lunedì 31 agosto 2015

Canone domenica 30 agosto


Eucarestia di domenica 30 agosto 2015
(Ac)cogliere: il bisogno dell’altro, il nostro, cosa c’è dietro la superficie…”


G. Quante volte abbiamo sentito parlare di accoglienza o quante volte abbiamo usato questa parola. Vi siete mai chiesti cosa significa veramente “accogliere”?
Accoglienza, da accogliere - insieme a raccogliere - sono verbi composti da un prefisso
apposto a cogliere, dal latino COLLIGERE, a sua volta formato da CUM e LEGERE, cioè
legare insieme con uno strumento. Il significato originario di COLLIGERE, è dunque
eminentemente pratico, di radunare, mettere insieme, restringere in minor spazio, erbe,
fiori o frutti, le messi, i denari, le persone. Successivamente, si è fatto strada anche il
significato simbolico di capire, afferrare il senso. È significativo che il verbo leggere
abbia la stessa origine etimologica. Mentre la particella re- preposta al verbo raccogliere precisa solo la ripetizione dell'azione, la particella a- di accogliere, implica la vicinanza, il movimento verso di sé, in una relazione non tanto fisica quanto affettiva e di relazione. Possiamo quindi dire che al verbo a-cogliere possiamo anche dare il significato di cogliere – nel senso di prendere – e portare verso di sé, in altre parole prendere con sé. Significa, pertanto, ricevere qualcuno con dimostrazione di affetto; per logica estensione significa accettarlo, approvarlo, acconsentirgli; in una parola, ascoltarlo, cioè, usare quello che fra i cinque sensi, ci mette in relazione profonda con l'altro ancora più della vista - che più facilmente ci distrae o ci predispone al pregiudizio. Accogliere l’altro accorciando le distanze, mettendolo a proprio agio, riconoscendogli pari diritti e dignità, ponendosi in atteggiamento empatico, ma allo stesso tempo, ascoltare noi stessi, il nostro “Io” profondo, accettandoci integralmente per quello che siamo, luce e ombra. Cogliere il nostro bisogno di essere accettati che ci porta a percorrere strade non nostre, accoglierlo e trasformarlo in stimolo a essere Noi stessi.  Riflettiamo insieme.

  1. Viviamo in un’epoca che sbandiera solidarietà ma non esercita l’accoglienza nella sua forma di riconoscimento della stessa umanità, abbiamo paura di perdere i nostri privilegi, la nostra privacy, il nostro futuro sicuro (almeno che crediamo tale), la nostra identità.
  2. Non possiamo non guardare al problema dei migranti, dinanzi al quale ci sentiamo impotenti e impreparati ma sul quale, oggi, si misura davvero la nostra fede cristiana. Siamo consapevoli della piccolezza del nostro contributo, ma è da qui che possiamo partire: insieme, verso un’umanità più ricca, più libera dagli orpelli di una civiltà svuotata, asfittica, arroccata, che ha bisogno di rinnovarsi dal profondo.
  1. La storia chiede il conto: non basta restituire quello che abbiamo negato loro, che abbiamo sottratto come se ci fosse dovuto, non basta salvarli dal mare. Uomini e donne che hanno perso tutto, devono sentirsi Accolti.
  2. Aiutaci o Padre, ad acquisire la capacità reale di accogliere, di vincere le paure, per guardare con coraggio a un altro futuro per tutti/e. 

Vangelo (Marco 7, 1-8, 14-15, 21-23)
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Commenti e riflessioni personali
Intermezzo musicale

G. Eccoci ora partecipi, come discepole e discepoli, della cena di Gesù. Fai che questa condivisione sia reale nei giorni della nostra settimana. Insegnaci Tu a condividere tempo, risorse, affetti, pane e dimora.

Tutti. Ora, spezzando il pane ricordiamo quel gesto che Gesù continua a compiere nei secoli dei secoli nei nostri cuori ogni volta che siamo qui riuniti a condividere questo cibo e questo tempo. Prendete e mangiate, prendete e bevete: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Questo è il corpo, la vita, la strada, la sostanza della memoria di Gesù: saper cogliere il senso della vita, bella perché fatta di cose semplici, di cammini che si intrecciano come fili di un bell’arazzo, tutti diversi, ognuno col suo colore ma che solo stando vicini, accogliendosi fra loro, formeranno un’immagine; saper cogliere il senso di questo incontro, affinché la nostra eucarestia non diventi una farsa. 

Padre nostro
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e sostienici nell’ora della prova, ma liberaci dal male.

Comunione con intermezzo musicale - Mani

Preghiere spontanee

1. Mi accorgo, o Padre, che i miei bisogni troppo spesso limitano la capacita di accogliere l'altro. Possa io comprenderne la natura e lavorare per dargli nuove fattezze. Possa il mio sentire sovrastare la parola e il mio sguardo diventare un porto sicuro dove trovar riparo.

2. Aiutami, o Padre, a cogliere il mio bisogno di ricerca e a dar corpo a questo. Aiutami a plasmare un cammino cristiano di accoglienza e di incontro che porti a Te. Aiutami a creare forme nuove lungo la strada, che diano un senso a questo avanzare che, a volte sembra senza meta. Accogli, o Padre, questa mia preghiera.

Tutti. CIASCUNO TROVI LA SUA STRADA
"E' giusto e doveroso che ciascuno trovi la sua strada. Proprio perché le strade sono tante, ce n'è per tutti i gusti e per tutte le capacità. E tutte possono convergere verso lo stesso punto. Se sono veramente "le nostre" non possono che portarci a Dio. L'importante è scegliere con il cuore".
(Ricordando Don Giovanni Giorgis, biblista)

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