giovedì 5 gennaio 2017

COMMENTO AL VANGELO 6 GENNAIO

+ Matteo 2, 1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

La puntualizzazione che i primi due capitoli del vangelo di Matteo (e anche quello di Luca) sono stati aggiunti in epoca successiva alla stesura dello scritto iniziale avvenuta verso l’anno 80/85 è per farci capire che la parte “i vangeli dell’infanzia” sono pennellate teologiche aggiunte per le due comunità di riferimento degli scritti.
Matteo aggiunge la figura dei maghi, considerata per vario tempo un problema in quanto il “mestiere” di mago non era ben visto nell’ebraismo in quanto i maghi, astrologi e simili erano pagani considerati ciarlatani, fuori dal progetto di Dio; solo in seguito per evitare quest’imbarazzo diventarono Magi e con un titolo nobiliare appresso, ma l’iniziale messaggio di Matteo è proprio per la categoria dei maghi che insieme ai pastori erano considerati estranei alla possibilità di accedere alla parola e al tempio di Gerusalemme.
La figura di questi maghi/studiosi che vengono da lontano quindi da terre pagane vuole dirci che il messaggio di Gesù è rivolto a tutti/e in quanto il pensiero rivolto all’unica divinità (chiamata con nomi diversi) è universale. I maghi ci rappresentano una delle vie per arrivare a Dio, quella dello studio conseguente alla messa in dubbio.
Non esiste una sola via percorribile, ogni persona deve individuare la propria e poi è necessario mettersi “in cammino”, non fermarsi fossilizzandosi dietro all’acquisito, al tradizionalismo stagnante, ma percorrere nuovi sentieri che i tempi, le epoche, le situazioni cambiate impongono. Poi certamente chi si sente di percorrere il sentiero unico perché sente maggiore protezione non è disprezzabile, ma chi si sente in grado di aprire un nuovo sentiero per chi verrà non è e non deve essere zittito in alcuna maniera.
Riguardo alla stella del racconto, era prassi comune a quel tempo pensare che ogni nascita, di ogni persona sulla terra era legata alla nascita di una nuova stella nel firmamento e alla sua morte la scomparsa della stessa stella.
Sergio


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