giovedì 17 settembre 2015

Tra impotenza e patenti di guida. Il fronte del no sceglie l’assurdo


             
«Scommettiamo?» Andrea Marcucci, renziano radicale, allarga un sorriso sotto il baffetto alla Errol Flynn per rassicurare chi non è così certo che il Senato riuscirà ad approvare il testo sulle Unioni civili. Per ragioni ovvie, visti i tempi che in commissione si trascinano lentamente di seduta in seduta, l’ambizioso obiettivo di ottenere l’ok a Palazzo Madama prima del 15 ottobre, è stato ridimensionato a un più abbordabile incardinamento. Il premier Renzi ha cerchiato di rosso il 9 ottobre. Per quella data vuole il voto sul ddl costituzionale. Subito dopo il testo sulle coppie gay verrà incardinato.

Possibile? Secondo il presidente della commissione Giustizia, Francesco Nitto Palma, assolutamente no. Anche perché, spiega, il governo non ha chiesto la calendarizzazione in aula che avrebbe fatto scattare le sedute notturne, e si è lasciato libero spazio all’ostruzionismo targato Ncd. Tra urla, liti e sbadigli, la commissione Giustizia è ostaggio di Carlo Giovanardi in un clima omofobo sfociato più volte nel boccaccesco. Un vero «bestiario» (copyright Sergio Lo Giudice, Pd). «Ma sì – spiega il senatore ultracattolico – quando si fa ostruzionismo si presentano emendamenti, come dire…ironici». Ironici? Vediamone qualcuno.

DISFUNZIONE ERETTILE
Seduta serale di martedì. Si affrontano i sub-emendamenti della relatrice Monica Cirinnà sulle cause impeditive per la costituzione delle unioni civili. Il dibattito si incaglia per ore sulla “impotentia coeundi” (disfunzione erettile). Giovanardi, Lucio Malan e Giacomo Caliendo, di Fi, vorrebbero che fosse inserita nell'elenco e dissertano sull’impossibilità che in una coppia gay, soprattutto femminile, l’unione venga annullata per «problemi di erezione» (letterale).

IL DIVIETO
Anche una madre e un padre non possono. Almeno secondo l’emendamento 1.20000/10 confezionato da Vittorio Zizza, fittiano di Puglia. Chi è già genitore non può contrarre l’unione civile. I motivi, però, sfuggono ai più.

NO AI TESTIMONI
Perché un matrimonio abbia piena legittimità, si sa, non possono mancare i testimoni. Elemento essenziale per la scena e per le norme del codice civile. Proprio per questo, il senatore Giovanardi con l’emendamento 1.859 chiede di sopprimere, dopo le parole «di fronte all’ufficiale di Stato Civile» le parole «alla presenza di due testimoni». Come un pezzo di marmo, i neocentristi stanno cercando di dare una forma alle unioni civili che le renda imparagonabili ai matrimoni, cesellando ed eliminando tutti quei diritti che spettano a chi è sposato. Perché, sostiene Maurizio Sacconi: «Se un animale abbaia come un cane non può che essere un cane» (tanto per capire i toni).

I DOCUMENTI
Se proprio i testimoni ci devono essere, è fondamentale che sappiano guidare. Così la pensa Giovanardi che nell’emendamento 1.1403, per la certificazione necessaria ad attestare l’unione civile, pretende che oltre ai dati anagrafici e patrimoniali delle parti, sia allegata anche la patente di guida dei testimoni.

I FAMILIARI
Secondo il senatore Lucio Malan, emendamento 1.868 (bocciato), due gay che sigillano il proprio amore con un’unione civile non possono farlo se non «alla presenza obbligatoria dei rispettivi familiari conviventi». Insomma, devono presentarsi con i genitori. Come in quei bollini televisivi che segnalano film con scene un po’ osé.  

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