sabato 28 marzo 2015

Si può morire felici?

E dopo la recensione di Don Barbero (pubblicata sul suo blog), dell'ultimo libro di Hans Kung "Morire felici?", ne arriva anche una di Alberto Veronesi, pubblicata sulla Stampa di oggi. 

"L'esistenza umana va vissuta in base al principio della responsabilità della vita che Dio ci dona con l'incarico di di disporne liberamente"; su questa obiezione antidogmatica del teologo si basa l'intero libro, perchè se l'uomo è responsabile della vita lo è anche della morte, essendo parte entrambre dello stesso ciclo. L'autore però si rifiuta di usare il termine "eutanasia", ampiamente equivocato a causa del nazismo (per il quale è sinonimo di decimazione) sostituendolo con quello di "Sterbenhilfe", ausilio alla morte. Ciò che di nuovo presenta questo libro è il raconto degli eventi che hanno avvicinato Kung allo Sterbenhilfe, la tragica morte del fratello per un cancro al cervello, fra atroci sofferenze, e la morte dell'amico con cui scrisse il libro, per Alzheimer, senza sofferenza fisica ma perdità graduale di lucidità. Per l'amico la percezione dello strazio della mente fu doloroso come lo strazioe del corpo. La riflessione su questu due avvenimenti, ha indotto Kung a concludere che lo Sterbenhilfe in alcuni casi è comprensibile e anzi doveroso.
Questa posizione va nella direzione di un dialogo fra scienza e fede e fra fedi diverse aprendo il dibattito sul fine vita a un ventaglio di questioni etiche ed umane che ci riguarda tutti da vicino, credenti e non credenti. 

La Stampa, 28.03.2015


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