mercoledì 20 aprile 2016

Caro Parroco


Caro Parroco, 
sono qui davanti a lei senza maschere e protezioni, sono Io per come mi conosce e accetta la mia famiglia, i miei cari, le persone a me più vicine.
Lavoro di notte e di giorno per essere vicina alle persone bisognose, a volte a spese mie li aiuto e, dando tutta me stessa, ascolto i loro disagi e li conforto nelle loro disgrazie. Ricevo insulti e ringraziamenti, aggressioni e abbracci, offese e rispetto. Da anni mi dedico agli altri e faccio di tutto per potermi migliorare, studiando, confrontandomi, ascoltando, soffrendo, cambiando. 
Da tempo mi sono allontanata dai riti della Chiesa tradizionale, all'inizio per pigrizia ma, una volta consapevole, ho capito che ripetere a memoria non era cosa per me. Il Vangelo avevo bisogno di viverlo e non sentirne solo parlare.
Da anni ho scoperto di essere lesbica, serenamente vivo la mia vita e, a tempo debito, poco per volta, ho messo a conoscenza tutta la mia famiglia. Mi ritengo molto fortunata, ho avuto e ho tutt'ora persone splendide che mi hanno accolta come P. e non come persona che non rientra negli schemi e viola i dettami della Chiesa. O meglio le regole scritte dagli uomini per gli uomini, sulla base di interpretazioni personali di Bibbia e Vangelo.
Ho incontrato don Franco Barbero, l'immensa Comunità nascente, anime belle e cariche di energia e amore per il prossimo, qualunque esso sia. Ho scoperto testi, racconti, eventi e la curiosità mi ha legata a doppio nodo a questo gruppo, sempre nuovo e sempre diverso, che mi ha insegnato che la diversità è un bene comune.
Ho perso mia madre 8 anni fa ormai e mio padre 2 anni fa. Il vuoto che hanno lasciato in me era una voragine, ma l'amore di chi ho avuto accanto in quelle occasioni e nella mia vita di sempre mi ha permesso di non caderci dentro e salvare la mia anima che ha ancora così tanto da donare. Ho due bellissimi nipoti, che nonostante i lutti e le difficoltà che costellano la loro vita, sono splendidi bambini e diventeranno adulti promettenti. Il primo riceverà la Cresima e mi è stato chiesto di fargli da madrina.
Scopro dell'esistenza di questa autocertificazione di idoneità a fare da madrina.  Scopro che io, davanti a un parroco, DEVO dichiarare tutta una serie di cose che mi rendono idonea a ricevere detto incarico. Scopro che non importa quanto amore metto nelle cose di tutti i giorni, non importano i legami affettivi profondi che ho costruito negli anni, non importa quanto sia accogliente e amorevole con chi ne ha bisogno, non importa che la scelta sia ricaduta su di me perché mia sorella ha pensato che io potessi essere una buona madrina.
Sono lesbica, convivo con la mia compagna con cui ho un legame stabile e di rispetto reciproco, non frequento la Chiesa tradizionale né le funzioni religiose, sono legatissima a don Franco Barbero allontanato e condannato dal mondo della Chiesa ma attivissimo nel sociale e nel mondo parallelo delle Comunità cristiane di base, che crescono e accolgono ogni giorno sempre qualcuno in più, seguo le regole che mia madre e mio padre mi hanno trasmesso, regole di onestà, lealtà, coraggio, rispetto e pazienza.
Tutto questo non rientra in questo schema, in questo prestampato che vuole rinchiudere una persona in una categoria, come se si trattasse di un oggetto in una scatola fatta apposta. Ho troppi spigoli per entrare in quella scatola, so anche essere malleabile ma su questo, il mio essere me stessa, gli spigoli non cedono alle pressioni. Non ci entro, non ce la faccio proprio. Anzi. Non voglio. Perché ho l'affetto e l'accettazione della mia famiglia e dei miei cari. Un foglio di carta, firmato da un parroco che non sa nulla di me e si potrebbe tranquillamente "bere" le mie bugie, non ha alcun valore ed al tempo stesso è un foglio che taglia e va in profondità.
Sono quindi a un bivio: scendere a compromessi per fare da madrina a un ragazzo a cui voglio bene e che seguirò non solo perché sono la madrina oppure rimanere ferma sulla mia posizione e non accettare di mentire, "davanti al Signore" come viene scritto, per lasciare un messaggio forte a questo ragazzo, che mentire è doloroso e va contro gli insegnamenti di genitori e chiesa. Essere coerente mi rende dunque inidonea?
Sono anche io da allontanare e bandire dalla tavola del Signore? Mi dica Parroco, la burocrazia vince sul sentimento e i valori? Mi chiedete di confessarmi prima della cresima e mi chiedete di mentire per poter fare la madrina. Essere in sintonia con il proprio Io e in equilibrio con se stessa manda in confusione il vostro sistema di catalogazione, ma l'obbiettivo non è dare un riferimento al giovane che sarà il nostro futuro?
E quale strumenti posso trasmettergli se, al primo ostacolo imposto da un rito deciso e tramandato dagli uomini per gli uomini, dovrei rinunciare ad essere quella che sono diventata dopo anni di sacrifici e conquiste? La verità di facciata è triste e misera, dà basi fragili. Qualcuno diceva di costruire una casa sulla pietra e non sulla sabbia, le verità di comodo sono sabbie mobili.
In coscienza, davanti al Signore, può lei additarmi come una cattiva persona?

P.

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