sabato 7 gennaio 2017

COMMENTO AL VANGELO 8 GENNAIO

+ Marco
1, 14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Più che commentare questo brano, oggi proverei a cercare di capire il percorso interno che ha portato Gesù da carpentiere a profeta tenendo presente quello che si dice dalle nostre parti che nessuno nasce imparato. Con mie parole mi rifaccio principalmente al testo di fra Ortensio da Spinetoli intitolato “Gesù di Nazaret” ed. La Meridiana 2006.
La vocazione è un gesto di predilezione divina verso una particolare persona, è una scelta da parte di Dio più che dell’uomo. Ma questa chiamata vocazionale non va intesa per la gloria dello stesso Dio, ma per il bene di tutti gli altri uomini quali destinatari della continua creazione.
La chiamata dall’alto è un’ispirazione che spinge ognuno/a a uscire dalla propria pigrizia, egoismo, dall’indifferenza per mettere le proprie energie e doti a vantaggio delle moltitudini. Questo vale per tutti/e e quindi anche per l’uomo Gesù.
In tutto questo Gesù ci ha messo del suo, nato in una famiglia tradizionalmente molto religiosa (probabilmente farisea), è stato instradato alla conoscenza delle scritture dal padre con la frequentazione della locale sinagoga e la lettura familiare e l’esempio della mamma nel mettere in pratica quotidianamente gli insegnamenti.
Sentire una “chiamata” personale non è una flash che avviene istantaneamente, ma è un percorso che si sviluppa lentamente con gli anni, un crescere, una maturazione che avviene nei tempi dovuti. La parola di Dio è entrata pian piano nella mente e nel cuore del giovane artigiano fino a prenderne totalmente possesso, passando da momenti di lucidità e di incertezza, di slancio e di sfiducia, magari anche momenti di sconforto in presenza di offuscamenti dati dal dubbio.
Gesù adulto probabilmente ha voluto testare questa sua chiamata spostandosi dalla sua casa di Nazaret verso un luogo solitario (deserto) in Giudea vicino al fiume Giordano, notoriamente luogo di grande spiritualità (la comunità di Giovanni il battezzatore e il monastero di Qumran erano lì vicino). In ritiro si è avvicinato alla comunità di Giovanni e si è fatto battezzare, probabilmente non è rimasto lì un solo giorno ma ha frequentato conoscendo e parlando con altre persone. Il battesimo praticato da Giovanni verosimilmente era proposto e compiuto al termine di un “corso” di istruzione o dopo un certo cammino spirituale che gli ascoltatori avevano fatto. L’esperienza del deserto e i contatti con Giovanni possono ritenersi determinanti per la decisione che Gesù doveva prendere.
Gesù poi torna a Nazaret dove non trova una buona accoglienza da parte dei concittadini, mamma, fratelli e sorelle tentano di dissuaderlo ma poi lo lasciano fare. Ritorna nei luoghi attorno al lago di Tiberiade, probabilmente incontra alcuni pescatori che ha conosciuto nella comunità di Giovanni e si mettono insieme. Ha deciso, al contrario di Giovanni, di essere un profeta itinerante, girante di villaggio in villaggio; non vuole fondare una nuova religione a sé stante, ma migliorare l’unica che conosce bene. Si apre alle donne, agli esclusi della società, anche ai pagani avendo appreso dalla cananea e dal centurio romano che anche loro sono in attesa di una parola di nuova interpretazione.
Gli anni della predicazione di Gesù sono stati pochi, forse uno solo che lui ha speso nel camminare verso quanti possono aver bisogno di lui, della sua parola, del suo aiuto terapeutico.
Non ha lasciato al suo posto dei “maestri” che erigono cattedre per l’istruzione delle moltitudini, ma degli “inviati” che percorreranno le strade per portare agli uomini la “buona notizia” che attendono.
Spesso ha avuto bisogno di ritirarsi isolatamente in preghiera/dialogo con il Padre/Madre non per chiedere per sé stesso ma per verificare se quello che stava facendo fosse corretto, per caricarsi nello svolgimento della sua missione fino al giorno finale.

Sergio

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