lunedì 31 ottobre 2016

Canone 30 ottobre 2016

Comunità nascente Torino - Via Principe Tommaso, 4

Eucarestia di domenica 30 Ottobre 2016
"Il Dio del perdono"

Musica di apertura (Halleluja Pentatonix)
Che bello rivederci per costruire insieme questa celebrazione di lode a Dio, per confrontarci, per ascoltarci, per crescere nella fede e nelle nostre relazioni. Arriviamo qui con le nostre gioie, con le nostre lacrime, con le nostre fatiche e gli affanni, gli affetti, le speranze e i nostri progetti. Mettiamo tutto davanti a te Dio.

ll Signore non ci rifiuta mai. Anche quando abbiamo l'impressione di averla fatta troppo grossa c'è sempre un buon motivo per rivolgerci a lui senza paura: egli ci ama.

Salmo 129, De profundis:
Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica. Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere? Ma con te è il perdono: così avremo il tuo timore. Io spero, Signore, Spera l'anima mia, attendo la sua parola. L'anima mia è rivolta al Signore più che le sentinelle all'aurora. Più che le sentinelle l'aurora, Israele attenda il Signore, perché con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

Vangelo (Luca 19, 1-10)
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Commento di Walter.
La figura che emerge in questo brano è quella di Zaccheo, un esattore delle tasse, un collaborazionista con l'invasore romano, una figura ben lontana dai criteri della perfezione. Non è neppure un uomo dotato fisicamente, è basso e probabilmente insignificante agli occhi dei coetanei. Zaccheo è un uomo però, che ad un certo punto della sua vita prende una decisione: cerca di incontrare Gesù. Lo va ad aspettare lungo il suo passaggio, ma si accorge che per via della sua statura rischierebbe di non riuscire ad incontrarlo. Pur conscio di ciò, non si perde d'animo e sceglie di anticipare il percorso sul quale passerà il Maestro e di attenderlo salendo su un albero. Postazione questa che gli permette di ovviare alla sua bassezza. Ma quando Gesù è nei pressi, è proprio lui a chiamare l'insignificante Zaccheo, il peccatore ebreo emarginato, per dirgli di scendere dal luogo in cui si trova, per accogliere e per mangiare insieme. Penso che il nocciolo semantico della narrazione sia proprio qui: noi siamo molto simili a questo ebreo, lontani dalla perfezione, presi dalle mille cose del nostro vivere che ci fanno esser distanti dall'adesione al Cristianesimo.
La sfida proposta in questo brano è quella di saper rinunciare ai nostri agi, alle nostre sicurezze, che pur ci appaiono così irrinunciabili. Noi siamo i benestanti, certamente affannati dal nostro stile di vita; e siamo anche i bassi. Chi non ha qualche punto nel quale, a torto o a ragione, non si ritenga sfortunato, per natura, cultura o caso?
Invece questo passo evangelico ci propone di prender contatto con la nostra limitatezza, con quello che non riusciamo a fare. Dobbiamo ingegnarci, salire su un albero e poi, essere attenti alla risposta di Gesù. L'invito è quello di scendere dall'albero, dall'osservatorio privilegiato a cui si è giunti e ad accettare di essere interpellati dal profeta di Nazareth. Se si riesce ad accettare questa chiamata, ne consegue un cambio di stile di vita: Zaccheo restituisce quanto ha ingiustamente avuto e diventa un'altra persona. Forse, la nostra riflessione dovrebbe proseguire su questo tema: se accettiamo la chiamata di Gesù, la nostra vita cambia, o meglio, può cambiare nella misura in cui apriamo nuovi spazi. Si tratta allora di attualizzare il contenuto di questa narrazione, ruolo del moderno cristianesimo deve essere quello di saper attualizzare il ricordo della storia di Gesù di Nazareth. Penso che la maggiore urgenza che ci troviamo a dover comprendere è la spinta delle masse di migranti che il nostro benessere emargina e fa diventare pericolosi. Fenomeni di emarginazione sono via via maggiori ed uomini avveduti e donne attente non possono fermarsi alla paura generata da queste situazioni. Dobbiamo scendere dal nostro piedistallo, dobbiamo ricercare in maniera condivisa, sociale, la soluzione a quest'urgenza. Come Zaccheo, dobbiamo lasciare le nostre sicurezze, dobbiamo scoprire chi, in questo momento storico, è il nostro prossimo: abbiamo l'imbarazzo della scelta. Se il profeta nazareno trova accoglienza in noi, nel nostro stile di vita, credo  che dovremmo sporcarci le mani con qualcuna fra le molte realtà di emarginazione  che la nostra vita quotidiana ci porta ad incontrare. Walter

Riflessioni personali

Padre nostro (con base musicale)
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo, cosí in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, sostienici nell'ora della prova e liberaci dal male. Padre nostro che sei nei cieli- Amen.

Tutti. O Dio, anche oggi noi spezziamo il pane ricordando Gesù. In questo gesto, semplice e significativo, siamo raggiunti dal tuo invito, sollecitati a scendere dal nostro albero, a spezzare il pane del cuore, le ore dei nostri giorni, tutto ciò che abbiamo tra le mani e i doni che ci hai fatto. Padre buono e Madre amorosa, Dio che inviti alla vita, fa che l'intera nostra esistenza quotidiana sia corpo di Gesù, che faccia nostra la sua strada.

Spezziamo pane. (Musica)
Preghiere spontanee

Tutti.  Siamo tutti impastati di debolezze ed errori: perdonarci reciprocamente le nostre balordaggini è la prima legge di natura. Voltaire



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