domenica 25 gennaio 2015

Canone dell’EUCARESTIA del 25 gennaio 2015


Musica di apertura

G. Kairòs è una parola che nell’antica Grecia significava “momento giusto o opportuno”. Gli antichi greci infatti, avevano 2 parole per indicare il tempo: kronos e kairòs. Mentre la prima si riferisce al tempo logico e sequenziale, la seconda significava “un tempo nel mezzo”, un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale accade “qualcosa” di speciale. Dobbiamo convenire che il kairòs consiste nel “venire alla luce” intendendo quindi il tempo del parto, quell’attimo magico in cui la vita esperienziale prende un ritmo frenetico e vorticoso.  Ma il momento della nascita può avvenire anche prematuramente. La legge (194, art.7) permette l’interruzione di gravidanza “terapeutica” (aborto) alla 25° settimana + 5 giorni, quando il feto, seppur gravemente prematuro, è vivo e se sottoposto a cure particolari ed intensive può sviluppare “vita autonoma”. Ed è proprio su questo concetto che oggi la bioetica si interroga per normare quello che è un processo biologico dai confini sfumati, variabili da soggetto a soggetto e da situazione a situazione. La dottrina cattolica, dal suo canto, “immutata e immutabile”, definisce l’aborto un “delitto abominevole”, non tenendo conto però che ogni caso è appunto diverso e meriterebbe un’attenta riflessione: in quel momento particolare si gioca la vita di un nuovo individuo ma anche il futuro di una donna, di una madre e di un padre; entrano in gioco equilibri delicatissimi che andrebbero valutati con la massima attenzione affiancando un supporto mirato. Riflettiamo insieme.

1. Signore, il Mistero della Vita Ti appartiene; aiutaci a intuire il VALORE totale che avvolge la madre e il nascituro.
2. Aiutaci a comprendere le donne che intraprendono  la via della maternità e di quelle che non se la sentono di affrontare il cammino.

Vangelo: Lc 1, 39-45
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Commenti e riflessioni personali

Intermezzo musicale.

G. Gesù fu portato in grembo da una donna che lo amava con tutta se stessa ed accolto nella semplicità e nell’abbraccio di una madre e un padre affettuosi.

Tutti Questo nostro spezzare il pane e bere il vino in memoria di Gesù, lasci tracce profonde nella nostra vita e ci dia la gioia di sentire la Tua presenza nella vita del mondo. Gesù era a mensa e Ti pregò, o Padre. Poi prese il pane, lo alzò al cielo e disse: “Prendete e mangiate: ecco, questo pane spezzato è la mia vita. Fate questo per non dimenticarmi”. Poi prese la coppa del vino, ne porse da bere a tutti dicendo: “Prendete e bevetene tutti: questo è il mio sangue, non dimenticatevi di me.”

PADRE NOSTRO
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non lasciarci cadere nell’ora della prova, ma liberaci dal male.

Comunione con intermezzo musicale.
Preghiere spontanee.

1. Dio dell’amore dell’ascolto, instilla consapevolezza nella coscienza delle donne affinché comprendano pienamente la loro scelta, qualunque essa sia.
2. Illumina le menti delle persone preposte all’accompagnamento di queste donne nel loro cammino decisionale, affinché il loro ruolo sia assistenziale, di ascolto e compassione, per non imporre le proprie convinzioni.
1. Aiutaci a infrangere i percorsi precostituiti che identificano la donna nella classica veste di moglie, mamma, anche quando questa le calza stretta, non permettendole  di respirare e realizzarsi. Arriverà un momento in cui ella non resisterà più e avrà bisogno di strapparsela di dosso, commettendo a volte gesti terribili per un attimo di disperazione.
2. Aiutaci a costruire fondamenta solide invece che mura, perché la fede è tanto più salda quanto aperta al confronto, al dialogo, rimanendo invece sterile entro le mura di un dogma. Ma soprattutto, che essa non venga strumentalizzata per giustificare atti di terrorismo, guerre nate dalla crudeltà di uomini avidi ed egoisti. Ama il prossimo tuo è il comandamento che ci venne lasciato.
Tutti “La libertà è il potere che permette a ciascun uomo di non nuocere un suo simile”. (Rousseau)

Nessun commento:

Posta un commento