mercoledì 24 settembre 2014

Wesolowski, rischia tra i 6 e i 7 anni per pedofilia. Pericolo di fuga e inquinamento prove


CITTA' DEL VATICANO - La decisione di Papa Francesco di arrestare l'arcivescovo polacco Jozef Wesolowski sul territorio vaticano non ha precedenti. L'ex nunzio apostolico, ai domiciliari da ieri per abusi su minori e possesso di materiale pedopornografico, sarà processato in base alle norme in vigore prima della riforma penale del 2013, e rischia una pena tra i 6 e i 7 anni di carcere. Più eventuali aggravanti. Francesco aveva promesso rigore e tolleranza zero e la decisione vale anche dal punto di vista giudiziario. I vescovi sono tutti col Papa. Il mondo sta guardando la chiesa reagire. La Commissione dell'Onu per i diritti del bambino, che nelle settimane scorse era intervenuta sul caso (VIDEO), ora comunica ufficialmente di "apprezzare enormente i passi presi dal Vaticano".

Wesolowski, 66 anni, si trova da ieri nel Palazzo del Tribunale vaticano, all'interno delle Mura Leonine, è difeso da un avvocato d'ufficio e la procedura istruttoria "richiederà alcuni mesi prima dell'inizio del processo", che potrebbe aprirsi negli "ultimi mesi di quest'anno" o "i primi del prossimo anno", ha spiegato padre Lombardi. "Il promotore di giustizia del Tribunale d'Oltretevere, Gian Piero Milano, compiute le indagini ulteriori che riterrà necessarie e gli interrogatori opportuni dell'imputato assistito dal suo avvocato, potrà formulare al Tribunale la richiesta di rinvio a giudizio. Qualora questa sia accettata inizierà il processo", ha detto il portavoce della Santa Sede.

Pericolo di fuga. L'arresto dell'ex nunzio apostolico a Santo Domingo, è stato deciso per impedire al prelato di sottrarsi alla giustizia allontanandosi o inquinando le prove". L'iter che lo attende era infatti già tracciato: alla pena canonica della riduzione allo stato laicale (che diverrà operativa dopo il secondo grado) non si aggiungerà solo la condanna penale dei giudici del piccolo Stato, ma anche l'estradizione ai paesi che la richiederanno formalmente (Santo Domingo e Polonia, e forse anche altri dove ha prestato servizio, la sua carriera si è svolta infatti in Africa meridionale, Costa Rica, Giappone, Svizzera, India e Danimarca, come consigliere di nunziatura, e in Bolivia Kazakhstan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan, dove è stato nunzio apostolico, e potrebbero esservi altre inchieste giudiziarie in corso a suo carico).

Cei, la Santa Sede non farà sconti. "L'avvertimento è chiaro. La giustizia della Santa Sede interverrà senza sconti a chicchessia. Poi vi sarà probabilmente l'azione penale di altri Stati". E' quanto scrive la Sir, l'agenzia dei servizi di informazione religiosa della Cei. I vescovi italiani sono compatti, e sposano la linea dura di Francesco. "Il Papa della misericordia - sottolineano nell'editoriale del Sir - non vuole che la malattia devasti tutto il corpo. Ha usato il bisturi perché gli abusi sono 'un culto sacrilego' che lascia cicatrici per tutta la vita, una 'terribile oscurità". Per l'agenzia dei vescovi italiani "ora la Chiesa ha tutti gli strumenti per vigilare, prevenire e pure colpire, senza se e senza ma". Ricordando che Papa Francesco aveva detto che la pedofilia è come la lebbra, il Sir scrive che "la lebbra si cura anche con il bisturi". Occorre dire un "mai più" ad un male "subdolo, prepotente e travolgente, forse sostenuto da qualche lobby", anche invocando la forza che viene dall'Alto. E' necessario infatti evitare - conclude il Sir - che "lo scandalo provocato non ferisca talmente alcuni credenti da rifiutare Dio e allontanarsi dalla Chiesa e dallo stesso Vangelo".

Repubblica – 24 settembre 2014 

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