giovedì 24 marzo 2016

Commento al Vangelo

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.


E’ necessario,per chi voglia dirsi seriamente ed efficacemente discepolo del Cristo,o meglio seguace, interrogarsi profondamente rispetto ai modi con i quali può essere letta,ascoltata una narrazione di questo tipo.Dobbiamo evitare l’ascolto passivo,la contemplazione del mistero.
Di fronte ad un testo come questo molte possono essere le vie di interpretazione:la chiave dinamica è una di queste:parrebbe in altri termini che il brano che abbiamo letto ci voglia render partecipi di un dinamismo che pare opporsi alle ore seguite all’arresto e alla condanna di gesù.
Sul fare del mattino Maria di Magdala velocemente va al sepolcro,che trova vuoto.
Altrettanto in fretta torna a comunicare la sua scoperta agli altri del gruppo di Gesù: ognuno fra di questi variamente viene ritratto in un momento dinamico.
Vorrei che da questa caratteristica conseguisse uno stile di ascolto e partecipazione al periodo pasquale che ricorre in questi giorni. A cosa serve oggi esser cristiani contemplativi?
A cosa serve andare in chiesa,alle messe,alle celebrazioni pasquali o della settimana santa?

Dobbiamo inventare un unovo modo di testimoniare la resurrezione in cui diciamo di credere:mi piacerebbe che le nostre vite,le nostre esperienze quotidiane potessero permanentemente render ragione del nostro credo nella resurrezione;invece temo che la nostra vita possa aver ritagliato un angolo per la religione,per la nostra dimensione spirituale che variamente agghindiamo con racconti pasquali.
Non credo affatto che se  Gesù tornasse potrebbe riconoscere come suoi i vari momenti pasquali che affollano le nostre celegrazioni.
Ecco,questo mi pare poter essere un dato stimolante, storico nelle nostre assemblee pasquali:quale pensiamo possa essere il suo ruolo fra noi?
Immaginando un passaggio del Gesù siamo immersi in un mondo che sta esplodendo e la nostra fede non può renderci immuni dall’attenzione a quanto accade.

Valter

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