martedì 24 maggio 2016

Lavare i piatti per lavare i piatti


Il miracolo della presenza mentale – Thich Nhat Hanh

Domenica 10 aprile ad Alessandria si è svolto il primo incontro del gruppo letterario, l’idea di incontrarci è nata seguendo l’esempio del gruppo di Torino e gli stimoli che in questi anni don Franco ci ha trasmesso.
Thich Nhat Hanh è un monaco vietnamita buddista, poeta e attivista per la pace; nel 1964, durante la guerra in Vietnam, ha dato vita al movimento di resistenza non violenta “Piccoli Corpi di Pace”, gruppi di laici e monaci che andavano nelle campagne per creare scuole, ospedali e per ricostruire i villaggi bombardati. Nel 1967, mentre si trovava negli Stati Uniti, incontrò Martin Luther King che lo candidò al Premio Nobel per la Pace. Due anni dopo, costretto all’esilio, ha dato vita alla Delegazione di Pace Buddhista, che ha partecipato alle trattative di pace di Parigi. Dopo la firma degli accordi gli è stato rifiutato il permesso di rientrare nel suo Paese. Si è quindi stabilito in Francia dove, nel 1982, ha fondato Plum Village che è una comunità di monaci e laici nei pressi di Bordeaux nella quale tuttora vive e insegna l’arte di vivere in “consapevolezza”.
Abbiamo iniziato ascoltando la musica “Happiness ishere and now” che è uno dei brani del Plum Village. Dobbiamo ringraziare Paolo che ci ha proposto la lettura di questo libro perché è stato un modo per renderci consapevoli dell’importanza del respiro - “Il respiro è il ponte che connette la vita alla coscienza, che unisce il corpo ai pensieri” - e del fatto che la “presenza mentale” è la consapevolezza del presente di quanto possiamo fare.
Il libro inizia con il capitolo “Lavare i piatti per lavare i piatti”, sembra una frase banale e scontata ma in realtà il messaggio che vuol trasmettere è avere attenzione e dare importanza a tutte le azioni che compiamo perché ricadranno su di noi e sulle persone che ci sono vicine.
Ci siamo resi conto che l’importanza del respiro, della meditazione o concentrazione non è legata solo al Buddismo ma a tutte le religioni perché anche nel momento della preghiera cristiana si hanno momenti di silenzio. Abbiamo trovato che anche il rosario, la maggior parte delle volte viene ripetuto come una cantilena senza pensare al motivo e al significato per il quale si sta recitando, può essere vissuto come un momento di concentrazione nella preghiera attraverso una ripetizione della stessa preghiera come un mantra.
Riportiamo alcuni passi del libro che per noi sono stati importanti:
  • Esercitarsi a guardare tutti gli esseri con gli occhi della compassione: è quella che chiamiamo meditazione sulla compassione. La meditazione sulla compassione va messa in atto nel corso della seduta e in ogni momento che dedicate al servizio degli altri. Ovunque andiate o vi sediate, ricordate il sacro ammonimento: “Guardate tutti gli esseri con gli occhi della compassione”. – pag. 52
  • Gli oggetti di meditazione, però, devono essere realtà vissute nel profondo, non semplici argomenti di speculazione filosofica. Sono come un cibo che va cotto a lungo sulla fiamma. Lo mettiamo in una pentola, copriamo il tutto e accendiamo il fuoco. La pentola siamo noi e il calore necessario alla cottura è la concentrazione. Il combustibile deriva dalla pratica della presenza mentale. Se il calore è insufficiente il cibo non si cuocerà mai. Ma, una volta cotto, rivelerà la sua vera natura e ci aiuterà a percorrere il sentiero della liberazione. – pag. 55
  • Compassione per la persona più odiata e disprezzata. Provate a immaginare che cosa la rende felice e le causa dolore nella sua vita quotidiana. Riflettete sulle sue percezioni; cercate di cogliere i suoi schemi di pensiero e di ragionamento. Esaminate le motivazioni che animano le sue speranze e le sue azioni. Infine considerate la sua coscienza. Chiedetevi se è aperta e libera nelle sue opinioni e nei suoi punti di vista o se è stata influenzata da pregiudizi, grettezza, odio o rabbia. Chiedetevi se è padrona di se stessa oppure no. Continuate finchè sentirete nascervi in cuore la compassione come un pozzo che si riempie d’acqua fresca e la rabbia e il risentimento si dissolveranno. – pag. 77
  • Egli va alla ricerca del proprio pensiero. Ma quale pensiero? Quello connotato da passione, o da avversione, o da confusione. Ma appartiene al passato, al futuro o al presente? … Si spinge lontano, incorporeo, facilmente mutevole, mosso dagli oggetti dei sensi, legato alla sfera delle sei basi dei sensi, associato a cose sempre diverse. D’altro canto, la stabilità del pensiero, il suo focalizzarsi su un unico oggetto, la sua immobilità, il suo carattere non passionale, la sua calma concentrata, la sua costanza di oggetto, è ciò che si definisce presenza mentale nei riguardi del pensiero. – pag. 114-115
Questa frase riassume perfettamente il significato della meditazione e il fatto che si può meditare, riflettere anche camminando, parlando con un amico insomma non semplicemente stando fermi. “La presenza mentale non consiste solo nel sentirsi tranquilli e fieri, ma anche vigili e svegli. La meditazione non è evasione, è un sereno incontro con la realtà (pag. 53)”.

Abbiamo concluso leggendo la poesia “Lascito” di Riccardo Campion tratta dal libro Geografie private (Puntoacapo collezione letteraria):

Il secolo si avvita
come una prevedibile spirale
e l’urlo non sempre colma il vuoto.
La salvezza è nella testardaggine
nella concentrazione
nello sguardo aperto di chi
fottendosene della destinazione
porta la valigia che gli è stata assegnata.

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