venerdì 12 settembre 2014

Perché guardi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello.

...e non ti accorgi della trave nel tuo occhio?

http://1.bp.blogspot.com/-C9-DkW69kx4/UVLdJgmUUGI/AAAAAAAABQc/DIx3l2GPTyk/s1600/trave-occhio%5B1%5D.jpg
La parabola di oggi mi ispira una piccola riflessione; siamo sempre pronti a giudicare il nostro prossimo, viviamo in un mondo dove il giudizio è pane quotidiano. Chiunque sia diverso dai noi, per colore, razza, pensiero o anche solo per atteggiamento, stimola in noi quell’input irrefrenabile del “commento”. E magari ci autoconvinciamo che in fondo non stiamo giudicando ma solo esprimendo un parere (non richiesto il più delle volt).
Mi sto accorgendo, nel mio piccolo cammino di fede, che è cosa ardua rimanere in ascolto di ciò che mi accade intorno senza “ritenere” (sinonimo di giudicare) di dover esporre la mia opinione, che è istintivo pensare che quello/a persona stia agendo in maniera errata o, semplicemente, diversamente da come io avrei fatto. Gli Esseni parlano di specchi dei rapporti umani: negli altri giudico ciò che in fondo non sopporto di me stessa. E’ sicuramente è più facile condannare, criticare, recriminare mentre ci vuole carattere e autocontrollo per capire e giustificare.
Se solo riuscissimo a riconoscere e a guardare ai nostri limiti, magari saremmo più comprensivi verso l’altro.
Come dice il dottor Johnson: “Dio stesso non giudica nessun uomo prima che sia arrivata la fine dei suoi giorni”. Perché dovremmo essere più precipitosi noi?
Allora, utilizzando il meraviglioso strumento della Preghiera chiedo a Dio di aiutarci a guardare verso la Luce del maestro più che alle tenebre altrui e di riconoscere prima le nostre. 



Nessun commento:

Posta un commento