domenica 27 settembre 2015

Commento al Vangelo



Mc 9, 38-48



«Giovanni gli disse: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri”. 39Ma Gesù disse: “Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. 40Chi non è contro di noi è per noi. 41Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa.

42Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare. 43Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. [44]. 45Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. [46]. 47Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, 48dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. 49Perché ciascuno sarà salato con il fuoco. 50Buona cosa il sale; ma se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri”».



Nella prima parte del Vangelo di oggi pare inequivocabile che Dio non faccia dipendere la salvezza da fattori religiosi, nemmeno dalla relazione con lui e tantomeno dall’appartenenza ad una Chiesa! La salvezza della vita può dipendere dall’aver dato un bicchiere di acqua nel “nome di Gesù”, così come dedicarsi all’altro nella propria quotidianità come molti laici fanno, nel silenzio delle loro vite semplici, senza ostentare il nome di Gesù.

Che poi cosa vuol dire “fare il bene?”. Ci sarà capitato di sentirci dire: “ma io l’ho fatto per il tuo bene” o “te l’ho detto per il tuo bene”, frasi che possono creare grande sofferenza nelle persone.
Ma non esiste il bene come idea anche se ce lo si vuol far credere. Esiste solo il bene fatto dal singolo ad un altro singolo, concretamente, perché questi possa vivere in pienezza, tenendo conto del bene dell’altro.
A volte meglio “non fare il bene”, astenersi dal fare, rappresenta il vero bene per il prossimo. Non sempre va fatto e non tutto va detto, ma solo quello che permette all’altro di vivere in pienezza.

Mi spaventa sempre di più una certa Chiesa che fa cadere come un macigno la “verità” sulla testa delle persone, senza domandarsi se sono in grado di portarla, se hanno la forza per poterla reggere: «Egli rispose: “Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito”» (Lc 11, 46).
Una Chiesa che usa la verità come strumento per ergersi a controllore della coscienza altrui è sempre molto pericolosa; la Chiesa è stata istituita per servire, aiutando gli uomini e le donne di ogni tempo a crescere sino al loro compimento, a costruire la propria statua, come dicevano gli antichi.
Ora è interessante pensare che per ottenere una statua, l’artista non deve aggiungere nulla. Il suo genio, la sua intuizione, la sua capacità sta piuttosto nell’asportare il superfluo, ossia tutto ciò che impedisce alla statua che ‘c’è già’ dentro il blocco di marmo, di poter emergere.
La questione sta nel venire alla luce di noi stessi, di riemergere, di rinascere, di risorgere… E questo aiutandoci ad asportare ciò che ci impedisce questo cammino splendido.  (Squizzato)

Nei versetti finali del Vangelo, Gesù invita proprio ad abbandonare quegli atteggiamenti che possono compromettere il nostro evolvere.
Taglia la mano, il pensiero di vivere impossessandoti della realtà, accumulando e fagocitando cose e relazioni; taglia il piede se non ti permette di muoverti verso un fine buono, di camminare verso una meta ed infine, cava l’occhio che guarda ad un tesoro caduco, il cui luccicare è solo un miraggio di oasi che non salva nel deserto.
Buttiamo nella Geena (l’immondezzaio di Gerusalemme) tutto ciò che ci inganna, ciò per cui sprechiamo tante energie, magari anche anni, senza permetterci di arrivare ad una pienezza.
Troviamo il coraggio di vivere questa vita e di non lasciare che ci viva rimanendo inerti. 

Mary

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