sabato 3 settembre 2016

Commento al Vangelo domenica 4 settembre

Luca 14, 25-33
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Eccoci a riflettere su un altro passo che mette in luce un aspetto del cosiddetto radicalismo evangelico. Gesù dice “Se uno viene a me…” ed elenca le condizioni che sembrano stare alla base, essere il presupposto di questa decisione.
Onestamente dobbiamo però dire che il nostro essere discepoli, seguaci del nazareno, nella migliore delle ipotesi non riesce ad assumere e conservare l’intensità, la continuità che viene richiesta.
Credo quindi, sia necessario riuscire a penetrare una sorta di muro semantico rappresentato, o meglio insito in tutte queste esortazioni.
Credo si debba partire dal fascino, dall’attrazione che possiamo trovare nel processo di sequela cristiana.
Altrimenti, credo sia necessario scoprire quali sono gli elementi che ci fanno scegliere un’adesione convinta e critica al movimento fondato dal profeta Gesù.
Se la nostra adesione è fatta verso una fonte di acqua viva e zampillante, verso una sorgente, risulterà più agevole entrare in quella che altrove viene definita ”la porta stretta”. Quindi, a parer mio, per accostarsi sensatamente a questo brano evangelico, come anche ad altri e a tutto il messaggio che scaturisce dalla vita del profeta nazareno, credo sia necessario, preliminare, verificare quale è l’attrazione che su ognuno esercita la figura e il messaggio del profeta nazareno.
Spesso può accadere che singole frasi o esortazioni evangeliche riescano quasi ad annichilire il nostro io, o che ci rendano molto perplessi:
pensiamo all’invito a “prendere ognuno la propria croce…”. Il redattore di questa espressione credo sintetizzi in essa la constatazione che il vivere è complicato, presenta molti rallentamenti, necessità di correggere la nostra rotta esistenziale, ma è possibile mantenere la via intrapresa se si è perseveranti nella ricerca.
Quindi, diventa insostituibile verificare il nostro criterio di adesione al messaggio proposto: se questo riesce a non essere soltanto un dato superficiale, domenicale, mi verrebbe da dire che possiamo anche scoprire che percorrere i viottoli che conducono alla scoperta del Gesù evangelico diventa non solo faticoso ma anche affascinante.

Walter

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