martedì 3 febbraio 2015

Referendum Slovacchia

Papa Francesco non ama prendere posizioni nette in merito a certi argomenti, soprattutto se si tratta di matrimoni gay e diritti degli omosessuali, diritti civili, s'intende, e dunque strettamente collegati alla natura umana dei singoli cittadini. Abbiamo appreso che ha accolto una persona transessuale abbracciandola, ma più volte lo abbiamo visto difendere la famiglia dalle nuove tendenze: un chiaro e implicito riferimento a tutte quelle leggi che hanno modificato il concetto di matrimonio e di unità famigliare, estendendolo alla comunità LGBT.

La Chiesa ha un suo credo ben preciso, e nessuno vuole star qui a sindacare, anche se molto ci sarebbe da dire, partendo proprio dal presupposto che genitori gay non trasformano i figli in omosessuali e soprattutto che la presenza di coppie gay ufficializzate da istituti giuridici non è certo una minaccia per l'umanità, visto che l'omosessualità non è un'epidemia e non uccide nessuno. Ma forse questi sono ragionamenti scomodi, soprattutto in questi giorni, durante i quali in Slovacchia si sta discutendo animatamente di un referendum dall'Alleanza per la Famiglia.


Tale referendum è basato su tre domande:

Il matrimonio può essere definito solo come la convivenza basata fra un uomo e una donna?
Siete d'accordo che sia impedito a gruppi o coppie omosessuali di adottare ed educare minori?
Siete d'accordo con la possibilità da concedere ai genitori di escludere i propri figli minori da corsi scolastici sull'educazione sessuale o sull'eutanasia?
Visto che il referendum è stato promosso da un'associazione religiosa, papa Francesco, prima della Messa di Santa Marta del 22 gennaio, ha voluto congratularsi ed esprimere vicinanza e sostegno a quella

"Chiesa slovacca coraggiosa che in questo momento, in questo tempo, lotta per difendere la famiglia".

Il referendum del 7 febbraio forse sancirà la vittoria dell'omofobia, visto che recenti sondaggi hanno dimostrato che in Slovacchia la popolazione è ostile alla comunità gay. Ma non è questo il punto: vi sembra normale che nel Terzo Millennio sia proposta la terza domanda ai cittadini? Cioè, voglio dire: educare alla diversità e al sesso non significa certo indottrinare; vogliamo far crescere i bambini chiusi in un mondo che non è quello reale? Questi religiosi hanno capito che il sesso, l'omosessualità e la diversità esisteranno a prescindere da un referendum? Per quanto riguarda l'eutanasia, discorso così complesso da poter ridurre a sole due righe di domanda, è normale imporre che non se ne parli? Il Medioevo è tornato. Sempre che sia mai passato...

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