mercoledì 9 marzo 2016

Per una maggiore consapevolezza


Per una maggiore consapevolezza
di Nicla Vassallo – Professore Ordinario di Filosofia Teoretica

L’Apa, ovvero l’autorevole American Philosophical Association, dedica intere newsletter di pagine e pagine alla tematica dei rapporti tra filosofia e filosofie femministe. Cosa miracolosa se avvenisse in Italia, ove le varie Società filosofiche si preoccupano ben poco del problema, o addirittura giungono a ignorarlo. Del resto - che importa? - il prossimo otto marzo si festeggia comunque a colpi di mimose, cene e varie ed eventuali, senza qualche riflessione personale su chi si sia e sulla propria identità di donna, sempre che la donna esista, e che non costituisca un facile stratagemma, una sorta di scudo, con cui ogni singola donna si protegge, per non venire considerata “eversiva”.
Sono pronta a scommettere che anche donne occidentali, con una cultura decente, non sappiano chi sia Mary Wollstonecraft; figuriamoci chi ha subito la sfortuna di non nascere, crescere e ricevere un’educazione qui da noi, o chi qui da noi accetta tuttora lo spesso scellerato dominio maschile (non di tutti gli uomini, of course: ci sono anche coloro che mostrano acuta sensibilità rispetto al problema), sia intellettuale, che sessuale.  Però, a contare, purtroppo anche nel corso dell’otto marzo, permane sempre più l’apparenza, la cosiddetta bella donna, svuotata dei propri contenuti. E per di più rimane difficile comprendere chi si debba assumere le responsabilità di ciò, gli uomini o le stesse donne? O entrambi?
Ovvio, vi sono donne e donne, al pari di uomini e uomini. Dipende solo da noi stesse essere involute o evolute e pertanto frequentare uomini involuti o evoluti, ma anche donne involute o evolute. Senza poi, almeno ora, sollevare la questione del proprio orientamento sessuale. L’otto marzo dovrebbe essere dedicato a donne eterosessuali e a donne lesbiche – invece si sa che il lesbismo, nonostante tutto, rimane piuttosto invisibile o incomprensibile nelle sue numerose varianti. Disgusto insensato pure nei confronti dei propri desideri affettivi, al fine di nutrire il nostro irrazionale disprezzo per l’umanità, direbbe Martha Nussbaum.
Proporrei un otto marzo diverso, senza mimose o simil. Un otto marzo in cui rendere le donne (che ancora non lo sono) consapevoli delle proprie potenzialità e della loro realizzazione. Si tratta di una questione politica? Spesso in molti paesi. Ma vorrei che da noi si trattasse di una questione educativa, che richieda a donne e uomini di porsi in discussione. Con argomentazioni e controargomentazioni per conseguire una soluzione, che non si limiti a un otto marzo di festeggiamenti, privi di cultura e cognizioni. In modo oggettivo e neutrale. Privo pure di accuse di indottrinamento. 
Veniamo classificati in maschi/uomini e femmine/donne. Non so se la classificazione abbia qualche senso, o debba essere messa in costante discussione per evitare troppi pregiudizi. Le prospettive, in proposito, rimangono diverse e vanno comparate tra loro. Tale problema richiede con urgenza una sorta di soluzione, anche provvisoria. Il prossimo otto marzo proviamoci assieme. Senza cedere ad alcun “brainwashing”, di qualche autorità, che si ricorda del problema delle donne solo una volta all’anno.
Pericoloso rimanere, anche nei confronti delle stesse donne, ipocriti e paternalistici, accettando lo status quo, per timore di correre il rischio di venire accusati di maschilismo.
Forse lo stesso otto marzo (quali donne e uomini conoscono la ragione per cui lo si celebra?) ormai rappresenta una forma di festa paesana, invece che un invito rivolto a donne e uomini alla volta di una cultura paritaria, priva di ferocia, fisica e intellettuale, nonostante troppe donne occidentali ormai accettino e amino (per disperazione o apertura?) uomini di alcune etnie e religioni, che impongono, nei loro proprio paesi, alle loro donne pratiche disumane, fino a ucciderle, convinti della loro maschile “giustizia”. Ecco, a questo otto marzo, chiederei, tra l’altro, alle donne occidentali educate di lottare contro comportamenti maschili assurdi – contro uomini che vanno a letto con donne “bianche”, solo in quanto bianche, con l’idea del dominio e della conquista, mentre nella loro mente nutrono assurde e salde convinzioni contro le loro stesse donne. E chiederei alle donne “bianche” di non cascarci, di ricordarsi del nostro illuminismo e leggere in proposito qualche buon libro di filosofie femministe.
Il punto, per tutte e tutti, rimane probabilmente quello delle donne invisibili, se non risultano per gli standard attuali, donne esteriormente “belle”, belle in modo relativistico e opportunistico. Consiglierei a troppi/e di acculturarsi in proposito, per esempio sul significato di “bellezza”. Bellezza interiore o esteriore, eccetera. Anche per far sì che l’otto marzo si trasformi in qualcosa di serio, non nella solita celebrazione all’insegna dell’ipocrisia.

Su “ Domenica” del 6 marzo, pag. 31 – Supplemento culturale de “Il Sole 24 Ore” – speciale 8 marzo

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