venerdì 5 settembre 2014

Commento al Vangelo 7 settembre 2014


Matteo 18, 15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Il vangelo di questa domenica fa parte di una composizione articolata (il cap. 18) in cui l’autore organizza materiali diversi nella veste di un lungo discorso fatto da Gesù ai discepoli, sul tema della cura dei piccoli.
A una prima lettura pare che il testo offra indicazioni chiare, facilmente applicabili, dall’esito assicurato e anche rassicurante. Ma quando ci siamo soffermate a riflettere e pregare su questi versetti, accanto a un messaggio chiaro, che è lo sfondo del testo, sono emersi anche dubbi e domande, aspetti un po’ ostici che sfuggono alla nostra comprensione di oggi e che ci chiedono di restare ancor più in ascolto e in ricerca.
Ogni stagione della vita ha i suoi frutti di luce e di comprensione e ci sono anche tempi di sedimentazione e di attesa.

Lo sfondo del testo è il tema della fraternità all’interno della comunità (2 volte ritorna il termine “fratello”, cf. anche 18,21.35, 2 volte il termine ecclesia, per 4 volte si fa riferimento ai due o tre). La fraternità non è un dato acquisito e nemmeno un elemento poetico. E’ un compito impegnativo e difficile, un legame da costruire e consolidare continuamente. Noi siamo fratelli e sorelle, ma soprattutto “diventiamo” fratelli e sorelle.
La domanda originaria che Dio rivolge a Caino “Dov’è tuo fratello?” (Gn 4,9) ha trovato grande accoglienza nella vita di Gesù, che con azioni e parole, nel solco della Torah, ha saputo attuare e mostrare ai suoi discepoli varie sfumature della fraternità, fatta di rispetto e ascolto, di cura e vigilanza, di sostegno e incoraggiamento, di perdono e fiducia.
Diventare fratello vuol dire che l’altro mi interessa sempre, che l’altro, soprattutto quello più prossimo, non è mai per me indifferente, lontano, estraneo, nemmeno quando “pecca”.

La “correzione” in quest’ottica è un gesto di fraternità , che dice che mi sta a cuore l’altro, che appartiene alla mia comunità e condivide con me il desiderio della meta e la fatica del cammino,  mi sta a cuore al punto che non voglio che prosegua su una strada di fallimento umano, su una strada contraria a quella “via” che è Gesù. La pratica graduale descritta dall’evangelista è presente anche nella regola di Qumran e rivela anzitutto delicatezza e rispetto.
Ma è comunque sempre arduo sentirsi in qualche modo “autorizzati” a richiamare un fratello che pecca. Non sono forse peccatrice anch’io? Cosa mi dà la libertà di parlare con franchezza all’altro, senza sentirmi né maestro né giudice, né superiore né dottore, senza avere la presunzione di sentirmi perfetto?
E poi cosa significa peccare? E’ già difficile smascherare in me cosa sia davvero peccato, e non semplice trasgressione di una norma o senso di colpa, come posso riconoscerlo nell’altro? Cos’è il peccato, che secondo il racconto delle origini, è sempre accovacciato alla mia porta (cf. Gn 4,7)?

Anche il detto sulla preghiera (vv. 19-20) suscita in noi molte domande.
Perché la pace e la giustizia, invocate da molte persone sulla terra non sono ancora concesse da Dio? Dio non ascolta, il cielo è chiuso, oppure il significato di queste semplici parole non è poi così immediato?
Ci colpisce il legame tra terra e cielo: “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà”. E’ lo stesso legame che compare nel v. 18: “Tutto ciò che legherete/scioglierete sulla terra sarà legato/sciolto nei cieli”.
Il cielo prende atto di ciò che noi uomini e donne costruiamo sulla terra. Il Padre che è nei cieli rispetta la libertà dei suoi figli e questa, forse, è la concessione, il dono più grande da parte di Dio, che risponde in tal modo alla preghiera e all’anelito di libertà  che è presente in tutti.

Dorina e Fiorenza

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