sabato 14 gennaio 2017

Commento Vangelo domenica 15 gennaio

Giovanni 1, 29-34
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Tante volte ho provato a scrivere un commento al vangelo, una riflessione da proporre alla lettura di coloro che siano interessati a questo spazio di ricerca che prova a proporre riflessioni soggettive e proposte allargate, ma mai come stavolta, credo sia necessario leggere, ascoltare, riflettere prima di scrivere o parlare.
Avvicinandomi al testo non ho potuto fare a meno di pensare: ecco il classico testo evangelico utile ai preti, alle persone che abbiano studiato la teologia cattolica, che non si preoccupano di cercare un messaggio profondo nel testo letto. Mi pare un testo interamente simbolico e direi che l'autore non mi pare che si sia curato della possibile leggibilità di questa sua produzione. Ora, tocca a noi scegliere quale pista di approccio vogliamo imboccare…
Chiediamoci a chi era destinato questo scritto?
Noi che uso ne potremmo fare?
… colui che toglie i peccati del mondo” per i giorni nostri è un’affermazione tanto densa quanto ermetica, a meno che sia soddisfacente accogliere lo stile di preghiera litanico cattolico che comunque viene recitato acriticamente a ogni liturgia.
Forse, potremmo riflettere anche solo a partire da questa frase.
Mi sta bene per noi, oggi, identificare in Gesù di Nazareth colui che salva, colui che permette di intendere meglio la figura del Dio con noi: come si dice altrove nel vangelo, tuttavia non è agevole dare continuità a questa intuizione.
Inoltre, come risulta chiaro riflettendo, il senso che l’evangelista o la sua comunità intendevano dare a questo passo doveva essere ulteriormente articolato e profondo.
A me sembra, davvero, che questo passaggio evangelico ci spinga a interpellare la nostra profondità nell’accostarci al testo evangelico: se vogliamo essere cristiani consapevoli, non possiamo accontentarci di quello che è stato scritto, almeno dovremmo sapere cosa non ci è raggiungibile, cosa dovremmo saper concretizzare, invece da un passo così limitato al massimo possiamo dire: DIO è GRANDE…
Non mi basta questa definizione, Gesù stesso ha vissuto e si è impegnato per insegnarci una via di ricerca religiosa utile per il creato, per i fratelli. Tu cosa ne pensi?
È un brano solo evocativo, rivolto soltanto a pochi eletti, forse allora dobbiamo allargare le nostre maglie di riflessione. Mi vien da chiedere: è corretta una delimitazione testuale ridotta a un testo così succinto?
Forse la nostra scelta di approccio ai vangeli di Gesù ci fa dire che abbiamo zummato troppo sul testo evangelico. Se un brano deve parlare ai nostri cuori, alle nostre facoltà, dobbiamo tentare un approccio differente, ci troviamo a valutare non già un Gesù storico ma forse addirittura un Gesù poco ebraico, onestamente non mi sento in grado di proseguire una riflessione così limitata. Accetto contributi.

Walter

Nessun commento:

Posta un commento