venerdì 16 ottobre 2015

Commento Vangelo domenica 18 ottobre


(Marco 10, 35-45)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». 


La prima parte del brano è riportata anche da Matteo (Mt  20, 20-23) dove la richiesta «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra»
è fatta dalla madre dei due figli di Zebedeo.   I versi 41-45 sono praticamente identici in Marco, in Matteo (Mt 20, 24-28) e in Luca (Lc 22 24-27) indicando l’utilizzo di fonti comuni da parte dei redattori.
Tutti i sinottici riportano la consapevolezza di Gesù circa le sofferenze e la morte cui sarebbe andato incontro. Nel versetto 38 ancora una volta ciò è  ribadito in risposta alla richiesta di Giacomo e Giovanni: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?».  L’insistenza con cui l’annuncio di sofferenze e morte è ripetuto fa pensare che Gesù avesse chiaro il rischio che correva e che ne avesse realmente a lungo parlato con i discepoli.  Il rischio era insito nel suo annuncio che prevedeva la realizzazione di una convivenza tra uguali e fratelli  con la  condivisione delle ricchezze del creato messe a disposizione di tutti da un Dio Padre premuroso.   Pare che i discepoli avessero difficoltà a capire e condividere il messaggio.
«Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti.”  Gesù spiega ai discepoli che cosa è il  regno di Dio, non un regno celeste con un trono e qualcuno più importante che siederà a fianco del sovrano,  non un regno in cui ci sono dei capi detentori del potere e oppressori,  ma un regno, che è qui ed ora, in cui l’uomo, pur con i suoi limiti, può vivere serenamente e cercare la felicità. Questo è realizzabile solo con il riconoscimento del diritto di tutti all’accesso ai beni della terra che vanno protetti e condivisi.  In questo regno i valori sono l’uguaglianza, la solidarietà, la giustizia. Chi governa,  oppure chi ha una funzione organizzativa, svolge un’attività a favore di tutti, è al servizio degli altri.
Nella predicazione Gesù metteva in discussione il Dio nazionalistico degli ebrei, le tradizioni, l’interpretazione stessa delle scritture ma soprattutto il potere.  Era automatico che il potere, in particolare quello religioso intervenisse e Gesù lo sapeva e certamente aveva timore delle conseguenze. Tuttavia se ne avesse tenuto conto, se si fosse fatto condizionare sarebbe venuto meno il senso stesso del suo messaggio.
L’esperienza che Gesù ha fatto di Dio gli ha dato la forza e la libertà interiore di essere coerente fino in fondo, di vivere secondo le prerogative del regno. La fede nel messaggio e la certezza che solo con la coerenza avrebbe potuto renderlo vivo erano così forti che… camminava deciso davanti ai suoi discepoli salendo a Gerusalemme, mentre questi lo seguivano timorosi. Dice Luca: “indurì il suo volto per partire verso Gerusalemme” (Lc, 9, 51).
Questa espressione, mi ha sempre colpita perchè mi sembra esprimere il momento culminante dell’accettazione del proprio cammino da parte di Gesù.  La passione e la morte sono la conseguenza di questa determinazione, questo è il momento della consapevolezza e della decisione, è lì che si è messo in gioco totalmente. E’ questa l’immagine di Gesù che più mi piace forse perché mi è così difficile essere coerente fino in fondo, troppo spesso cerco la mediazione, pronta  a dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte: non è questa la coerenza e la fedeltà alle proprie scelte.

Vilma

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