martedì 25 agosto 2015

Accogliere è un movimento


Accogliere è un movimento nel senso che non si può accogliere se non si è stati accolti e ci riguarda come persone, anche respingere e difendere il nostro spazio è un movimento che ci riguarda e in certo senso ci appare naturale e scaturisce dalla paura dell’altro. 
Un contesto sociale e umano che favorisce l’accoglienza aiuta le persone a riconoscere nell’altro la stessa umanità e a crescere in umanità, al contrario un contesto che alimenta il rifiuto e la paura isola e blocca la crescita.
Viviamo in un’epoca che sbandiera solidarietà ma non esercita l’accoglienza nella sua forma di riconoscimento della stessa umanità, abbiamo paura di perdere i nostri privilegi, la nostra privacy, il nostro futuro sicuro (almeno che crediamo tale), la nostra identità.
Il problema dell’arrivo massiccio dei migranti sta assumendo giorno dopo giorno aspetti inquietanti e forse ci sentiamo anche impotenti e impreparati. E’ chiaro però che oggi è su questo problema che si misura davvero la nostra fede cristiana, siamo consapevoli della piccolezza del nostro contributo, ma è da qui che possiamo partire: ognuno, tanti, insieme, verso un’umanità più ricca, più libera dagli orpelli di una civiltà svuotata, asfittica, arroccata, che ha bisogno di rinnovarsi dal profondo: se abbiamo capito questo finalmente, siamo pronti per dei cambiamenti che ci toccheranno, che non saranno senza conseguenze anche dolorose, ma che sapremo accogliere come il dono di tanti fratelli nei confronti dei quali siamo responsabili come europei, come occidentali, come cristiani.
La storia chiede il conto: non basta restituire quello che abbiamo negato loro, che abbiamo sottratto come se ci fosse dovuto, non basta salvarli dal mare, ogni uomo, quando ha lasciato tutto, ha perso tutto tranne la vita, deve potersi sentire accolto.
Chiediamo al Padre di tutti la conversione di mentalità, di atteggiamento, di cuore per acquisire la capacità di accogliere, per vincere le paure, per guardare con coraggio a un altro futuro per tutti.  

Anna Campora

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