martedì 15 settembre 2015

Dar da bere agli assetati

Cinque milioni di tonnellate all’anno di cibo sprecato: sono cinque miliardi di chilogrammi
sono cinque miliardi di chilogrammi. Quan- to basterebbe per sfamare buona parte degli af- famati cronici del mondo. Questa la trave da rimuovere dall’occhio nostro (popolo superalimentato) prima di cer- car di rimuovere la pagliuzza dall’occhio altrui. E non è questione di misericordia, basterebbe un po’ di razioci- nio negli acquisti. Questo non è un problema politico, ma pre-politico, cioè culturale e di maturità personale. Ha comunque un aspetto politico, perché la vita colletti- va comporta interventi adeguati sull’organizzazione del sistema educativo, cioè sulla scuola e sui “media”. So- prattutto occorre intervenire sulla formazione delle con- sapevolezze, e su convinzioni volgarmente diffuse che premiano il lusso e i consumi come fattori di sviluppo e quindi di ricchezza globale, senza valutare la qualità delle produzioni e dei consumi e la loro equa distribu- zione in rapporto ai bisogni. Tutto ciò non vale soltanto per il problema della fame ma più ancora per il proble- ma della sete, cioè per il rispetto della proprietà comu- ne dell’acqua: la produzione di certi alimenti esige mol- ta più acqua di altri, e per alcune culture è considerato intoccabile un costume alimentare che per sua natura comporta ingredienti prodotti a detrimento altrui. Si sa da anni che la radice di molte guerre locali è ormai il controllo sui corsi d’acqua. Nelle scorse settimane, ad
esempio, sono riprese in Brasile le occupazioni da parte degli indios del cantiere della mega-diga di Belo Monte, nei pressi di Vitoria do Xingu, nella parte sud-orientale dello stato amazzonico del Parà. “Se il progetto venis- se ultimato - ha spiegato l’Associazione Popoli Minac- ciati (Apm) - si tratterebbe della terza diga idroelettrica del mondo per ampiezza, un danno irreparabile per l’ecosistema... Il progetto modificherebbe l’assetto idro- grafico del fiume Xingu, cancellerebbe ettari di risorse naturali nel cuore della foresta amazzonica ed elimine- rebbe le fonti di sostentamento agli indigeni, che si ve- drebbero sottrarre una grossa porzione di territorio dal quale sarebbero costretti ad andarsene”. Dove? A in- grossare l’esercito dei disoccupati nelle periferie mal- sane delle megalopoli. Qualcuno all’EXPO ha pensato di esprimere solidarietà con gli indigeni espulsi dalle loro terre?
Mentre negli Stati Uniti il famoso Rio Colorado, prota- gonista dei western più famosi, è ormai a secco e la sua diga è praticamente inutile. Ne abbiamo di lavoro, per convertirci all’uso misericordioso del raziocinio: non di- mentichiamo che il raziocinio è un dono di Dio e se la fede non è ragionevole è soltanto superstizione. Ci sono paesi in cui si fanno sontuose feste religiose mentre, per favorire le mafie dell’acqua minerale, non si fa la manutenzione degli acquedotti. Idolatria allo stato puro.

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