martedì 8 settembre 2015

Parma, coppia gay riconosciuta come famiglia dalla questura


Il loro primo anniversario di matrimonio, Ruben Quiroga e Pablo Torlaschi lo festeggiano nella sala di rappresentanza del municipio di Parma, accecati dai flash dei fotografi e dai faretti delle telecamere televisive. Tra le congratulazioni delle organizzazioni Lgbt e gli auguri del sindaco Federico Pizzarotti.

"È la loro gioia e la loro felicità che contano, oggi, più che i meriti istituzionali. Questa è una lezione di civiltà per tutte quelle persone che lottano per i loro diritti. I tempi sono maturi perché anche in Italia si riconosca l'esistenza di coppie dello stesso sesso. Serve superare quest'ultimo scoglio di resistenza al cambiamento. Non si può frenare una possibilità naturale per un retaggio del passato", dice Pizzarotti - che nemmeno come sindaco potrebbe celebrare un matrimonio omosessuale, visto che in Italia non è previsto dalla legge - lunedì mattina, in veste di "padrino" laico della coppia gay sposatasi un anno fa in Argentina, che ha ottenuto il permesso di soggiorno per ricongiungimento famigliare.

Il primo caso a Parma, e tra i pochissimi in Italia ottenuti "per motivi familiari" in tempi rapidissimi dalla questura locale: meno di due mesi dalla presentazione della domanda. Senza ricorsi legali, problemi o difficoltà tecniche. Una rapidità burocratica inaspettata.

"È la normalità che ci colpisce della nostra storia - raccontano i due ragazzi, intimiditi dalle domande dei giornalisti - di come tutto si è svolto in modo naturale, senza intoppi, né pregiudizi. Abbiamo deciso di raccontarla a tutti perché ci sono tantissime coppie chiuse in casa che hanno paura di uscire allo scoperto e iniziare un percorso di riconoscimento civile. Volevamo che questa fosse una bella notizia per tutti".

Così Ruben e Pablo, 37 e 32 anni, con la loro azione sono riusciti a scavalcare due contraddizioni del nostro Paese sui diritti civili delle coppie omosessuali. La prima: che il loro matrimonio - celebrato il 4 settembre 2014 a Buenos Aires, dove è consentita l'unione tra persone dello stesso sesso - qui non può essere trascritto. Ma la questura di Parma li ha comunque riconosciuti come una famiglia. La seconda: il riconoscimento dello status di famiglia, attraverso un permesso di soggiorno, spiazza la nostra legislazione nazionale che non è ancora pronta.

"Sono contraddizioni che ci auguriamo possano far fare un piccolo passo avanti nell'ambito dei diritti civili", commenta Laura Rossi, assessore al Welfare, che ha accompagnato il percorso della coppia argentina, insieme all'assessorato delle Pari opportunità nell'ambito del Laboratorio omofobia.

Un primato per Parma, dunque, dove la coppia argentina ha scelto di vivere, e dove si è stabilita ormai da dieci mesi. Pablo è di origini italiane: il nonno, un Torlaschi, era ligure emigrato in Argentina. E a Parma, la sorella di Pablo vive da tempo: "È lei che ci ha aiutato con i documenti e le pratiche da sbrigare negli uffici perché io ottenessi la cittadinanza italiana", dice il ragazzo che per vocazione è un artista - ha lanciato una sua linea di abbigliamento - ma per vivere lavora come cuoco in un frequentato locale del centro. Ruben, invece, che prima lavorava in una galleria d'arte, sta cercando un'occupazione.

"Per questo abbiamo scelto Parma - riprende Pablo - e finora le persone con cui parliamo per strada e a cui raccontiamo la nostra storia ci fanno le loro congratulazioni, si felicitano con noi. Non mi sembra che i parmigiani abbiano nessun problema verso le coppie omosessuali - valuta - però la mentalità della maggioranza non l'abbiamo ancora conosciuta...".

Sul punto interviene la vicesindaco Nicoletta Paci: "Come Amministrazione continuiamo con l'impegno verso il riconoscimento dei diritti civili fondamentali - rimarca - dopo la costituzione del registro delle unioni civili e il progetto Parma è friendly".

"E figli, ne volete?", domandano i cronisti. "Per adesso, io mi accontento di un gatto", sorride Ruben.

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