venerdì 13 febbraio 2015

Piazzate d’Amore: a San Valentino è ora di scegliere da che parte stare


Domani è San Valentino.
 Calma, non sarà questo il post che ti farà salire l’ansia per il regalo da fare al tuo lui o alla tua lei. La festa degli innamorati è tutti i giorni, quindi te ne rimangono altri 364 per: regalarvi profumi, orologi, diavolerie moderne che finiscono in Phone o Pad, abbonamenti a riviste, cinema, musica, teatro, cioccolatini ripieni di peluche rosa, viaggi in risciò, ciaspole o deltaplano, corsi di cucina, trucco e tante, tante altre cose pazzesche. Io ho optato, per esempio, per un paio di ciabatte comodissime.
E quindi sì, domani è San Valentino. 
“Di solito è una festa un po’ sdolcinata in cui si festeggia l’amore. Quest’anno, a San Valentino, per l’amore ci si batte. Per la sua libertà e per la sua uguaglianza di fronte alla legge. Quest’anno, a San Valentino, è tempo di scegliere da che parte stare”. 
Con queste parole (vedi la pagina Facebook) è stato pensato e organizzato il flash-mob “Piazzate d’Amore” in 33 Piazze italiane (il numero è in continuo aggiornamento), all’interno della campagna “EXPO Your Love”. Si tratta di una mobilitazione nazionale unitaria che coinvolge associazioni, cittadini e cittadine che scenderanno in Piazza a sostegno del matrimonio egualitario per dire tutt* #LoStessoSì. Il simbolo dell’evento è un cuore rosso con all’interno un = bianco. Già mi piace!
 E quindi sì, domani è San Valentino e noi di Tessere Le Identità saremo a Torino, puntualissim* all’appuntamento in Piazza Palazzo di Città, ore 15.00.
 Notizia di questi giorni è che anche il primo cittadino Piero Fassino e il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino saranno in piazza con l’assessora alle Pari Opportunità della Regione Monica Cerutti e del Comune Ilda Curti, al fianco del Coordinamento Torino Pride.
Magari non ti viene in mente tutti i giorni. Magari poi non ci pensi spesso. Magari sei eterosessuale o magari no. Magari hai degli amici gay, amiche lesbiche o trans* con cui esci a cena, lavori, studi di fianco in biblioteca, fai la coda al supermercato la domenica mattina in pieno hangover. Auch! Magari senti poi qualche conoscente o politico italiano dire che la famiglia è solo quella formata da un uomo e da una donna (quindi non da QUEI tuoi amici) e che l’amore è possibile solo tra uomo e donna (quindi non tra QUEI tuoi amici) e che un figlio o una figlia possono essere cresciuti bene solo da un uomo e da una donna (quindi, ancora, non da QUEI tuoi amici). Magari chiamano un ragazzo di 20 anni “culattone” e riescono a sentirsi persino dei buoni esempi e dei bravi comunicatori. Magari ci scappa un insulto anche ai tuoi, di amici, un giorno. Magari pure un pugno. Magari è solo che in Italia è così perché così è sempre stato. E poi magari pensi, in fondo, non sono proprio discriminat*. Magari ti sembra così lontana la possibilità di cominciare a cambiare le cose. Magari lo farà qualcun altro, ti dirai. Qualcuno più coinvolto, con più tempo, più calma, più pazienza, più energia. 
Ti do una notizia: tu sei importante e “99 non è 100”. La battaglia per i diritti civili delle persone omosessuali, lesbiche, bisessuali o transessuali non è qualcosa che riguarda solo QUELLE persone, ma tutte. I diritti civili sono diritti umani (questi tanto elogiati ma poco conosciuti) perché riguardano delle Persone. Come te. Persone che forse un giorno vorranno avere il diritto di essere riconosciute come coppia dal proprio Stato e smettere di essere invisibili. Persone che a San Valentino si regalano ciabatte comode. Persone che hanno scelto da che parte stare. Come te.


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