mercoledì 30 marzo 2016

Riflessione sulla PASQUA

Penso che il cristianesimo in genere corra il rischio di affogare nella ritualità la centralità del suo messaggio.
Anche la ricorrenza di Pasqua annega infatti nel mare dei riti e dellle letture più o meno articolate.
Da anni mi accadeva di chiedermi senza costrutto,quale fosse la possibilità,per sfuggire all'inconsistenza del rito pasquale.Avevo creduto di poter superare questo limite con un maggior collegamento alla Pasqua ebraica,alla storia di liberazione del popolo  ebreo dalle sue cattività.Ma anche questo mi è sembrato un esercizio teorico.
Culturalmente avvincente, esistenzialmente  piu  denso,ma parimenti esposto al rischio della ritualità.
Poi,nel volgere di un paio di giorni prima e dopo la domenica pasquale, son riuscito ad organizare il pensiero che espongo.
Certo poca cosa,dal punto di vista epistemologico,di critica delle fonti e di altre valenze simili: però per me infinitamente nuovo.
Nel fare memoria della Pasqua cristiana,  invece che pensare alla narrazione evangelica della scoperta di un sepolcro vuoto, non sarebbe meglio pensare al percorso che siamo chiamati a fare per narrare,per condividere la nostra fede nella  resurrezione possibile.
Piuttosto che celebrare il racconto tramandato dai Vangeli,non sarebbe meglio,sulla scorta di questi,verificare nel nostro vivere odierno quali sono le esperienze di resurrezione?
Se noi non sappiamo incontrare e discernere episodi in cui la resurrezione prende consistenza o diventa il nostro QUOTIDIANO,temo che possa essere vuoto il nostro parlare di fede in Gesù che libera dai lacci della morte.
Non potrebbe essere preferibile che i gruppi,le comunità e i singoli credenti al fine di celebrare la Pasqua di Gesù cerchino nella vita quali sono gli episodi di resurrezione?
Quando germoglia per esempio una nuova idea o una diversa attenzione a un problema tante volte osservato.
In questa maniera potremmo dire di partecipare alla resurrezione di Cristo,senza arrovellarci nei dogmi e  nelle dichiarazioni di fede cieca che forse faticano ad incarnarsi nella vita quotidiana.
I Vangeli narrano nel linguaggio del tempo una presenza esperibile per fede,per ricerca,per attenzione,pur fra titubanze.
Forse noi dovremmo esser testimoni per quello che abbiamo scelto di una presenza quotidiana,amica,solidale di quel  GESÙ che vogliamo seguire.
Valter

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