mercoledì 15 aprile 2015

Imparare a dire grazie


C’era una volta una bambina a cui non piaceva la parola “grazie”. Non mi chiedete perché, io non lo so; quello che so per certo è che non voleva mai dirla.
Se le cadeva una penna a terra e un compagno la raccoglieva, le se la faceva dare, ma non diceva grazie.
Se la maestra le teneva aperta la porta, lei passava veloce, ma non diceva grazie.
Se la mamma le porgeva un piatto di pasta, lei lo prendeva e mangiava di gusto e se papà le portava la cartella? Avete indovinato? Esatto: lei camminava tranquilla, senza quel peso sulle spalle, ma non diceva mai ‘grazie’.
“Ilaria,” le chiedeva la mamma, “perché non ringrazi chi ti aiuta?”
“È inutile,” rispondeva quella bambina. “Se qualcuno vuol farmi un favore, io sono contenta. Ma non ho proprio voglia di dire ‘grazie’.”
Alla mamma non veniva in mente niente da ribattere e restava in silenzio.
Un giorno però, propri mentre andava a scuola, incontrò per la strada un orsetto dall’aria bizzarra che indossava sul pelo bianco un gilet verde e viola. “Ilaria, sei proprio tu, sono contento di conoscerti: ho sentito molto parlare di te.”
“Davvero?” chiese la bambina curiosa. “E da chi?”
“Vedi io sono un orsetto Ringrazi-orso; nel mio paese i ‘grazie’ sono preziosi e li usano tutti. Così quando abbiamo sentito che c’era una bambina sulla Terra che non li usava mai, mi hanno mandato a conoscerti.”
“Accidenti!” esclamò Ilaria. “Ma allora sto diventando importante.”
“Certamente e se vuoi ti porto nel mio paese a conoscere i miei amici,” rispose l’orso. “Ma ho una condizione: che tu non mi dica mai ‘grazie’”
“Oh, stai tranquillo, questo te lo posso garantire.” L’orso la prese per mano e in un batter d’occhio la portò in volo nel bosco dove si trovava la città degli Orsi Ringrazi-orsi. Avevano case di vetro e biciclette volanti con cui giravano liberi per il cielo. Tutti indossavano il gilet e andavano in giro sorridendo nella loro bella città.
“Che posto incantevole!” Esclamò Ilaria.
“E non hai ancora visto il meglio.” Si accomodarono in un caffè e subito un cameriere portò loro una coppa di gelato ricoperta di panna e cioccolato. Ilaria la mangiò di gusto. Poi si rese conto che non aveva soldi. "Non posso pagare,” sussurrò al Ringrazi-orso. “Non preoccuparti,” rispose lui, poi rivolto al cameriere: “Due grazie grandi, grandi da me. La signorina qui presente non ne ha.”
Il cameriere sorrise e i due uscirono. “Ma non hai pagato?” Chiese Ilaria.
“Vedi mia cara, nel nostro paese abbiamo eliminato i soldi: qui non ci sono poveri né ricchi e tutti possono avere ciò che gli serve. Basta solo che dicano ‘grazie’”.
“Che meraviglia, beati voi! Da noi è molto diverso.”
“Ah, lo so bene. Ma vedi è proprio ‘grazie’ a persone come te che da voi il sistema non funziona. Se voi foste capaci di ringraziare, quando qualcuno vi aiuta, allora potreste smetterla di accumulare i soldi e utilizzare i ‘grazie’.” Ilaria era rimasta a bocca aperta.
“Vuoi dirmi che basterebbe che tutti noi dicessimo…”
“Non pronunciare quella parola,” la interruppe l’orso. “Me lo hai promesso. Vedi Ilaria, la parola ‘grazie’ - che a te non piace e che fai tanta fatica a pronunciare - nel mio mondo è una moneta preziosa, che vale un tesoro. Ma se per te e i tuoi amici non vale nulla, è inutile dartela: voi continuerete a usare i soldi, ad accumulare monete e a fare la guerra tra ricchi e poveri; noi – usando il ‘grazie’ potremo vivere, viaggiare, fare la spesa o comprare quello che ci serve usando bene questa semplice parolina.”
Ilaria non credeva alle sue orecchie. “E io non posso più usarla? Proprio adesso che ho capito a cosa serve.”
“L’unica possibilità è che tu torni nel tuo paese e vai a dire grazie a tutti quelli che ti hanno aiutato e che non hai ringraziato prima.”
E se volete sapere la verità, Ilaria è tornata a casa e sta cercando tutti quelli a cui deve dire Grazie 

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