domenica 28 dicembre 2014

Canone EUCARESTIA del 28 Dicembre 2014



Musica di apertura.

G. E’ appena trascorso il giorno di Natale ed oggi vogliamo interrogarci sul senso che questa celebrazione ha assunto ai nostri giorni. La festa del “Natale cristiano” è nata molto tardi nei secoli IV - VI  e solo successivamente fu codificata nei riti e celebrata regolarmente. La scelta del 25 dicembre fu determinata, con molta probabilità, dal fatto che il mondo romano celebrava in questo giorno il solstizio d’inverno, la nascita del dio Sole (Natalis solis invicti). Al posto della festa pagana fu istituita la “festa cristiana” per celebrare Gesù, nato per portare la “luce” a tutta l’umanità. La bellezza del simbolismo sta proprio nell’assimilare Gesù al sole, alla luce di Dio. Nel mondo attuale però è molto difficile capire il significato della festa del Natale tra tradizioni, leggende, riti, alberi scintillanti, spese pazze e grandi abbuffate. Le “luci di artisti” che addobbano le strade di Torino, i babbi natale che girano per le strade e i negozi, i finti abeti inghirlandati non ci parlano di Dio. In un attimo ci siamo dimenticati della crisi che fino a qualche giorno fa ci faceva rabbrividire.  Allo stesso tempo il Natale può rappresentare una pausa di riflessione e di intimità, una sosta vicino alle persone che spesso la fretta quotidiana non ci permette di incontrare in profondità. Si può godere di un po’ di riposo: tutte cose preziose e da valorizzare. Riflettiamo insieme.
1. Gesù, riempici di stupore per la tua nascita…fatti prendere in braccio nel bambino che piange, nel povero che trema e nell’animale che chiede una carezza.
2. Aiutaci a percepirTi nel nostro cuore, a non vederTi come una statuina di gesso in un freddo presepe di plastica ma prendi vita nel presepe della nostra quotidianità.
1. Aiutaci, o Dio, a trovare, per questo Natale, un senso alternativo a quello dominante come alternativa è stata la figura di Cristo, colui che ha sempre messo al centro la fiducia in Te e l’impegno per la giustizia.
2. Aiutaci a seguire le orme del nazareno, a far crescere in noi il suo messaggio, ad uscire dal nostro individualismo e ad aprire il cuore al mondo.
Vangelo: Lc 2, 22-40
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, e anche a te una spada trafiggerà l’anima, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Commenti e riflessioni personali.
Intermezzo musicale.

G: Gesù nacque in una casa normale, senza luci della ribalta, in un atmosfera semplice e tale fu la sua vita. Egli ha saputo cogliere, conoscere e comunicare la presenza di Dio, un Dio che ama l’uomo.

Tutti: Durante l’ultima cena, mentre stava seduto a tavola con i suoi discepoli,  prese il pane, lo spezzò e dopo aver ringraziato Dio per ogni dono, disse: “Prendete e mangiate, questo significa il mio corpo. Ogni volta che condividerete ciò che Dio vi ha dato, allora davvero vi ricorderete di me.” Poi prese la coppa del vino e ne porse a tutti dicendo: “Bevetene tutti, questo significa il mio sangue, fate questo perché non vi capiti di dimenticarvi di me”.

PADRE NOSTRO

Comunione con intermezzo musicale.

Preghiere spontanee.

1. Aiutaci, o Dio, a spogliare il Natale dai segni opulenti, intimisti, chiassosi e ad assaporare invece la bellezza del simbolismo, della leggenda, del racconto.

2. Aiutaci, o Dio, ad essere spettatori “attivi” della vita di Gesù più che dei vari teatrini liturgici che in questi giorni occupano la scena e la popolano di retorica.

1. Signore, tu che ti sei chinato su di noi raccogliendo la nostra umanità tra le tue braccia, dando senso alla nostra vita, aiutaci almeno in questo periodo, a chinarci sul prossimo, a raccogliere il suo grido di aiuto e ad ascoltarlo rispondendo concretamente.

2. Ricerchiamo il volto di Dio come i Magi, mettiamoci in viaggio ascoltando la voce interiore, seguendo la stella, senza lasciarci distrarre dal luccichio abbagliante delle decorazioni o dal chiasso incessante di questi giorni.

1. Facciamo di questo Natale un occasione per pensare alla vita appassionante di Gesù, alla sua fedeltà a Dio tradotta in fedeltà ai semplici ma soprattutto, per CONTINUARE  a ricordarci dei poveri anche quando le luci dell’albero si spegneranno.

Tutti:
Tu sei, Signore, dovunque l’uomo diventa più umano.
Sei nel grido vittorioso del bambino che nasce,
sei nell’ultima parola del morente,
sei nell’abbraccio degli amanti,
Tu sei in ogni segno di illuminazione,
in ogni anelito di vita, in ogni sogno di bellezza,
in ogni rinuncia per un più grande amore.
La tua venuta è nella certezza forte e inebriante
che nel cuore di ogni essere vivente Tu sei,
amore e luce crescente».  

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