venerdì 12 settembre 2014

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 14 SETTEMBRE

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Alla richiesta di Pietro di quanto debba essere la consistenza del perdono verso un fratello che commette colpe contro di lui, Gesù risponde con un numero impressionante che in realtà significa che il perdono deve essere illimitato ma soprattutto deve essere incondizionato.
Illimitato e incondizionato per me significa che devo essere in grado di non mettere nessun paletto al mio perdono, nessuna condizione aggiuntiva tipo lo perdono però….lo perdono ma….lo perdono se….

Forse è inconcepibile per la nostra mente così umana e limitata.

Ma come posso giungere alle stesse considerazioni richieste da Gesù? 

Magari cercando di capire il cammino di chi ho di fronte, cercare di immedesimarsi nei suoi panni, conoscerne la vita, le situazioni, l’ambiente che lo ha condotto ad essere così e comportarsi nella maniera che ha fatto, commettendo colpe contro di me. 
Colpe che sono tali per il mio punto di vista e magari lo sono veramente anche da un punto di vista oggettivo e sociale. 
Ma la domanda che mi devo porre è perché il mio fratello è arrivato a comportarsi in tale maniera. 

Perché non ha avuto scelte efficaci per agire in maniera diversa. 
Perché?

La ricerca dei perché non significa che il fratello che ha peccato sia immune da una pena sociale, anzi è necessario che la pena sia inflitta, ma il capire è fondamentale. 
Capendo mi metto nei suoi panni, mi adatto e forse, forse potrò giungere alla conclusione che anch’io forse avrei fatto le stesse scelte e gli stessi errori.

Nel prosieguo della parabola odierna viene fatto l’esempio di un padrone che condona un debito praticamente impossibile da saldare; per saldare la cifra indicata ci sarebbero voluti circa 164.000 anni di lavoro, impossibile; ma sicuramente il padrone avrebbe potuto farlo imprigionare, vendere lui e i famigliari ma questo non se la sente di fare e perciò gli condona la pena. 
Al contrario il servo non condona un debito molto minore, quasi facilmente da saldare con sacrifici (tanti) e lacrime (tantissime).
Il padrone che condona certamente tiene al denaro ma non vive per esso e la vita di un uomo vale di più di qualsiasi cifra, il servo che non condona vive per il denaro, questo sta al di sopra della felicità e della dignità di un altro essere umano.

Entrambi i creditori si immedesimano nell’altro ma la risposta alla vita e alla dignità della persona è totalmente differente.
sergio

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