sabato 7 novembre 2015

COMMENTO AL VANGELO DOMENICA 8 NOVEMBRE

+ Marco 12,38-44


In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».


Questo brano con queste parole di Gesù significa una condanna totale alla casta sacerdotale e alla religione ufficializzata che ha stravolto il senso significato da Dio per il proprio uso e consumo, per il proprio potere manifestabile in tutta la sua potenza e mellifluità.
Penso sia significativa la prima frase “divorano le case delle vedove” accomunata alla successiva espressione “una vedova vi gettò due monetine”.
L’iniziale messaggio interpretato a nome di Dio e rivolto al governante di turno “proteggere il povero e la vedova” aveva un significato ben preciso in quanto sia il nullatenente che la vedova non avevano nessun mezzo di sostentamento e quindi il regnante aveva un preciso compito morale di sorreggere e mantenere queste due fasce deboli della popolazione. 
Un sollecito a stabilire e mantenere uno “stato sociale e solidale” con chi era in difficoltà.
Ma una classe sacerdotale che vuole solamente il proprio tornaconto e controllare la gente, ha stravolto il messaggio. 
Ecco Gesù che si siede davanti al tesoro del Tempio ed osserva quelle ricchezze e le azioni delle persone che vi si recano. 
Già l’osservare le ricchezze accumulate per mantenere la casta sacerdotale deve avergli fatto accapponare la pelle, Lui così profondamente e costantemente lontano dal possesso dei beni materiali.
Eccolo che osserva sì i benestanti che fanno la loro offerta, ma anche la povera vedova che getta nelle casse del tesoro ciò che le sarebbe servito a vivere e si sarà chiesto che tipo di influenza subdola e malefica riesce a persuadere una persona a privarsi del necessario alla vita per cederlo ad un potere che per autoalimentarsi nel lusso e nell’abbondanza non lesina un lavoro psicologico di sottofondo sul singolo individuo che si comporta correttamente ed in buona fede.
Credo che tutta l’opera del Nazareno non sia incentrata sul cambiare la legge dei padri ricevuta in eredità, né tantomeno a fondare una nuova religione, ma demolire la struttura religiosa (anche se al suo interno potrebbero esserci sacerdoti in buona fede) che vive solo per il potere e per se stessa.
Ai giorni nostri, basta guardarsi attorno per vedere che si è ricaduti nella stessa situazione verificatasi allora benchè ci siano molti piccoli preti che applicano e vivono coerentemente il messaggio gesuano.

sergio

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