venerdì 3 ottobre 2014

Commento al Vangelo, domenica 5 Ottobre 2014




(Matteo 21, 33-43)
 
Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: "La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?" Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.


Dio ha affidato a noi, donne e uomini di ogni religione e Paese, la sua vigna, un “Paradiso Terrestre”, il mondo in cui viviamo affinché lo gestiamo e ne facciamo il luogo della nostra gioia. Lui ci ama e l’Amore, con la A maiuscola, desidera la libertà dell’amato (infatti il padrone lascia la vigna e va via lontano, senza interferire, donandoci il “libero arbitrio”). 


Affidare non vuol dire però regalare. Ma noi uomini, che primeggiamo per egoismo e cupidigia, diamo tutto per scontato, ci crediamo i padroni assoluti della vigna, che stiamo distruggendo (basti pensare ai disastri che abbiamo/stiamo continuando a causare), non ne abbiamo cura, viviamo nell’infecondità, nell’odio e nel continuo giudizio sull’altro.

Dio attende che portiamo frutti, che siamo fecondi nell’amore (“Ama Dio..Ama il tuo prossimo..Amatevi l’un l’altro come Lui ha amato noi”), perché in questo modo ci umanizziamo e facendo ciò, diventiamo a sua immagine. Ma non cadiamo nell’errore di globalizzare questa immagine; Padre Alfredo Souza Dórea disse in un’intervista che -“Dio è negro, Dio è indio, Dio è donna, Dio è omosessuale, Dio è povero, Dio è straniero. Il volto di Dio si mostra nelle persone più emarginate, più povere”. Dio è in ognuno di noi. Che bello. 

Il Padre manda i suoi profeti affinché ci raccontino il suo grande sogno, che è in fondo anche il compito della Chiesa oggi, ricordare agli uomini di essere fecondi di vita. Ma noi abbiamo scelto di inseguire il potere, il successo, il “Dio denaro” e siamo sordi alla Parola o ancora, la volgiamo a nostro favore. Se il messaggio viene manipolato solamente per questioni di potere gerarchico, economico si arriverà alla nascita della religione a scapito della spiritualità che c’è in ogni individuo, in ognuno c’è una piccola scheggia del Padre che può brillare più o meno anche a seconda della formazione personale, la società, la famiglia, gli interessi. Istituzionalizzando/conformando il messaggio e i comportamenti si rende tutto più facile e si toglie la voglia di pensare/camminare/impegnarsi nella ricerca e conoscenza della parola.

Ma il padrone della vigna non si arrende, anzi, gioca al rialzo e manda il figlio, Gesù, profeta che ha interiorizzato al massimo il messaggio del Padre e ne ha fatto la sua vita. Ma anche Egli viene preso ed ammazzato. Quanti “figli” hanno capito nei secoli il messaggio di Dio cercando di metterlo in pratica nella loro vita di tutti i giorni e sono stati messi in croce in vari modi, derisi, presi in giro, non compresi dalla famiglia, dagli amici, dai colleghi di lavoro
, umiliati, ignorati nella quotidianità. Nonostante tutto e tutti, Dio continua a mandare la sua benedizione su ogni uomo/donna che vive sulla terra lasciando la possibilità di diventare custode del bene affidatogli e cercando di realizzare quel pezzetto di Regno personale, indispensabile per l’avvento del Regno del Padre. Perché l’amore funziona così. Da la vita a chi la toglie, perdona chi lo ferisce, accoglie chi lo rifiuta. Tutto il male di cui siamo capaci, diventa legna secca che infiamma ancor di più il fuoco dell’amore di Dio 😊.

Egli continua ad aver fiducia nell’uomo, nutrendo la speranza che noi contadini, vedendo che lui ci ama, la sua ostinata volontà di salvarci, capiremo e cambieremo il rapporto col mondo e con noi stessi. Ognuno di noi può essere operaio diligente nella vigna del Padre ma bisogna sporcarsi le mani per lavorare la terra. Limitarsi ad una religiosità sterile, fatta solo di funzioni, preghiere e pellegrinaggi, senza rimboccarsi le maniche e sporcarsele nel quotidiano, non è il messaggio che ha voluto far passare Gesù. 

E quando la vigna da buoni frutti, Dio non vuole per se il ricavato ma desidera che partecipiamo alla sua gioia. In fondo l’amore, parla sempre di sovrabbondanza. Nella parabola dei talenti, al servo fedele che ha fatto fruttare i denari, vien detto: -” sei stato fedele nel poco avrai potere su molto”. 

La nostra speranza è che ci sia un’inversione di rotta in questa assurda corsa verso l’autodistruzione, siamo ancora in tempo per salvare il salvabile, molti filari sono andati persi ma tanti semi vengono sparsi giornalmente qua e la, da questi nascono germogli che, se curati e protetti, producono nuove viti, che daranno uva e buon vino. 


Dio, dammi orecchi nuovi per ascoltare la voce dei profeti dei nostri giorni, dammi occhi nuovi per captare i piccoli segni che, quotidianamente, mi metti dinanzi e spalle larghe, per lavorare nella tua vigna, e mani laboriose per arare la tua terra, e un cuore grande, per produrre frutto ed esser fecondo/a nell’amore, affinché la luce risplenda sulle tenebre.

Un abbraccio.
Mary & Sergio

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