venerdì 15 luglio 2016

Albero, parabola della vita

Se penso alle tue radici le vedo infiltrarsi con tenacia negli anfratti del terreno, per succhiare il nutrimento necessario alla crescita della pianta, e per avvinghiarsi con forza al suolo per resistere all'assalto della tempesta. Lavoro umile, silenzioso, invisibile, costante, funzione essenziale per l'oggi e il domani.
Se guardo il tuo tronco che si innalza rigido e immobile, vedo i segni del tempo passato, le ferite a fatica rimarginate, le curve contorte alla ricerca dello spazio vitale verso la luce, e al suo interno so che viene registrato con cura il numero degli anni con l'alternarsi delle stagioni della crescita e del riposo, il ricordo delle annate ricche e di quelle povere, trovando spazio per una crescita continua.
Se osservo le tue chiome, le vedo vivere palpitanti ogni istante al minimo soffio del vento, al tempo stesso con tripudio di gioia e di passione. Dalle miriadi di fiori che si schiudono con gioia alle miriadi di insetti, agli abbondanti frutti che si offrono generosi per rallegrare un'umanità troppo frettolosa e poco riconoscente, alle vibranti foglie che accompagnano l'evolversi delle stagioni dal verde tenero della primavera alla ricca tavolozza di colori dell'autunno, per poi cadere a terra, esaurito il loro servizio.
Quanto simile a te la vita degli uomini che necessita di solide radici, di un tronco resistente e di rami pieni di vita. Abbarbicata e nutrita nel terreno solido della fede e degli ideali, incrollabile e tenace, malgrado le ferite, davanti alle traversie dell'esistenza, e ricca di frutti generosi di gioia, di vita e di amore da condividere con tutti.
Grazie, dunque, albero, parabola vivente della nostra vita.

(da “Un sentiero nella foresta”, a cura del Comitato italiano per la Cevaa, 2006, p.140)

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