giovedì 8 ottobre 2015

Amalia Signorelli

Deci­sa­mente pre­oc­cu­pata per le riforme costi­tu­zio­nali che il Senato sta votando, l’antropologa Ama­lia Signo­relli giu­dica troppo «indul­gente» la san­zione dell’Ufficio di pre­si­denza di palazzo Madama sui gravi gesti ses­si­sti dei sena­tori ver­di­niani Barani e D’Anna. E nel merito delle riforme, anche lei parla di «tor­sione autoritaria».

Pro­fes­so­ressa, venerdì la poli­tica ita­liana ha toc­cato il fondo. A palazzo Madama due ver­di­niani hanno rivolto gesti osceni all’indirizzo di una sena­trice del Movi­mento 5 Stelle, Bar­bara Lezzi. Come leg­gere que­sto degrado?
Un pano­rama agghiac­ciante direi, soprat­tutto per la for­tis­sima carica di aggres­si­vità e di disprezzo che con­tiene. Il tur­pi­lo­quio e quei gesti sono un grave indi­ca­tore, non solo di un aumento di igno­ranza, ma anche di violenza.

Come valuta i 5 giorni di sospen­sione per Barani e D’Anna?
Estre­ma­mente indul­genti. Un’indulgenza ispi­rata, pro­ba­bil­mente, a valu­ta­zioni di con­ve­nienza poli­tica, date le vota­zioni sulle riforme.

Cosa nasconde, in realtà, il ses­si­smo dei due senatori?
Die­tro a un gesto così, c’è la disi­stima e la pochezza di sé, che per ras­si­cu­rarsi e con­so­li­darsi deve tro­vare un oggetto da infe­rio­riz­zare e da vit­ti­miz­zare. E le donne vanno sem­pre bene per questo.

Da antro­po­loga, vede una rela­zione tra ses­si­smo e potere?
Sì. Oltre alla volontà di sot­to­met­tere l’altro, tra­spare la volontà di volerlo ridurre a oggetto, a cosa. Un vec­chio atteg­gia­mento maschile nei con­fronti delle donne. Il ses­si­smo, in fondo, è que­sto: una metà dell’umanità che nasce infe­riore e infe­riore deve restare.

Per Vit­to­rio Fel­tri si è trat­tato solo di un «gesto ine­le­gante» e aggiunge che è la «con­se­guenza dell’uguaglianza dei generi».
Pove­retto, cosa posso com­men­tare. D’altronde sere fa, inter­vi­stato in un talk, è riu­scito a dichia­rare che per lui i gior­nali sono come le donne, dopo un po’ si stufa. La tipica con­ce­zione della donna come stru­mento per i pro­pri comodi. Con­si­glie­rei a Fel­tri mag­giore pru­denza. La parità fra i sessi non è asso­lu­ta­mente un dato rag­giunto, baste­rebbe osser­vare le sta­ti­sti­che sulle dispa­rità sala­riali o i dati sulla disoc­cu­pa­zione gio­va­nile, dove le donne mostrano per­cen­tuali ancora molto ele­vate. Se tutto que­sto il signor Fel­tri lo con­si­dera un dato di parità lo invi­te­rei, con umiltà, a stu­diare, non dico Marx, che è troppo impe­gna­tivo, ma almeno qual­che rap­porto di eco­no­mia o società.

È pos­si­bile rin­ve­nire una rela­zione tra i lin­guaggi adot­tati e la natura di ciò che si stava votando?
Penso pro­prio di sì. È dovuta anche allo svuo­ta­mento di senso del par­la­mento. Esi­ste una con­nes­sione piut­to­sto netta tra come si pensa e come si parla e quando il voca­bo­la­rio è estre­ma­mente limi­tato, anche il pen­siero è estre­ma­mente limitato.

In tutto que­sto cla­more ci si è quasi dimen­ti­cati del merito. Come giu­dica la riforma del Senato che si sta delineando?
Mi limito a citare quanto dice la costi­tu­zio­na­li­sta Lorenza Car­las­sare e molti altri costi­tu­zio­na­li­sti. Intanto abbiamo delle riforme par­to­rite da un Par­la­mento ille­gale e inco­sti­tu­zio­nale, delle riforme costi­tu­zio­nali messe in can­tiere su ini­zia­tiva del governo quando dovreb­bero essere del par­la­mento. Nel merito, poi, esce fuori un pro­getto di riforma con­fuso e pastic­ciato, utile solo a dare l’immunità par­la­men­tare ad alcuni con­si­glieri regio­nali che, come sap­piamo, non sono pro­prio una cate­go­ria di spec­chiate virtù. Que­sta sto­ria poi del popolo che elegge e del con­si­glio che rati­fica non mi con­vince per niente. E cosa suc­ce­de­rebbe ove il con­si­glio non volesse rati­fi­care nomi eletti dal popolo? Infine, il popolo vota che cosa? Chi? Una lista chiusa, una lista aperta? Non si capi­sce. Sono con­vinta che non sia que­sto il modo giu­sto con cui si fanno le riforme costituzionali.

Che futuro dise­gna il com­bi­nato dispo­sto con la riforma della legge elettorale?
È pro­prio que­sto il punto. Ber­sani parlò di «tor­sione auto­ri­ta­ria». Avendo il con­trollo totale del par­la­mento potranno con­di­zio­nare non solo il governo — ovvia­mente — ma, addi­rit­tura, la Corte Costi­tu­zio­nale, e l’elezione del Pre­si­dente della Repub­blica. Que­sto, secondo me, è un regime tota­li­ta­rio. Light, ma tota­li­ta­rio. Come se non bastasse, un mem­bro della Com­mis­sione di vigi­lanza sulla Rai, Anzaldi, muove un attacco senza pre­ce­denti al Tg3 e a Rai Tre. Una volta al governo, cre­dono di essere diven­tati monar­chi asso­luti, al punto da riven­di­care un alli­nea­mento auto­ma­tico alla linea del governo. Non stiamo andando verso una Repub­blica delle banane, ma ci siamo già con tutti e due i piedi dentro.

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