giovedì 5 novembre 2015

Le famiglie Arcobaleno a Renzi: "Credevamo in te, non abbandonare i nostri figli senza diritti"


La pausa di riflessione che il Pd si è preso sulle unioni civili, e soprattutto sull'adozione del figlio del partner per le coppie omosessuali (step child adoption) fa insorgere le Famiglie Arcobaleno . L'associazione, che rappresenta in Italia dal 2006 le coppie gay con figli, non ha digerito il dietro-front del Partito democratico sul ddl Cirinnà e in particolare la scelta di lasciare libertà di coscienza ai parlamentari sul tema dell'adozione.

Proprio per questo, tramite i social network, da oggi e ogni tre giorni le famiglie omogenitoriali pubblicheranno le loro storie e foto attraverso l'hashtag #figlisenzadiritti . Una campagna di sensibilizzazione che andrà avanti a oltranza fino all'approvazione di una legge che riconosca non solo i diritti alle coppie omosessuali ma anche quelli dei loro figli.

La prima a dare il via a questa staffetta è stata Marilena Grassadonia. Quarantacinque anni, una compagna di nome Laura, tre figli, Marilena è la presidentessa dell'associazione Famiglie Arcobaleno e da oggi ha deciso di pubblicare la foto della sua famiglia, una di quelle foto che in genere si possono trovare nel privato delle propria casa dentro cornici d’argento. Una foto che la ritrae sorridente, su un prato con la sua compagna e i suoi tre figli. Scena di vita quotidiana di una famiglia che per lo stato italiano non esiste. Lo scopo è quello di presentare al premier Matteo Renzi i loro figli senza diritti. Portare il privato in pubblico, divulgarlo e dimostrare che quando si parla di famiglia non possono esserci differenze.

Fu proprio Matteo Renzi, nel novembre 2013, a pubblicare sul suo profilo Facebook questo messaggio: “Nel mio gruppo di lavoro c'è una coppia, Letizia e Teresa, che da poche settimane ha un figlio che si chiama Ernesto. Da segretario del PD lavorerò perché Ernesto abbia gli stessi diritti dei miei figli e, dopo tanti anni di discussioni a vuoto, faremo una legge sui diritti civili”.

Sono passati due anni e la preoccupazione di Marilena è che con la legge sulle unioni civili ferma in Senato non si arrivi da nessuna parte.  Oppure si arrivi dopo aver mediato al ribasso sui diritti della sua famiglia: «Noi – commenta Marilena – siamo ancora dalla parte di Ernesto e dalla parte di tutti i bambini che, come lui, aspettano di avere gli stessi diritti dei figli di Matteo Renzi. Ci preoccupa leggere di “libertà di coscienza” su un tema che attiene i diritti fondamentali e ci amareggia leggere ricostruzioni dove fantomatici sondaggi avrebbero convinto il premier della necessità di frenare. Per questo da oggi e ogni tre giorni pubblicheremo su Twitter e Facebook un appello al premier dove gli presenteremo, una dopo l'altra, tutte le nostre famiglie attraverso l'hashtag #figlisenzadiritti. In Italia ci sono centinaia di bambini come Ernesto, Renzi e il parlamento non possono ignorarli. Non ci fermeremo finché non sarà approvata una legge che porti l'Italia al passo del resto d'Europa ».

Una rivoluzione gentile che ha il solo scopo di mostrare l’esistenza di famiglie composte da due madri o due padri. In Italia, infatti, sono più di centomila i bambini nati all’interno di una famiglia omogenitoriale. E il dato cresce in maniera esponenziale. Ma come ricorda la presidentessa di Famiglie Arcobaleno: «Per la legge, sono figli di genitori single: l'unico genitore riconosciuto è cioè quello che ha un legame biologico con il bambino». La preoccupazione delle associazioni LGBT adesso è che in questo lasso di tempo che passa dall’approvazione della legge di stabilità alla discussione del ddl Cirinnà che avverrà nel 2016, si possa mediare sull’istituto previsto della stepchild adoption. Lo aveva già anticipato Tonini, vicecapogruppo Pd: "Anche nel Pd c’è chi vorrebbe concedere solo l'affido e non l’adozione. La mediazione va trovata". Poi ha confermato Renzi durante un’intervista RTL 102.5: "Su Unioni civili c'è l'accordo al 95%. Sulla questione adozione ci sarà libertà di coscienza".

Eppure come spiega la presidentessa di Famiglie Arcobaleno, la stepchild adoption «non ha nulla a che vedere con la possibilità per i gay e le lesbiche di adottare. Permette solo di dare la possibilità al genitore legalmente non riconosciuto di essere registrato come genitore a tutti gli effetti. Gli oppositori del Ddl Cirinnà dicono che il riconoscimento del genitore di fatto è sbagliato perché “legittima la genitorialità gay”. Sono bugie sulla pelle dei bambini: gay e lesbiche continueranno ad avere figli ma, senza una legge, saranno sempre bambini con meno diritti degli altri, esposti a mille difficoltà nel quotidiano e a gravi rischi in caso di lutti in famiglia o separazioni».

Un appello questo che echeggia in un panorama europeo che non è più propenso ad accettare il ritardo tutto italiano sui diritti delle coppie gay. Proprio in questi giorni è stata confermata la condanna della Cedu per il mancato riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, dopo che il governo italiano ha deciso di non depositare entro il termine la domanda di riesame avanti la Grande Chambre.

Ad annunciarlo è stato l’avvocato Andrea Schuster che ha seguito la vicenda dal 2009, quando il sindaco di Trento rifiutò la pubblicazione delle pubblicazioni di matrimonio a due coppie trentine omosessuali. Il tribunale rigettò il ricorso, ma la Corte d'Appello ritenne che la legge italiana poteva essere in contrasto con la Costituzione e rinviò la questione alla Consulta. Quest'ultima stabilì che riservare il matrimonio alle coppie eterosessuali non era incostituzionale, ma riconobbe il diritto alle coppie gay di ottenere il riconoscimento delle loro unioni.

Si era quindi espressa la Corte europea, che ha condannato l'Italia per essere inadempiente sui diritti delle unioni civili. La decisione che ha accolto il ricorso presentato da Enrico Oliari diviene così definitiva non presentando domanda di riesame «il governo - spiega Schuster - ha accettato la sentenza di condanna. Si consolida così il principio che, se l’Italia non intende estendere il matrimonio anche alle coppie omosessuali, è quanto meno tenuta a garantire un riconoscimento per il tramite di unioni civili e a offrire diritti e doveri che siano adeguata tutela della loro vita famigliare». 

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