giovedì 1 ottobre 2015

Il Sinodo cattolico sulla famiglia, voce alle teologhe

Letizia Tomassone, teologa protestante, Coordinamento delle teologhe italiane
www.riforma.it

Non mi appassiona criticare le scelte di un’altra chiesa, ma oggi credo sia necessario esprimersi per far emergere la voce delle donne e dell’esperienza quotidiana di famiglia che, nel Sinodo cattolico che si avvicina, non hanno trovato alcuno spazio.

Nel Sinodo cattolico saranno emessi pronunciamenti che ancora una volta avranno un gran peso sulla vita di donne e uomini di ogni età nel momento in cui questi si incontreranno, faranno coppia, nasceranno: poiché si nasce sempre in una famiglia e lì si vivono relazioni di genere più o meno ingiuste, più o meno di dominio e subordinazione, più o meno ispirate all’affetto condiviso e alla libertà di ognuna e ognuno. E la religione ha un potere morale che condiziona addirittura le legislazioni.

Papa Francesco ha spesso ripetuto: la chiesa siamo tutti, non solo alcuni. E’ su questa base che ha voluto questa larga consultazione, la massima possibile, sulle dinamiche di cambiamento che coinvolgono le famiglie nel nostro tempo in ogni società.

Un Sinodo anche accompagnato da questionari (uno nuovo sta per partire) inviati a tutti i vescovi; il primo ha avuto risposta da molti gruppi e associazioni del mondo cattolico.
Eppure il Sinodo che si occuperà dei temi della famiglia vede un soggetto del tutto assente: le donne.

Solo tredici presenze, di cui tre religiose nominate e non elette, e tutte senza possibilità di voto. E anche le risposte al questionario non sono state rese note fuori dal Sinodo, che appare così blindato, tenendo fuori le voci critiche e non omologate.

Già i documenti preparatori sono segnati dalla mancanza di uno sguardo di genere. La prospettiva storica, presente negli strumenti di lavoro, da un lato toglie base scientifica alla cosiddetta legge naturale, dall’altro però etichetta come caduta nel peccato la ricerca in atto nel mondo occidentale di fare della coppia e della famiglia un fatto affettivo e non un ingranaggio dell’economia o della politica.

Questa ricerca viene bollata come auto-centrata, eppure nelle relazioni famigliari del passato ben poco della libertà e della autodeterminazione erano presenti nel contratto matrimoniale, nella sfera della sessualità e in quella della riproduzione.

Il Sinodo dovrà affrontare i nodi della disuguaglianza uomo-donna in molte realtà famigliari del mondo, ma per ora non sembra prendere in considerazione uomini e donne concrete che in quanto coniugi, figli e figlie e in molte altre posizioni fanno vivere le realtà famigliari.

Inoltre secondo i testi prodotti sinora la pari dignità tra i sessi non rientra nel quadro degli insegnamenti della chiesa sul matrimonio, che restano quelli dell’indissolubilità e della procreazione. Solo un punto nel documento introduttivo cita i diritti delle donne e dei minori nella famiglia, ma subito sottolinea il pericolo dell’individualismo che sarebbe insito nella rivendicazione degli stessi diritti.

Questo porta, secondo le teologhe cattoliche che stanno seguendo con attenzione i lavori in vista del Sinodo, a rimuovere il soggetto maschile ed ecclesiale che resiste contro i diritti delle donne. Esso non viene nominato né in negativo, per una forma di autocritica, né in positivo, come capace di sostenere la promozione della libertà delle donne.

Scrive una di esse, Rita Torti, “preoccupa la scelta di denunciare la violenza nei confronti delle donne senza menzionarne gli autori”. Le cattoliche americane invitano poi il Sinodo a prendere in considerazione i doni preziosi e vitali che esse portano alla tavola comune: per esempio il sacerdozio comune dei credenti e la libertà femminile nella chiesa che le deriva dal battesimo; la riscoperta di testi biblici liberanti; la capacità di cura e l’accento su una chiesa capace più di servizio che di potere.

Di fronte alla necessità di una battaglia così dura per far riconoscere la propria voce nel luogo in cui si elabora la teologia della chiesa sento di essere privilegiata a vivere la mia fede in una chiesa che non solo riconosce i ministeri femminili, ma che è stata capace di formulare parole e pratiche di critica del soggetto maschile patriarcale fondato religiosamente.

E che in generale, volendo riscrivere un documento sul matrimonio, ascolta le esperienze e le elaborazioni di donne e uomini. Così il documento sulla famiglia che è approdato al Sinodo valdese per essere inviato allo studio delle chiese quest’anno invita le chiese a essere una comunità che si prende cura, anche elaborando nuove forme pattizie fra persone che tengano conto di criteri come: la giustizia nella relazione, le aspettative nel legame affettivo, il riconoscimento dell’altra/o come compagna/a di umanità.

Le famiglie e le coppie sono plurali come plurali sono le società in cui le chiese, anche quella cattolica romana, sono chiamate ad annunciare che Dio è amore.
Anche quando la chiesa cattolica cerca una uniformità che possa essere riconosciuta nella propria forma sacramentale è necessario che queste diversità siano ascoltate e non messe a tacere o demonizzate, e che costituiscano la base e la linfa del magistero cattolico.

Così la chiesa imparerà nuove vie e non starà semplicemente a riaffermare dottrine tradizionali che sono state usate per ormai troppo tempo per asservire le donne in società in cui solo gli uomini sembrano potersi esprimere pienamente.

ADISTA, 3 Ott. 2015

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