mondo curiosi e pellegrini pronti a giurare
di essere stati testimoni oculari di spettacolari fenomeni soprannaturali.
Perfino testate giornalistiche napoletane di tutto rispetto si inchinano dinanzi a taluni eventi che sembrano inspiegabili e sentono il dovere di cronaca
di riportare notizie che giungono, per esempio, da Medjugorje, proponendo un video amatoriale che ha spopolato in rete, intitolato: “La Madonna appare ai fedeli”.
Senza entrare nello specifico dell’avvenimento, resto tuttavia sorpreso
del silenzio assordante delle curie locali e che nessuna nota ufficiale metta
in guardia dall’esasperazione morbosa della ricerca del prodigio a tutti i costi.
Faticoso cammino è quello del credente adulto che cerca di rispondere
alle domande fondamentali della vita senza alibi, senza cercare scorciatoie miracolistiche, senza giochi di prestigio soprannaturali.
Ogni altra via che vuole costringere Dio al proprio bisogno, che pretende a tutti i costi di volerlo vedere per potergli credere è bestemmia, ed è bestemmia cercare morbosamente il prodigio dimenticando che, per chi crede davvero, Dio è totalmente altro e si lascia trovare solo nel segreto del cuore di chi lo cerca nel quotidiano suo vivere.
È bestemmia desiderare di imprigionarlo nelle nostre mani, così che il divino, svelatosi attraverso il fatto eccezionale, risparmi il nostro lavoro interiore, la nostra mente, la nostra vita dal necessario, faticoso e indispensabile percorso personale della sequela di Cristo.
Una sequela generata non da un attimo di emozione, non da un fugace sensazionalismo, ma dalla risposta convinta e definitiva di chi sa che solo in Dio può trovare riposo.
Con tutto il rispetto che si deve a certe forme di pietà, una proposta credente che faccia leva sulla curiosità morbosa del vedere e toccare con mano a tutti
i costi il divino, trasforma inevitabilmente il fatto religioso in uno spettacolo imbarazzante e colui che lo rappresenta in un giullare di corte.
È triste costatare quanto invece, con la complicità di vescovi e preti, la predicazione di certa chiesa usi presunti fenomeni prodigiosi per sedurre i semplici e i disperati, sostenendo che da sempre è risaputo che i “miracoli” meglio di ogni altra parola riescano a riempire templi e piazze.
Senza alcun dubbio è molto più semplice aggregare gente in forza del sensazionalismo di un avvenimento prodigioso, ma non è detto che in questo modo si fondino comunità credenti e soprattutto si risponda al bisogno estremo dell’uomo di comprendere la propria vita alla luce del Vangelo. Anzi.
Finito il tempo della rappresentazione magica, dei segni nel cielo, i templi e le piazze si svuoteranno nuovamente con la conseguenza dell’allontanamento progressivo di tanti, e questa volta in maniera definitiva, da uno pseudo-cristianesimo che mentre proponeva evidenza celeste facilmente acchiappabile non riusciva a passare la verità unica e straordinaria della Parola salvifica: la compagnia di Dio alla nostra sofferenza, nella quotidianità di chi sa credere senza vedere.
Avallare la ricerca ossessiva del prodigio, offrire fatti eclatanti a prova dell’Alto, dare adito al sensazionalismo sacro a tutti i costi, non solo svuota la chiesa di uomini e donne che pensano, che cercano Dio senza il clamore di segni miracolosi, ma spegne il desiderio di cercare Dio in chi è lontano dall’immaginarlo in una sua rappresentazione macchiettista.
Articolo pubblicato in la Repubblica, edizione napoletana, il 10.08.2014

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