venerdì 23 ottobre 2015

Commento al Vangelo



Mc 10, 46-52

«E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. 48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. 49Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio! Àlzati, ti chiama!”. 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E il cieco gli rispose: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. 52E Gesù gli disse: “Va', la tua fede ti ha salvato”. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada».


Quando leggo questo brano è come se, improvvisamente, riuscissi a “vedere” quel velo, di natura metafisica ed illusoria, che Shopenauer definiva “velo di Maya”. Similmente alla metafora della caverna di Platone, crediamo che “le ombre” che vediamo riflesse sul muro della caverna siano tutto quello che c’è da vedere mentre invece, si tratta solo di apparenza. Siamo ciechi verso ciò che è il reale, la vera essenza della vita. Siamo portati a giudicare gli altri fermandoci alla superficie mentre ognuno di noi è un universo profondo, un insieme di emozioni, trascorsi, pensieri e un cuore che batte. Guardiamo mai “realmente” alle cose, ai rapporti con le persone, a tutto ciò che ci accade intorno? Riusciamo a vedere oltre la realtà apparente?

E non servono occhi aperti per scorgerla; paradossalmente, i veri saggi, gli illuminati e i lungimiranti nell’antichità erano sempre dei ciechi, dei non vedenti. L’essenziale è invisibile agli occhi e col suo gesto, Gesù, porta il cieco Bartimeo a vedere veramente, a guardare con atteggiamento diverso alla realtà.

E’ inutile ed è “cieco” sperare che questa si condensi in un ammasso di potere, successo ed averi o poterla cambiare per raggiungere obiettivi tali. Essa non cambia ma si può cominciare a vederla con occhi diversi, “aperti”, con fiducia, con fede.

Quando la mattina scorgo il giorno che si insinua attraverso la finestra, accenno un sorriso, un piccolo gesto di fiducia verso la vita e verso Dio.

Sono ormai giunta alla conclusione che non è importante rivoluzionare il mondo che intorno a noi, è una battaglia persa ed egoistica. Perché non protendere invece per un atteggiamento ferace, amando se stessi, gli altri e tutto ciò che ci circonda con senso di umiltà, riconoscendo la nostra piccolezza di uomini e donne ciechi, avvolti dalle tenebre ma proprio per questo, raggiungibili dalla Luce di Dio e del suo immenso amore. 

Mary


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